La vita
Formatosi all'alba del gusto arcadico, la sua lunga e prolifica carriera lo porta a raggiungere la piena maturità in un'epoca di grande ricchezza stilistica, in cui la solidità dell'Arcadia si fonde con la nuova eleganza del Rococò e con lo spirito critico dell'Illuminismo.
Giacomo Facco, compositore e virtuoso del violino, è una figura di spicco della musica del Settecento, la cui carriera si è svolta tra l'Italia e la Spagna. Nato a Marsango di Campo San Martino, in provincia di Padova, il 4 febbraio 1676, iniziò la sua carriera musicale a Venezia. Le sue prime composizioni, risalenti al 1705, includono una Messa a 4 voci, un Te Deum e altre musiche sacre. Si distinse anche per un Libro primo di arie per violino (Amsterdam, 1705) e per il dramma pastorale Le gare del Genio, Giustizia, Mercurio e Verità, che fu messo in scena a Roma nel 1716. La sua fama crebbe al punto da attirare l'attenzione di un mecenate portoghese, che lo portò a Lisbona nel 1720.
A Lisbona, divenne compositore e maestro di cappella. Nel 1726, fu nominato primo direttore e maestro di cappella della Camera del re Filippo V a Madrid. Mantenne questo incarico fino alla sua morte, avvenuta il 16 aprile 1753. Durante questo lungo periodo a corte, diresse l'orchestra reale e compose un gran numero di opere e di musica strumentale, diventando una figura di riferimento per la vita musicale della corte spagnola.
Aneddoto
Il talento di Giacomo Facco lo portò da Venezia, dove iniziò la sua carriera, alla corte reale di Spagna, dove ricoprì il ruolo di primo direttore e maestro di cappella del re Filippo V. La sua musica divenne così un ponte tra le vivaci scene musicali veneziane e la prestigiosa corte madrilena.
Le opere
La produzione di Giacomo Facco è vasta e si concentra sia sulla musica strumentale che su quella vocale. Tra le sue opere più importanti vi sono le dodici sinfonie o concerti intitolati Pensieri adriarmonici, pubblicati ad Amsterdam nel 1716. Questi lavori riflettono il suo stile brillante e la sua maestria nel maneggiare gli strumenti a corda.
In ambito teatrale, compose il dramma pastorale Le gare del Genio, Giustizia, Mercurio e Verità, rappresentato a Roma nel 1716. La sua produzione sacra comprende una Messa a 4 voci (1705), un Te Deum (1705) e un'opera sacra intitolata Amor es todo, introductión en la zarzuela, eseguita a Madrid nel 1740. Scrisse anche il dramma per musica Las amazonas de las islas Afortunadas, anch'esso rappresentato a Madrid nel 1740. Il suo lascito include anche oratori, cantate e musica da chiesa, a testimonianza della sua versatilità e della sua influenza nella musica del XVIII secolo.
Briciole di storia
I vizi degli italiani
In pieno Settecento, Pietro Calepio scrisse una Lettera sui costumi italiani che fu tradotta in francese e pubblicata nel 1728 sulla prestigiosa Bibliothèque Italique. In questo testo, che divenne molto noto, Calepio non si limitava a descrivere l'Italia in generale, ma denunciava con chiarezza e sincerità diversi vizi della società italiana. Tra le sue critiche più aspre vi fu il mal funzionamento degli istituti scolastici e, in particolare, l'ozio in cui viveva la maggior parte della nobiltà, ritenuto causa della sua dissolutezza. Denunciò anche la scarsa considerazione data al ruolo femminile.
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