La vita
Formatosi nell'ultima fase del Romanticismo, la sua lunga carriera lo porta a raggiungere la piena maturità artistica nel primo Novecento, un'epoca di avanguardie in cui convivono l'estetismo del Decadentismo, le suggestioni del Simbolismo e la rottura radicale del Futurismo.
Nato a Savignano sul Rubicone nel 1853, si appassionò alla musica popolare e sviluppò un repertorio che avrebbe segnato la storia del liscio romagnolo. Con il soprannome di “Zaclén”, divenne presto un punto di riferimento per i balli popolari della regione.
Aneddoto
Il violinista “Zaclén”
Il suo soprannome, che in dialetto significa “paperino”, gli fu attribuito per il portamento buffo, ma divenne presto un marchio di simpatia e popolarità.Le opere
Compose un vasto repertorio di valzer, polke e mazurche che entrarono stabilmente nel repertorio delle orchestre popolari romagnole. Fra i più noti si ricordano La mazurka di Forlimpopoli e Il valzer delle rondini.
Le sue musiche furono eseguite nelle piazze e nelle sale da ballo, contribuendo a diffondere il gusto per il liscio e a consolidare una tradizione ancora viva.
Briciole di storia
La liquidazione dei beni ecclesiastici
Nell'ambito della difficile convivenza tra il nuovo Stato italiano e la Santa Sede, nel 1873 il Parlamento estese alla città di Roma e al Lazio le leggi sulla soppressione delle corporazioni religiose e sulla liquidazione dei loro beni. Fu l'atto finale di un processo iniziato con l'Unità. Monasteri, conventi e immense proprietà terriere della Chiesa vennero incamerati dallo Stato, venduti all'asta e trasformati in caserme, uffici pubblici, scuole e ospedali. Questa operazione, duramente contrastata da Papa Pio IX, fu un colpo durissimo al potere economico della Chiesa, ma anche una mossa fondamentale per lo Stato italiano per fare cassa e per affermare la propria sovranità laica sulla nuova capitale.
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