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COMPOSITORI


La vita

La sua intera carriera, dalla formazione alla piena maturità, si colloca interamente nella prima e più innovativa fase del Barocco, di cui è stato un pioniere nel campo della musica strumentale.

Nato a Mantova intorno al 1595, Giovanni Battista Buonamente entrò presto al servizio della corte dei Gonzaga, dove si distinse come violinista e compositore. La sua abilità tecnica e la fantasia melodica lo resero apprezzato in Italia e all’estero.

Successivamente intraprese la vita religiosa come francescano, continuando però a dedicarsi alla musica e componendo raccolte strumentali che contribuirono in modo significativo allo sviluppo del violino nel Seicento.

Morì ad Assisi nel 1642, lasciando un patrimonio musicale che influenzò generazioni di strumentisti.

Aneddoto


Dalla corte al convento

La sua scelta di entrare nell’ordine francescano non interruppe la carriera musicale: seppe conciliare vita religiosa e attività artistica con grande coerenza.

Le opere

Buonamente pubblicò diverse raccolte di sonate e canzoni per strumenti, stampate tra Mantova e Venezia. Le sue composizioni mostrano un linguaggio innovativo, che ampliò le possibilità espressive del violino.

Tra le opere più note si ricordano le Sonate, sinfonie e canzoni in più libri, che divennero modelli di riferimento per i compositori successivi.

Briciole di storia


L'amore eterno portato in un feretro

In Persia, Pietro Della Valle si innamorò e sposò nel 1622 una bellissima donna assira di nome Sitti Maani. Il loro fu un amore profondo, ma tragicamente breve, perché la giovane morì durante il viaggio di ritorno verso l'India. Distrutto dal dolore, Pietro si rifiutò di separarsi da lei, fece imbalsamare il corpo della moglie e, per i successivi quattro anni, continuò i suoi viaggi avventurosi attraverso l'Asia portando sempre con sé il feretro dell'amata. Quando finalmente tornò a Roma nel 1626, celebrò un funerale grandioso, degno d'una regina, seppellendo Sitti Maani nella tomba di famiglia nella basilica di Santa Maria in Aracoeli, compiendo così l'ultimo, struggente atto d'amore.

Scena dalla <i>Gerusalemme Liberata</i> che mostra Rinaldo e Armida nel giardino incantato, un'interpretazione classica e lirica del tema.
Rinaldo e Armida (1620), Olio su tela di Domenichino, Museo del Louvre, Parigi.
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