La vita
Formatosi all'alba del gusto arcadico, la sua lunga e prolifica carriera lo porta a raggiungere la piena maturità in un'epoca di grande ricchezza stilistica, in cui la solidità dell'Arcadia si fonde con la nuova eleganza del Rococò e con lo spirito critico dell'Illuminismo.
Nato a Milano nel 1699, Giuseppe Ferdinando Brivio fu allievo di celebri maestri della città e intraprese una carriera che lo vide attivo come violinista, direttore d’orchestra e compositore. Il suo nome fu legato ai principali teatri milanesi, in particolare al Teatro Regio Ducale.
Compose numerose opere teatrali che ottennero successo e furono eseguite anche fuori Milano. Parallelamente si dedicò alla musica sacra, scrivendo messe, oratori e mottetti per le principali chiese della città.
Brivio fu anche autore di sonate e sinfonie, contribuendo alla diffusione della musica strumentale lombarda nel Settecento. Morì a Milano nel 1758, lasciando un catalogo di opere di grande interesse storico e artistico.
Aneddoto
Dal podio del Teatro Regio Ducale
Come direttore d’orchestra, Brivio seppe conquistare il pubblico milanese con esecuzioni vivaci che resero memorabili molte rappresentazioni.Le opere
Tra le opere teatrali di Brivio spiccano La costanza di Rosmonda (1738) e Scipione nelle Spagne (1740), rappresentate a Milano con notevole successo. La sua musica sacra include messe solenni e mottetti, alcuni dei quali ancora conservati negli archivi milanesi.
Scrisse anche sonate per violino e basso continuo, oltre a raccolte di sinfonie che si diffusero tra gli ensemble strumentali del tempo. La varietà della sua produzione testimonia la versatilità di un autore capace di muoversi tra teatro, chiesa e sala da concerto.
Briciole di storia
I vizi degli italiani
In pieno Settecento, Pietro Calepio scrisse una Lettera sui costumi italiani che fu tradotta in francese e pubblicata nel 1728 sulla prestigiosa Bibliothèque Italique. In questo testo, che divenne molto noto, Calepio non si limitava a descrivere l'Italia in generale, ma denunciava con chiarezza e sincerità diversi vizi della società italiana. Tra le sue critiche più aspre vi fu il mal funzionamento degli istituti scolastici e, in particolare, l'ozio in cui viveva la maggior parte della nobiltà, ritenuto causa della sua dissolutezza. Denunciò anche la scarsa considerazione data al ruolo femminile.
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