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COMPOSITORI


La vita

Formatosi nel pieno dell'Arcadia, la sua maturità artistica si esprime in un contesto di grande ricchezza stilistica, in cui la solida struttura arcadica si confronta e si fonde con l'eleganza del Rococò e con le nuove idee dell'Illuminismo.

Nato a Venezia nel 1700, Francesco Brusa intraprese la carriera musicale come organista, raggiungendo una posizione di rilievo presso la basilica di San Marco, centro nevralgico della vita musicale della Serenissima. Il suo lavoro si concentrò principalmente sulla musica sacra, con messe e mottetti che si inserirono nella tradizione veneziana del Settecento.

La sua attività comprendeva anche composizioni strumentali, destinate a piccoli ensemble e all’organo, che testimoniano la sua abilità tecnica e creatività. Fu attivo per gran parte della vita nella sua città natale, contribuendo al prestigio della cappella marciana.

Morì a Venezia nel 1768, lasciando una produzione che riflette lo splendore della musica sacra veneziana.

Aneddoto


Alla corte di San Marco

L’impegno di Brusa a San Marco lo rese una figura familiare a molti visitatori stranieri, che ricordarono la magnificenza delle liturgie accompagnate dalla sua musica.

Le opere

Compose messe, mottetti e altra musica liturgica per la basilica di San Marco, molte delle quali furono eseguite nelle principali celebrazioni religiose veneziane. Le sue opere strumentali per organo e piccoli ensemble circolarono anche in ambienti privati.

La sua produzione contribuisce a documentare la tradizione organistica e corale veneziana del Settecento.

Briciole di storia


I vizi degli italiani

In pieno Settecento, Pietro Calepio scrisse una Lettera sui costumi italiani che fu tradotta in francese e pubblicata nel 1728 sulla prestigiosa Bibliothèque Italique. In questo testo, che divenne molto noto, Calepio non si limitava a descrivere l'Italia in generale, ma denunciava con chiarezza e sincerità diversi vizi della società italiana. Tra le sue critiche più aspre vi fu il mal funzionamento degli istituti scolastici e, in particolare, l'ozio in cui viveva la maggior parte della nobiltà, ritenuto causa della sua dissolutezza. Denunciò anche la scarsa considerazione data al ruolo femminile.

Dipinto mitologico in stile Rococò che raffigura l'amore tra Venere, dea della bellezza, e Marte, dio della guerra, sorpresi da Cupido.
Venere e Marte (1723), Olio su tela di Giambattista Pittoni, Museo del Louvre, Parigi.
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