La vita
La sua intera parabola creativa, dalla formazione alla piena maturità, si svolge coerentemente all'interno del grande alveo del Romanticismo italiano, spingendosi fino alle soglie del Realismo post-unitario.
Pasquale Bona nacque a Cerignola nel 1808 e fin dalla giovinezza si mostrò incline alla musica. Iniziò gli studi a Palermo e successivamente si perfezionò a Napoli sotto la guida di Vincenzo Bellini e di Gaetano Donizetti, che ne riconobbero le capacità.
Il suo debutto come autore teatrale avvenne con Il Tutore e la Pupilla nel 1832, cui seguirono opere come I Luna e i Perollo del 1835 e Il Buontempone di Porta Ticinese del 1841. Parallelamente sviluppò un’intensa attività didattica, divenendo insegnante di composizione al Conservatorio di Milano, dove ebbe tra i suoi allievi musicisti destinati a grande notorietà come Amilcare Ponchielli, Arrigo Boito e Franco Faccio.
Oltre alle opere teatrali, Bona scrisse importanti testi didattici, fra cui il Metodo di canto e i Solfeggi parlati, che influenzarono la formazione di generazioni di studenti. Morì a Milano nel 1875, lasciando una traccia duratura come pedagogo e musicista.
Aneddoto
Un maestro ammirato dagli allievi
Boito e Ponchielli ricordarono spesso Bona con gratitudine, sottolineando la chiarezza con cui insegnava e il rispetto che mostrava nei confronti del talento dei giovani.Le opere
Tra le opere più significative di Bona si ricorda Il Tutore e la Pupilla, rappresentata nel 1832, che mise in luce la sua abilità melodica e la capacità di tratteggiare caratteri vivaci. Seguì nel 1835 I Luna e i Perollo, opera di respiro più ampio, accolta con favore dal pubblico.
Nel 1841 propose al pubblico Il Buontempone di Porta Ticinese, lavoro che mostrava un legame con l’ambiente popolare milanese. Accanto a queste composizioni teatrali, non meno importanti furono i suoi scritti teorici, tra i quali spiccano il Metodo di canto, destinato agli studenti del Conservatorio, e i Solfeggi parlati, rimasti a lungo in uso.