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COMPOSITORI


La vita

Formatosi pienamente nello stile del Barocco maturo, la sua carriera si svolge in un'epoca di transizione, raggiungendo la maturità nella fase Tardo Barocca che vede l'affermarsi dei nuovi ideali razionalisti dell'Arcadia.

Giovanni Bicilli, ricordato anche come Becilli, nacque probabilmente a Roma intorno al 1627 in una famiglia legata all’ambiente della Congregazione dell’Oratorio. Lo zio Cesare, medico stimato e vicino al cardinale Cesare Baronio, era entrato nella comunità filippina già nel 1610; il padre Giacomo mostrava dimestichezza con la pratica musicale, tanto da redigere nel 1646 un inventario delle musiche della Chiesa Nuova. In questo clima favorevole, il giovane Giovanni crebbe respirando la liturgia cantata e la cura del repertorio sacro.

La sua ascesa fu rapida: il 18 dicembre 1648, poco più che ventenne, venne chiamato a dirigere la cappella musicale di Santa Maria in Vallicella, l’oratorio romano fondato da Filippo Neri. L’incarico univa responsabilità liturgiche, organizzative e creative, e Bicilli lo esercitò con continuità e autorevolezza, lasciando un’impronta duratura sulla vita musicale della comunità.

Nel 1651 figurava tra i membri della compagnia dei musici di Santa Cecilia. La sua penna, versatile e attenta alla parola, cominciò a circolare anche fuori Roma: diversi mottetti comparvero nelle antologie curate da Florido de Silvestris accanto ai nomi più affermati della città, segno di una reputazione in rapida crescita. Le sue cantate piacquero anche alla corte mantovana di Carlo II Gonzaga, che nel 1655 gli offrì la guida della cappella ducale. Bicilli preferì restare a Roma, senza rinunciare a un rapporto di stima e scambio con Mantova, cui continuò a inviare nuove composizioni; nel 1659 gli fu affidata persino la formazione del giovane cantante Pietro Valentino.

L’attività romana fu intensa e articolata. Per l’Oratorio del Santissimo Crocifisso in San Marcello contribuì alle musiche quaresimali in più stagioni (1658, 1665, 1667, 1671), confermando una spiccata capacità di scrivere per organici e occasioni differenti. Nel marzo 1673 accettò la prestigiosa nomina a maestro di cappella della basilica di San Giovanni in Laterano. Quattro anni più tardi venne richiamato alla direzione della cappella della Vallicella, riuscendo per un periodo a conciliare entrambi gli incarichi fino al 1684: un riconoscimento raro, che testimonia la fiducia riposta nella sua guida.

La maturità coincise con una straordinaria generosità verso l’istituzione che lo aveva visto crescere. Nel 1693 donò alla Congregazione dell’Oratorio di Roma le partiture di quarantasei oratori, ordinate in un inventario al momento della consegna: un gesto che racconta la vastità del suo catalogo e il desiderio di tramandarlo alla pratica viva della cappella.

Negli ultimi anni Bicilli fu affiancato da maestri coadiutori di altissimo profilo. Nel 1696 collaborò con l’allievo Quirino Colombani; tra gennaio 1703 e maggio 1705 lavorò con Alessandro Scarlatti; quindi, da maggio a ottobre 1705, con Pietro Paolo Bencini, che gli sarebbe succeduto. Questo avvicendamento, condotto con intelligenza e apertura, assicurò continuità all’istituzione e contribuì a rinnovare il repertorio mantenendone la qualità.

Giovanni Bicilli si spense a Roma il 6 ottobre 1705, all’età di circa settantotto anni. La sua vicenda intreccia fedeltà alla città, maestria artigianale e capacità di dialogare con committenze diverse: un’eredità che continua a emergere dalle partiture superstiti, dalle copie d’archivio e dalle antologie coeve.

Aneddoto


Fedeltà a Roma, anche davanti a una corte

Nel 1655 il duca di Mantova gli offrì la guida della cappella di corte. Lusingato ma legato alla Vallicella, Bicilli ringraziò e restò a Roma, continuando però a inviare nuove cantate alla corte che lo aveva cercato.

Le opere

Il nucleo più eloquente della sua produzione è legato all’oratorio. Nel 1693 Bicilli consegnò alla Congregazione dell’Oratorio di Roma un corpus di quarantasei oratori, elencati in un inventario allora redatto: un gesto che fa intuire la continuità con cui, per decenni, aveva composto per le funzioni e le devozioni della Chiesa Nuova. Parte del repertorio si è diffusa anche lungo la penisola: presso l’Archivio della Congregazione dell’Oratorio di Napoli (Girolamini) sono conservati, tra gli altri, gli oratori S. Felicita, I Maccabei, S. Nicolò di Bari, S. Cecilia e S. Teresa, oltre a un salmo concertato, il Laudate pueri Dominum a cinque voci.

Accanto alle partiture, sono giunti diversi libretti manoscritti riconducibili ai suoi oratori, traccia del fervore poetico e spirituale che alimentava il cantiere romano: S. Francesco d’Assisi (versi di Lelio Orsini), S. Felicita (Ottavio Falconieri), Adamo ed Eva, I Maccabei, Conversione di s. Agostino, La distruttione di Gerusalemme e S. Nicolò (Cesare Mazzei), S. Teresa e S. Cecilia (Carlo Annibale Stelluti), Ismaele esiliato (Giuseppe Domenico de Totis), S. Casimiro (Ottavio Santacroce), S. Filippo Neri (Sebastiano Lazzarini), La vita umana (Pietro Filippo Bernini). Queste intitolazioni mostrano la varietà dei soggetti, tra exempla di santi, storie bibliche e meditazioni morali.

La scrittura profana e devozionale convive nella produzione di cantate. Si conservano una decina di cantate per soprano e basso continuo, insieme con la cantata a tre voci e strumenti Bellezza e cortesia (1677), esempio della sua abilità nel modellare il canto su un eloquio musicale duttile e cantabile. La sua musica circolò anche a stampa: mottetti concertati a due e tre voci furono regolarmente inclusi nelle diverse raccolte di Sacrae cantiones curate da Florido de Silvestris (uscite in più tornate tra 1650 e 1672), segno di un apprezzamento stabile tra editori e cappelle romane.

Nel versante strettamente liturgico, il catalogo annovera Salmi a otto voci in due cori, Litanie a quattro voci, mottetti a due e tre voci e altre composizioni d’occasione per le principali solennità. Non mancarono impegni esterni alla Vallicella: per l’Oratorio del Santissimo Crocifisso in San Marcello Bicilli collaborò con musiche per la Quaresima in diverse annate (1658, 1665, 1667, 1671), adattando organici e forme secondo le esigenze del calendario e dello spazio.

La direzione musicale nelle grandi basiliche fu per lui anche palestra di committenze e scambi: l’esperienza a San Giovanni in Laterano (dal 1673 fino al 1684) e il rientro alla Vallicella nel 1677, con la coesistenza dei due incarichi per alcuni anni, coincisero con nuove composizioni per offici, vespri e celebrazioni, alimentate dal dialogo con cantori e strumentisti di altissimo profilo. Il passaggio di testimone con maestri coadiutori come Quirino Colombani, Alessandro Scarlatti e Pietro Paolo Bencini contribuì inoltre a rinnovare l’organico e a diffondere le sue opere in un circuito più ampio.

Briciole di storia

Strumenti, partiture e oggetti preziosi in equilibrio sopra un tavolo.
Natura morta con strumenti musicali, libri e scultura (1650), Olio su tela di Evaristo Baschenis, Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam.
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