La vita
La sua formazione avviene in un fertile crocevia culturale in cui si intersecano Rococò e Illuminismo, mentre la sua maturità artistica si esprime compiutamente nel nuovo gusto del Neoclassicismo.
Ridolfo Luigi Boccherini nacque a Lucca il 19 febbraio 1743 in una famiglia interamente dedita all’arte. Il padre Leopoldo era contrabbassista e i fratelli si dedicarono alla danza e al teatro, intrecciando rapporti con coreografi e librettisti di fama. Fin da bambino ricevette dal padre e dall’abate Domenico Francesco Vannucci una formazione musicale accurata, che gli permise di perfezionarsi al violoncello con risultati straordinari.
Ancora adolescente si esibì con il padre a Vienna nell’orchestra del Teatro Imperiale, dove entrò in contatto con le nuove forme musicali che stavano nascendo, come il quartetto e il quintetto d’archi. Dopo un soggiorno a Roma, nel quale compose i suoi primi quartetti e oratori, tornò a Lucca e divenne primo violoncello della cappella palatina. Poco dopo fondò con Manfredi, Nardini e Cambini quello che viene considerato il primo quartetto stabile conosciuto.
Nel 1767 si recò a Parigi insieme a Filippo Manfredi, dove riscosse un notevole successo con la pubblicazione di quartetti apprezzati da un vasto pubblico. Proprio a Parigi ricevette la proposta dell’ambasciatore di Spagna di entrare al servizio dell’infante don Luigi di Borbone. Trasferitosi a Madrid, ottenne il titolo di “Compositore virtuoso” e dedicò a Carlo, principe delle Asturie, nuove composizioni. Pur incontrando resistenze da parte di Gaetano Brunetti, compositore di corte, riuscì a distinguersi con sinfonie, quartetti e quintetti innovativi, nei quali introdusse il secondo violoncello, che suonava egli stesso.
Tra il 1776 e il 1785 seguì don Luigi a Las Arenas de San Pedro, producendo un numero impressionante di lavori da camera, tra cui sessantasei quintetti, sestetti, trii e lo Stabat Mater del 1781. La sua figura venne immortalata da Francisco Goya nel dipinto dedicato alla famiglia dell’infante. Alla morte della moglie e del suo protettore visse momenti difficili, ma trovò un nuovo incarico presso la duchessa di Benavente-Osuna, per la quale scrisse la zarzuela La Clementina e numerosi quintetti.
Dal 1787 intrattenne rapporti con Federico Guglielmo II di Prussia, dilettante di violoncello, a cui inviava regolarmente quartetti e quintetti. Dopo la morte del sovrano, le sue condizioni economiche peggiorarono, trovando sostegno solo grazie al marchese di Benavente e successivamente all’ambasciatore Luciano Bonaparte, per il quale scrisse gli ultimi dodici quintetti e altri lavori. Negli ultimi anni, segnati da malattie, lutti e ristrettezze, sopravvisse con una modesta pensione e con i compensi del suo editore Pleyel. Morì a Madrid il 28 maggio 1805.
Nel 1927 le sue spoglie furono traslate a Lucca, nella chiesa di San Francesco. La città, orgogliosa del suo concittadino, gli ha intitolato l’Istituto Superiore di Studi Musicali, una delle scuole più antiche d’Italia.
Aneddoto
Boccherini secondo Goya
Nel celebre dipinto di Francisco Goya dedicato alla famiglia dell’infante don Luigi, Boccherini appare sulla destra con la sua giacca rossa, lo sguardo intenso e la figura elegante, testimoniando il ruolo centrale che occupava a corte.Le opere
La produzione di Boccherini è vastissima e comprende 137 quintetti per archi, 97 quartetti, numerosi trii, sestetti e sinfonie. Il suo nome resta legato in particolare ai quintetti con due violoncelli, invenzione che trasformò radicalmente il ruolo dello strumento, da lui elevato a protagonista assoluto della musica da camera.
Fra i brani più celebri vi sono il Quintetto in mi maggiore Op. 11 n. 5 con il famoso Minuetto, il Quintetto in re maggiore G.448 detto Fandango e il Quintetto in do maggiore G.453 noto come La musica notturna delle strade di Madrid. Particolarmente apprezzati sono anche i sei Quintetti op.18, caratterizzati da eleganza formale e varietà inventiva.
Oltre alla musica da camera, Boccherini scrisse sei sinfonie op.12, tra cui la celebre La casa del Diavolo, pagine sacre come lo Stabat Mater e la Messa solenne, e quattro concerti per violoncello, tre dei quali pubblicati tra il 1768 e il 1769. Compose inoltre la zarzuela La Clementina, rappresentata a Madrid nel 1786. Molte sue opere, dimenticate per lungo tempo, furono riscoperte nel Novecento e oggi sono parte integrante del repertorio cameristico internazionale.
Briciole di storia
delle idee
Il best seller fantasma (anche in russo)
Giacinto Dragonetti pubblicò nel 1766 Delle virtù e dei premi senza neppure firmarlo, e in un lampo il best seller fantasma girò l’Europa: ristampe, traduzioni, e nel 1769 spuntò perfino una versione russa.
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