La vita
Formatosi nel pieno dell'Arcadia, la sua lunga carriera lo porta a raggiungere la maturità artistica in un'epoca in cui la sensibilità arcadica si fonde con l'eleganza del Rococò e con lo spirito critico e riformatore dell'Illuminismo.
Pietro Auletta, nato a Sant'Angelo a Scala intorno al 1698, fu uno dei protagonisti della fiorente scena musicale napoletana del Settecento. La sua formazione si svolse a Napoli presso il prestigioso Conservatorio di Sant'Onofrio a Porta Capuana, dove ebbe l'opportunità di studiare con maestri del calibro di Nicola Porpora. Il suo talento emerse rapidamente, tanto che intorno al 1724 ottenne l'importante incarico di maestro di cappella della Chiesa di Santa Maria la Nova.
Il suo debutto nel mondo del teatro avvenne nel 1725 con l'opera buffa Il trionfo dell'amore, che segnò l'inizio di una brillante carriera. Sebbene si cimentasse anche nell'opera seria, con lavori come l'Ezio (1729) su libretto di Metastasio, fu nel genere comico che Auletta trovò la sua vera vocazione e il suo più grande successo.
Nel 1737, la sua commedia per musica Orazio, rappresentata a Napoli, ottenne un trionfo straordinario. L'opera divenne così popolare da essere ripresa in innumerevoli teatri in tutta Europa, spesso in versioni riadattate come pasticcio, con titoli diversi come Il maestro di musica, che fu messo in scena persino all'Académie Royale de Musique di Parigi nel 1752. Questo successo internazionale consolidò la sua fama come uno dei maestri dell'opera buffa. Dopo il 1740 la sua produzione teatrale diminuì, fino a concludersi nel 1748. Morì a Napoli nel 1771, lasciando un'eredità significativa nella storia del teatro musicale e una dinastia di musicisti, grazie al figlio Domenico, che ne seguì le orme.
Aneddoto
Il successo europeo di "Orazio"
La sua opera comica Orazio del 1737 ebbe un successo così vasto e duraturo da diventare un fenomeno europeo. Il lavoro fu rappresentato per anni in decine di teatri, da Verona a Monaco, da Barcellona a Parigi, spesso con titoli diversi, consacrando Auletta come uno dei maestri più amati del suo tempo.Le opere
Pietro Auletta fu un compositore prolifico, la cui produzione si concentrò principalmente sul teatro musicale, con una netta predilezione per l'opera comica. Il suo debutto avvenne nel 1725 a Napoli con Il trionfo dell'amore ovvero Le nozze tra amici. Il suo capolavoro, Orazio, una commedia per musica del 1737 su libretto di Antonio Palomba, divenne una delle opere più celebri del secolo, ampiamente rappresentata in tutta Europa. Tra le altre sue opere buffe di successo si ricordano La Carlotta (1726), Il Marchese Sgrana (1738) e La locandiera (1738).
Nonostante la sua inclinazione per il comico, Auletta si dedicò anche all'opera seria, mettendo in musica libretti di autori di primo piano come Pietro Metastasio e Apostolo Zeno. Tra i suoi lavori seri figurano Ezio (Roma, 1729), Demetrio (1738) e Caio Fabricio, che fu rappresentato al Teatro Regio di Torino nel 1742. La sua produzione operistica si concluse con Didone abbandonata, andata in scena a Firenze nel 1759.
Oltre al teatro, Auletta compose anche musica sacra, tra cui un oratorio, Il martirio di Santa Ferma Vergine (1722), e diversi brani liturgici come un Ave maris stella e un Christus factus est, dimostrando la sua versatilità e la sua solida formazione.
Briciole di storia
I vizi degli italiani
In pieno Settecento, Pietro Calepio scrisse una Lettera sui costumi italiani che fu tradotta in francese e pubblicata nel 1728 sulla prestigiosa Bibliothèque Italique. In questo testo, che divenne molto noto, Calepio non si limitava a descrivere l'Italia in generale, ma denunciava con chiarezza e sincerità diversi vizi della società italiana. Tra le sue critiche più aspre vi fu il mal funzionamento degli istituti scolastici e, in particolare, l'ozio in cui viveva la maggior parte della nobiltà, ritenuto causa della sua dissolutezza. Denunciò anche la scarsa considerazione data al ruolo femminile.
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