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COMPOSITORI


La vita

La sua formazione avviene in un contesto dominato dallo stile dell'Arcadia e dalla nascente galanteria del Rococò, mentre la sua lunga carriera lo porta a raggiungere la maturità in un'epoca in cui, accanto allo stile rococò e al pensiero illuminista, si affermano i nuovi e più severi ideali del Neoclassicismo.

Alessandro Besozzi nacque a Parma il 1º luglio 1702, in una famiglia di musicisti destinata a lasciare un’impronta significativa nel panorama europeo. Ricevette la prima formazione musicale nella città natale e mostrò presto una naturale inclinazione per l’oboe.

Aneddoto


Un secolo di musica

La sua vita attraversò quasi tutto il Settecento. I contemporanei raccontavano con stupore che, ormai anziano, sapeva ancora eseguire l’oboe con una freschezza e una vitalità che lo facevano sembrare giovane.

Le opere

La produzione di Alessandro Besozzi comprende numerose sonate per strumenti a fiato e archi, quartetti e trii che circolarono ampiamente nelle corti europee. Questi lavori erano particolarmente apprezzati per la cantabilità delle linee melodiche e per la chiarezza dell’impianto formale.

Molte delle sue composizioni furono pubblicate e raggiunsero Parigi, Londra e Vienna, contribuendo a far conoscere lo stile italiano oltre i confini. I quartetti per oboe, flauto e archi ebbero larga fortuna tra i dilettanti e i professionisti, consolidando la fama della famiglia Besozzi come dinastia musicale.

Accanto alle opere da camera, scrisse anche concerti solistici, eseguiti spesso nelle accademie torinesi e nelle serate di corte. Questi lavori testimoniavano la sua padronanza tecnica e la capacità di unire virtuosismo e gusto melodico.

Briciole di storia


I vizi degli italiani

In pieno Settecento, Pietro Calepio scrisse una Lettera sui costumi italiani che fu tradotta in francese e pubblicata nel 1728 sulla prestigiosa Bibliothèque Italique. In questo testo, che divenne molto noto, Calepio non si limitava a descrivere l'Italia in generale, ma denunciava con chiarezza e sincerità diversi vizi della società italiana. Tra le sue critiche più aspre vi fu il mal funzionamento degli istituti scolastici e, in particolare, l'ozio in cui viveva la maggior parte della nobiltà, ritenuto causa della sua dissolutezza. Denunciò anche la scarsa considerazione data al ruolo femminile.

Una tipica veduta di Venezia, che mostra il Canal Grande nelle vicinanze del ponte di Rialto, solcato dalle gondole.
Il Canal Grande dalle prossimità del ponte di Rialto verso nord (1725), Olio su tela di Canaletto (Giovanni Antonio Canal), Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, Torino.
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