La vita
Formatosi pienamente nello stile del Barocco maturo, la sua carriera si svolge in un'epoca di transizione, raggiungendo la maturità nella fase Tardo Barocca che vede l'affermarsi dei nuovi ideali razionalisti dell'Arcadia, di cui è considerato uno dei padri fondatori.
Nato a Fusignano il 17 febbraio 1653, ultimo di cinque figli, crebbe in una famiglia patrizia locale. Rimasto orfano di padre prima di venire alla luce, ricevette un’educazione formale oltre ai primi rudimenti musicali, che presto divennero la sua vera vocazione. Dopo i primi studi tra Lugo e Faenza, si trasferì adolescente a Bologna, dove decise di dedicarsi totalmente al violino.
A Bologna studiò con maestri di spicco, tra cui Giovanni Benvenuti e Leonardo Brugnoli (e verosimilmente Giovanni Battista Bassani). Il suo progresso fu rapidissimo: nel 1670, appena diciassettenne, venne ammesso all’Accademia Filarmonica, una delle istituzioni più selettive della penisola. In questi anni affinò una tecnica centrata sul suono pieno e sul controllo dell’arco, e maturò un gusto per l’equilibrio delle parti che diverrà cifra costante delle sue opere.
Consapevole di dover perfezionare la scrittura contrappuntistica, si stabilì a Roma entro la metà degli anni Settanta. Qui, documentato dal 1675, fu chiamato come violinista in oratori eseguiti nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini; nel 1678 diresse e suonò come primo violino all’inaugurazione del Teatro Capranica con Dov’è amore è pietà di Bernardo Pasquini, guadagnandosi la piena consacrazione nell’ambiente romano.
Entrò al servizio dell’ex regina Cristina di Svezia e poi del cardinale Benedetto Pamphili, che lo nominò maestro di musica. Nel 1687, grazie ai suoi protettori, diresse un’imponente serenata in piazza di Spagna di fronte alla corte e al corpo diplomatico: l’orchestra contava circa 150 strumentisti, evento che colpì i contemporanei per grandiosità e disciplina dell’insieme. In seguito fu direttore della musica presso il cardinale Pietro Ottoboni, con il quale abitò nel palazzo della Cancelleria e al cui circolo diede lustro con esecuzioni ammirate anche da visitatori stranieri.
Parallelamente pubblicò, tra il 1681 e il 1700, cinque raccolte di sonate a stampa che divennero un riferimento europeo per chiarezza formale, cantabilità delle linee, pienezza armonica e sapiente concertazione delle voci. Nel 1706 fu accolto nell’Accademia dell’Arcadia con il nome di Arcomelo Erimanteo, prestigioso riconoscimento del suo ruolo nella vita artistica romana. Come didatta formò una generazione di musicisti destinati a diffondere il suo stile in tutta Europa: tra i suoi allievi o seguaci figurano Matteo Fornari, Giovanni Battista Somis, Pietro Castrucci, Giovanni Stefano Carbonelli, Georg Muffat, Francesco Geminiani e altri ancora.
Negli ultimi anni la salute si fece incerta; nel 1710 smise di apparire in pubblico, lasciando spesso la concertazione al fidatissimo Fornari. Morì a Roma l’8 gennaio 1713 e, per volontà del cardinale Ottoboni, venne sepolto nel Pantheon: un privilegio eccezionale per un musicista. La sua eredità, tanto nel repertorio quanto nella prassi esecutiva del violino e nell’assetto orchestrale, influenzò in profondità maestri italiani e stranieri nei decenni successivi.
Aneddoto
La serenata “monumentale” in piazza di Spagna
Nel 1687, per onorare l’ambasciata inglese a Roma, guidò un’orchestra enorme all’aperto in piazza di Spagna. L’effetto fu tale che i presenti parlarono di un suono compatto “come un organo”, prova della disciplina che Corelli pretendeva dagli archi e del suo carisma nel tenere insieme forze tanto vaste.Le opere
L’attività creativa di Corelli si concentra in sei raccolte a stampa, tutte per archi con basso continuo. Ciascun libro fu progettato con cura, sottoposto a ripetute revisioni e dato alle stampe solo quando rispondeva all’ideale di perfezione formale dell’autore. Questa parsimonia ha reso ogni opera un modello: le ristampe in tutta Europa furono numerosissime.
Opera Prima (Sonate a trè, doi Violini, e Violone ò Arcileuto, col Basso per l’Organo): Roma, 1681; dedica a Cristina di Svezia. Dodici sonate da chiesa in quattro movimenti (lento–veloce–lento–veloce), derivazione moderna della tradizione polifonica italiana. L’eleganza del contrappunto, il respiro lirico e la chiarezza delle parti ne determinarono la fortuna editoriale per tutto il Settecento.
Opera Seconda (Sonate da camera a trè): Roma, 1685; dedica al cardinale Benedetto Pamphili. Dodici sonate articolate come suite di danze stilizzate (allemanda, corrente, sarabanda, giga), precedute da un preludio cerimoniale. La scrittura, più estroversa rispetto alla coeva produzione liturgica, mostra finezza melodica e robustezza armonica.
Opera Terza (Sonate a tre): Roma, 1689; dedica a Francesco II d’Este, duca di Modena. Dodici nuove sonate da chiesa che consolidano l’idioma corelliano: modulazioni calibrate, impianto tonale saldo e sezioni imitative ben bilanciate dentro un disegno d’insieme di grande coerenza.
Opera Quarta (Sonate a tre): Roma, 1694; dedicate al cardinale Pietro Ottoboni. Dodici sonate che dialogano con il materiale delle raccolte precedenti, riorganizzato con fantasia in nuove combinazioni formali; si coglie la maturità dell’autore nel governare simmetria, proporzioni e varietà di affetti senza mai indulgere nel virtuosismo fine a sé stesso.
Opera Quinta (Sonate a Violino e Violone o Cembalo): Roma, 1700; dedica a Sofia Carlotta, Elettrice di Brandeburgo. Dodici sonate per violino solo e basso che portarono la fama di Corelli al culmine: più di cinquanta ristampe entro il 1800 e centinaia di copie manoscritte testimoniano una diffusione senza paragoni. La raccolta culmina con la celebre serie di variazioni su La Folia, divenuta banco di prova per generazioni di violinisti e testo di studio nelle accademie.
Opera Sesta (Concerti grossi): Amsterdam, 1714 (postuma); dedica a Johann Wilhelm, Elettore Palatino. Dodici concerti per concertino (due violini e violoncello) e ripieno che fissano un paradigma europeo: dialogo serrato tra piccolo e grande gruppo, chiarezza architettonica, solennità dei lenti e brillantezza controllata dei movimenti rapidi. Questi concerti, eseguiti a Roma per decenni, divennero repertorio prediletto anche nelle corti straniere.
Oltre al corpus “canonico”, fonti coeve menzionano sinfonie d’occasione e brani oggi in parte dispersi o confluiti nelle raccolte a stampa. Nel Settecento, Francesco Geminiani pubblicò a Londra una serie di concerti grossi ricavati dalle sonate dell’Opera Quinta, contribuendo in modo decisivo alla fortuna corelliana in area inglese. L’insieme dell’opera influenzò profondamente l’evoluzione della sonata in trio, della sonata solistica e del concerto per archi, offrendo modelli di nitidezza formale e di orchestrazione che segnarono la prassi europea per decenni.
Briciole di storia
della medicina
Ossa a strati
Con l’Anatome ossium Domenico Gagliardi descrisse per primo la struttura lamellare delle ossa. L’opera ebbe fortuna europea e fu ristampata a Leida nel 1723.
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