La vita
La sua breve e folgorante carriera, sia nella fase formativa che in quella della sua prematura scomparsa, si colloca interamente all'interno della prima fase del Romanticismo, di cui è stato uno dei massimi e più influenti esponenti.
Vincenzo Bellini nacque a Catania il 3 novembre 1801, figlio di Rosario Bellini e Agata Ferlito. La famiglia era profondamente legata alla musica: il padre era un modesto compositore, mentre il nonno, Vincenzo Tobia Nicola Bellini, era noto per la sua attività nel campo della musica sacra. Fin da bambino rivelò un talento straordinario, componendo già a sei anni il Gallus Cantavit, e a dodici anni La Farfalletta, che impressionò i contemporanei per la freschezza melodica.
Aneddoto
Il prodigio bambino
Si racconta che già a sei anni Bellini compose un piccolo brano sacro, sorprendendo parenti e amici per la naturalezza con cui dava forma alle melodie. Questo precoce talento spinse il nonno a seguirlo personalmente negli studi musicali.Le opere
La prima opera di Bellini, Adelson e Salvini, debuttò nel febbraio 1825 al Conservatorio di Napoli, in tre atti. Ne fu realizzata una seconda versione, rielaborata più volte, che fu però rappresentata solo nel 1992 al Teatro Massimo Bellini di Catania, in due atti.
Il 30 maggio 1826 il Teatro San Carlo di Napoli accolse Bianca e Gernando, riproposta due anni dopo in una nuova versione, Bianca e Fernando, al Teatro Carlo Felice di Genova. Con Il pirata, andato in scena nel 1827 alla Scala di Milano con grande successo, Bellini conquistò definitivamente il pubblico e la critica.
Seguì La straniera, presentata nel 1829 alla Scala, e poco dopo Zaira, allestita a Parma nello stesso anno, che però non incontrò il gusto del pubblico. Nel 1830 il compositore trionfò a Venezia con I Capuleti e i Montecchi, ispirati alla vicenda di Romeo e Giulietta, in cui la sua vena melodica trovò una delle espressioni più felici.
Il 1831 fu un anno memorabile: a Milano vennero rappresentate La sonnambula e Norma, opere destinate a rimanere pilastri del teatro lirico. La celebre aria “Casta diva” di Norma divenne un simbolo dell’arte vocale ottocentesca e fu interpretata da generazioni di grandi soprani.
Nel 1833 Bellini portò a Venezia Beatrice di Tenda, che ebbe un’accoglienza controversa, mentre l’ultimo capolavoro, I puritani, andò in scena a Parigi nel 1835, poco prima della morte dell’autore. Questa partitura, accolta con entusiasmo, sigillò la sua fama internazionale e rappresenta l’apice del suo stile, fondato sulla purezza melodica e sulla capacità di fondere sentimento e dramma.
Briciole di storia
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