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COMPOSITORI

La vita

Attivo tra la fine del XIV e la prima metà del XV secolo, in una fase cruciale della transizione dalla cultura medievale alla piena stagione rinascimentale, all’interno delle corti italiane dello Scisma d’Occidente.

Aneddoto


Il compositore e l’organista “scomodo”

Nel 1407 Bartolomeo era organista a Ferrara, un incarico prestigioso ma non privo di tensioni. In una visita pastorale si lamentò pubblicamente dell’incuria degli strumenti e dell’indisciplina di alcuni cantori. La sua critica, schietta e diretta, non piacque a tutti: secondo una nota coeva, il capitolo lo invitò a “moderare lo zelo”. Bartolomeo, però, rimase al suo posto: una piccola prova di carattere da parte di un musicista che sapeva bene quanto contasse la qualità della musica liturgica, soprattutto in una città orgogliosa come Ferrara.

Le opere

Le sue prime composizioni testimoniano un evidente distacco dalla tradizione tardo-trecentesca: presentano strutture elaborate, ritmi vivaci e mutevoli, invenzioni contrappuntistiche audaci e un dinamismo che è indipendente da quello coevo dell’Ars nova d’Oltralpe e conserva una sua forte identità. Sono apici di questa fase due brani latini conservati nel Codice latino 568 della Biblioteca Estense di Modena.

Arte psalentes anexa dulcori Patruum patre summo pontifice coram… è una ballata a tre voci, scorrevole nella sua architettura ma impreziosita da sottili giochi ritmici. Que pena maior… è invece un pezzo a tre voci, nel quale la scrittura raggiunge un virtuosismo folgorante, tanto nella tecnica quanto nella notazione, in linea con la più alta sperimentazione dell’ars subtilior. In entrambi i casi Bartolomeo mette in musica testi latini modellandoli con le forme poetiche e musicali della nuova polifonia italiana.

Tutti questi brani furono probabilmente composti prima del 1417. Il riferimento alla necessità di un «vero e almo pastore» e la dedica a un gruppo di cantori definiti «arte psalentes» richiamano con forza il clima dello Scisma d’Occidente. Secondo Pirrotta, si tratterebbe di una cappella musicale al servizio di un pontefice, forse legittimo.

Bartolomeo emerge così come un esempio compiuto di magistero musicale italiano, capace di trasformare la complessità in eleganza, e di far avanzare la polifonia europea con invenzioni di ritmo, forma e scrittura che appartengono pienamente al nostro Quattrocento.

Pioniere della “Messa Parodia”

I due movimenti di Messa conservati — Gloria e Credo — sono tra i più antichi esempi noti di uso sistematico della tecnica della parodia. Materiale polifonico tratto da sue composizioni profane viene incorporato e trasformato per un rito sacro. È un’idea destinata a diventare una delle tecniche centrali dell’arte musicale rinascimentale.

Bartolomeo ed Antonio Zacara da Teramo, suo possibile collega nella cappella di Giovanni XXIII, condividono quest'innovazione, ma i due approcci sono differenti. Zacara manipola liberamente il materiale, mentre Bartolomeo utilizza intere sezioni contigue delle sue ballate, dando origine a un tipo di parodia molto coerente e riconoscibile.

La Voce delle Corti Italiane

L’opera profana di Bartolomeo, costituita da ballate, rondò, ed altre danze, documenta un repertorio colto e aristocratico, legato all’Italia. Tematiche amorose, ritmi sofisticati, invenzioni testuali e musicali lo collocano tra i compositori più interessanti e influenti del primo Quattrocento europeo.

Perché è importante
Bartolomeo da Bologna rappresenta la continuità italiana nell’evoluzione della polifonia europea:

  • è tra i primi italiani con opere complete del XV secolo;
  • è protagonista dello stile più avanzato del suo tempo, l’ars subtilior;
  • è tra i pionieri della Messa parodia;
  • opera nelle corti e nelle cattedrali più attive del primo Rinascimento italiano.

In una fase storica in cui l’Italia è dominata dagli stranieri, Bartolomeo dimostra che qui da noi si produceva avanguardia. Ferrara e Bologna erano laboratori d’innovazione.

Opere (edite in Gilbert Reaney, Early Fifteenth-Century Music, vol. 5, 1975)

  • Movimenti di Messa
    Gloria (parodia di Vince con lena)
    Credo (parodia di Morir desio)
  • Opere profane
    Vince con lena (ballata)
    Morir desio (ballata)
    Arte psalentes (ballata)
    Mersi chiamando (rondò)
    Que pena maior

Briciole di storia


Una ballata per un papa “difficile”

All’inizio del Quattrocento, Bartolomeo da Bologna lavorava come musicista nella Bologna “papale” dell’Antipapa Giovanni XXIII, in pieno Scisma d’Occidente. Per guadagnarsi i favori della cappella pontificia, compose una ballata in latino dal titolo Arte psalentes, dedicata ai cantori del coro. La musica è brillante e virtuosistica, ma il testo riserva una sottile ironia: inneggia ai cantori che lodano un papa che deve ancora dimostrare di essere il “vero e almo pastore”. Una frecciatina mica da poco. Forse Bartolomeo non immaginava che di lì a poco il suo dedicatario sarebbe stato deposto al Concilio di Costanza! Intanto, però, la sua ballata gli garantì un posto di rilievo tra i musicisti più ascoltati dell’epoca. Chi l’ha detto che per far carriera non serva anche un pizzico di diplomazia musicale?

Scena di genere di influenza caravaggesca che raffigura un concerto bacchico, interpretata anche come un'allegoria dei cinque sensi o delle età dell'uomo.
Concerto bacchico (Allegoria dei sensi) (1625), Olio su tela di Pietro Paolini, Dallas Museum of Art, Dallas.
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