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COMPOSITORI


La vita

La sua intera parabola artistica, dal periodo formativo alla piena maturità, si svolge coerentemente all'interno dell'Arcadia, di cui è stato uno dei più significativi esponenti a livello europeo.

Antonio Maria Bononcini nacque a Modena nel 1677, in una famiglia di musicisti che avrebbe dato contributi significativi alla musica europea. Ricevette la sua formazione iniziale a Bologna e successivamente a Roma, dove entrò in contatto con alcuni dei maggiori compositori del tempo.

Si affermò presto come violoncellista e compositore, guadagnandosi incarichi importanti in Italia e poi a Vienna, dove trascorse gli ultimi anni della sua carriera. La sua produzione comprende cantate da camera, oratori e opere, che testimoniano un gusto melodico raffinato e una grande abilità nel trattamento delle voci e degli strumenti.

Fu nominato maestro di cappella alla corte imperiale di Vienna, incarico che gli diede ulteriore prestigio e lo collocò tra i musicisti di primo piano della sua generazione. Morì a Vienna nel 1726.

Aneddoto


Il talento in famiglia

Antonio Maria, insieme al fratello Giovanni, era celebre in Europa; si racconta che i due, pur percorrendo carriere diverse, venissero spesso confusi dal pubblico, tanto che le loro opere furono talvolta attribuite erroneamente all’uno o all’altro.

Le opere

La produzione di Antonio Maria Bononcini comprende oltre 40 cantate da camera, oratori e varie opere teatrali. Le cantate, spesso scritte per piccoli organici, rivelano una sensibilità particolare per l’espressione vocale e la chiarezza formale.

Tra i suoi lavori più significativi si annoverano gli oratori La decollazione di San Giovanni Battista e Il trionfo di Davide, oltre ad alcune opere rappresentate a Vienna e in Italia, che ne consolidarono la fama internazionale. Le sue composizioni strumentali, meno numerose, mostrano comunque una padronanza tecnica che riflette la sua esperienza di violoncellista.

Briciole di storia


I vizi degli italiani

In pieno Settecento, Pietro Calepio scrisse una Lettera sui costumi italiani che fu tradotta in francese e pubblicata nel 1728 sulla prestigiosa Bibliothèque Italique. In questo testo, che divenne molto noto, Calepio non si limitava a descrivere l'Italia in generale, ma denunciava con chiarezza e sincerità diversi vizi della società italiana. Tra le sue critiche più aspre vi fu il mal funzionamento degli istituti scolastici e, in particolare, l'ozio in cui viveva la maggior parte della nobiltà, ritenuto causa della sua dissolutezza. Denunciò anche la scarsa considerazione data al ruolo femminile.

Questa natura morta del periodo fiorentino di Cristoforo Munari unisce, con superba abilità, strumenti musicali, frutti e un prezioso tappeto. L'artista costruisce una scena di grande impatto visivo, nella quale il realismo quasi tattile degli oggetti e l'uso sapiente della luce creano un'atmosfera opulenta e al tempo stesso malinconica.
Natura morta con strumenti musicali e frutta (1707), Olio su tela di Cristoforo Munari, Galleria Palatina (Palazzo Pitti), Firenze.
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