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COMPOSITORI


La vita

La sua formazione avviene nel cuore del Fin de siècle, un'epoca in cui si intrecciano Verismo, Decadentismo e Simbolismo, mentre la sua maturità si svolge in un Novecento segnato dalla rivoluzione del Futurismo e dalle correnti successive.

Nato a Santarcangelo di Romagna nel 1874, Giulio Faini si diplomò in corno presso il Liceo musicale di Bologna, dove conseguì anche i diplomi in Composizione, Strumentazione per banda e Direzione corale.

Aneddoto


Toscanini e il corno romagnolo

Toscanini volle spesso Faini al suo fianco nelle tournée: un segno di stima che testimonia l’eccellenza del cornista romagnolo.

Le opere

La produzione di Faini comprende pagine per orchestra e per banda, molte delle quali eseguite ancora oggi per la freschezza melodica.

Il suo brano più noto è l’inno A Roma Eterna, scritto in occasione delle celebrazioni dedicate a Giovanni Pascoli e concepito per coro di voci bianche e banda.

La sua attività musicale si intrecciò sempre con quella didattica e comunitaria, legando la sua figura al panorama culturale della Romagna.

Briciole di storia


La disfatta di Adua, la più grande umiliazione coloniale

Il primo marzo 1896, un'armata italiana di circa 17.000 uomini, male equipaggiata e guidata dal generale Oreste Baratieri, affrontò l'esercito etiope dell'imperatore Menelik II nei pressi di Adua. Fu una catastrofe. A causa di mappe imprecise e ordini confusi, le colonne italiane si persero, venendo accerchiate e annientate da una forza nemica soverchiante. Morirono quasi 7.000 soldati italiani e altri 3.000 furono fatti prigionieri. Fu la più grave sconfitta mai subita da un esercito europeo in Africa in epoca coloniale. La notizia provocò in Italia un'ondata di sdegno e violente manifestazioni che portarono alla caduta del governo Crispi e a un temporaneo arresto delle ambizioni imperialiste del paese.

Opera-manifesto del Verismo italiano e simbolo del XX secolo, che raffigura l'avanzata pacifica ma inarrestabile di un corteo di lavoratori.
Il quarto stato (1901), Olio su tela di Giuseppe Pellizza da Volpedo, Museo del Novecento, Milano.
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