La vita
La sua formazione si colloca nel complesso clima del Fin de siècle, in cui convivono Realismo e Decadentismo, mentre la sua maturità di editore e compositore si esprime nel primo Novecento, un'epoca segnata dalla convivenza tra l'estetica simbolista e decadente e la rottura delle avanguardie come il Futurismo.
Nato a Napoli nel 1869 in una famiglia di editori musicali, Carlo Clausetti studiò giurisprudenza e frequentò il Conservatorio San Pietro a Majella, diplomandosi in pianoforte e composizione. Nel 1892 subentrò al padre nella direzione della filiale Ricordi di Napoli, avviando una carriera che lo avrebbe reso figura di spicco nell’editoria musicale italiana.
Collaborò con Giuseppe Martucci e promosse la musica wagneriana attraverso società concertistiche. Nel 1912 fu chiamato a Milano come direttore artistico della Casa Ricordi, e nel 1919 ne assunse la guida insieme a Renzo Valcarenghi. In questo ruolo si distinse per l’attenzione al teatro musicale, elaborando regie e disposizioni sceniche per opere di Zandonai, Pizzetti e Montemezzi.
Amico intimo di Giacomo Puccini, lo accompagnò spesso alle prime e agli allestimenti delle sue opere, sostituendolo quando il compositore non poteva essere presente. Rimase al suo fianco fino alla morte di Puccini a Bruxelles nel 1924. Parallelamente, coltivò la passione per la canzone napoletana, componendo celebri romanze e promuovendo raccolte collettive con i più grandi autori del tempo.
Sotto la sua direzione, Ricordi riprese la pubblicazione delle riviste musicali con Musica d’Oggi. Lasciò la guida della casa editrice nel 1940 e si ritirò a Fano, dove morì nel 1943.
Aneddoto
Il soprannome di Puccini
Puccini lo chiamava affettuosamente “Clausetto” e volle che fosse lui ad assistere alle sue opere quando non poteva partecipare di persona.Le opere
Compose canzoni napoletane come Africanella (1894) su versi di Roberto Bracco e Quanno passa ’o riggimento (1895) su parole di Ferdinando Russo. Trascrisse per pianoforte Funiculì Funiculà e altre romanze celebri, e scrisse disposizioni sceniche per opere di Zandonai, Pizzetti e Montemezzi.
Briciole di storia
L'Italia abolisce la pena di morte, un primato di civiltà
Il 30 giugno 1889, l'Italia compì un passo storico di grande portata. Con l'approvazione del nuovo codice penale, promosso dal Ministro della Giustizia Giuseppe Zanardelli, il Regno d'Italia divenne uno dei primissimi stati al mondo ad abolire completamente la pena di morte per tutti i reati. La decisione, influenzata dalle idee illuministe di Cesare Beccaria, fu il frutto di un lungo e acceso dibattito parlamentare. In un'Europa dove la ghigliottina e il patibolo erano ancora in uso, l'Italia si pose all'avanguardia sul piano dei diritti umani, affermando il principio che lo Stato non dovesse macchiarsi dello stesso crimine che intendeva punire.
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