La vita
La sua formazione si colloca nel cuore del Fin de siècle, un'epoca in cui si intrecciano Verismo, Decadentismo e Simbolismo, mentre la sua lunga carriera matura si svolge in un Novecento segnato dalla rivoluzione del Futurismo e dalle correnti successive.
Alfredo Casella nacque a Torino nel 1883 in una famiglia di musicisti. Studiò a Parigi al Conservatorio con Gabriel Fauré, diplomandosi nel 1903. In Francia frequentò personalità come Debussy, Ravel e Stravinskij, che influenzarono la sua formazione cosmopolita. Nel 1915 tornò in Italia e si stabilì a Roma, assumendo un ruolo centrale nella diffusione della musica contemporanea.
Fondò con Malipiero e Respighi la Corporazione delle Nuove Musiche, promuovendo esecuzioni e composizioni moderne. Fu pianista di valore internazionale, direttore d’orchestra e instancabile divulgatore. Nel 1923 iniziò l’insegnamento al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma, formando nuove generazioni di musicisti.
Compose opere di grande rilievo, dalle sinfonie ai concerti per pianoforte, violino e violoncello, dai balletti alle opere liriche. La sua musica, a tratti ispirata al neoclassicismo, rappresenta uno dei vertici della produzione italiana del primo Novecento. Morì a Roma nel 1947.
Aneddoto
Una Parigi formativa
Durante gli anni parigini Casella conobbe Ravel e Stravinskij, diventando amico dei grandi protagonisti della modernità musicale europea.Le opere
Tra le opere principali: le Tre sinfonie (1905, 1908, 1940), i Concerti per pianoforte, violino e violoncello, il Concerto romano per organo e orchestra (1926), il balletto La giara (1924, da Pirandello), l’opera La donna serpente (1932), i Pupazzetti per orchestra da camera, oltre a molta musica da camera e vocale. Casella scrisse anche saggi e memorie, tra cui I segreti della giara.
Briciole di storia
Nasce la Olivetti, la fabbrica del futuro
Mentre l'Italia era ancora un paese prevalentemente agricolo, a Ivrea, in Piemonte, l'ingegnere Camillo Olivetti fondò nel 1908 la "Ing. C. Olivetti & C.", prima fabbrica italiana di macchine per scrivere. Con soli 20 operai e un piccolo stabilimento in mattoni rossi, egli iniziò la produzione del primo modello, la M1, che sarebbe stata presentata tre anni dopo. La visione di Camillo Olivetti, e in seguito quella di suo figlio Adriano, non era solo industriale. La Olivetti divenne infatti col tempo un modello unico al mondo di fabbrica che univa l'eccellenza tecnologica a un'attenzione straordinaria per il design, la cultura, i servizi sociali per i dipendenti e l'urbanistica. In quel piccolo capannone nacque il sogno industriale e sociale che fece scuola in tutto il mondo.
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