La vita
La sua intera carriera, dalla formazione di fanciullo prodigio alla piena maturità raggiunta in epoca napoleonica, si svolge interamente all'interno del periodo del Neoclassicismo, di cui è un importante esponente sia come compositore che come teorico.
Bonifazio Asioli fu una delle figure più autorevoli del panorama musicale italiano a cavallo tra Settecento e Ottocento, celebre non solo come compositore ma anche come didatta e teorico. Nato a Correggio in una famiglia di artisti, manifestò un talento musicale tanto precoce da essere considerato un vero e proprio fanciullo prodigio. Si narra che a soli cinque anni fosse in grado di suonare a memoria brani ascoltati in chiesa, e già a otto anni componeva messe con sorprendente naturalezza, pur non avendo ancora ricevuto una solida formazione teorica. Il suo eccezionale talento convinse la comunità di Correggio a finanziare i suoi studi, permettendogli di perfezionarsi a Parma, Venezia e Bologna, dove fu per un breve periodo allievo del celebre Padre Martini.
La sua carriera decollò rapidamente. A soli diciassette anni, nel 1786, fu nominato maestro di cappella nella sua città natale, ma la sua fama lo portò presto a calcare palcoscenici ben più importanti. Si affermò come autore di opere teatrali, rappresentate a Parma, Milano e Venezia, ma eccelse soprattutto nella musica sacra e strumentale, componendo numerose messe, oratori, sinfonie e brani da camera che gli valsero un grande prestigio.
La svolta più importante della sua carriera avvenne nel 1808, quando, durante il Regno d'Italia napoleonico, fu chiamato a Milano per ricoprire l'incarico di primo direttore, censore e maestro di composizione del neonato Regio Conservatorio di Musica, oggi noto come Conservatorio "Giuseppe Verdi". Sotto la sua guida, l'istituzione divenne un centro di eccellenza, formando una nuova generazione di musicisti. Mantenne questo prestigioso ruolo fino al 1814, quando, con la restaurazione del governo austriaco, fu costretto a lasciare l'incarico. Tornato nella sua amata Correggio, continuò a comporre e a dedicarsi alla scrittura di importanti trattati di teoria musicale fino alla sua morte, avvenuta nel 1832.
Aneddoto
Un talento sbocciato all'organetto
Il genio di Bonifazio Asioli si rivelò in modo sorprendente. A cinque anni, il padre Quirino, di professione orologiaio, gli costruì un piccolo organetto. Un giorno, il bambino, dopo aver assistito alla messa, si mise a suonare a memoria e senza errori una sonatina che aveva appena ascoltato. Fu questo episodio a convincere la famiglia che quel fanciullo era destinato alla musica. A soli otto anni, con una preparazione teorica ancora minima, componeva già messe che egli stesso dirigeva nella chiesa di San Quirino, lasciando tutti sbalorditi.Le opere
La produzione di Bonifazio Asioli è vasta e diversificata, spaziando dall'opera al repertorio sacro, dalla musica sinfonica a quella da camera, fino a un'imponente serie di scritti teorici e didattici. Come operista, compose diversi lavori che furono rappresentati con successo, tra cui La Contadina vivace (Parma, 1785), La discordia teatrale (Milano, 1786) e il dramma serio Cinna, andato in scena al Teatro alla Scala nel 1792. Il suo talento per il teatro si espresse anche nell'oratorio Giuseppe in Galaad (1785).
Asioli eccelse anche nella musica sacra e strumentale. autore di numerose messe, mottetti, inni e salmi, che rivelano una profonda conoscenza dello stile sacro e una grande ispirazione melodica. La sua splendida produzione strumentale comprende nove sinfonie, tra cui la celebre Sinfonia campestre, concerti, sonate e brani da camera che dimostrano la completa padronanza delle forme classiche.
Un capitolo fondamentale della sua eredità è rappresentato dai trattati e manuali didattici. Durante il suo mandato come direttore del Conservatorio di Milano, scrisse opere fondamentali come i Principi elementari di musica (1809) e il Trattato d'armonia e di accompagnamento (1813), che divennero testi di riferimento per generazioni di studenti. La sua attività di teorico proseguì per tutta la vita, con la pubblicazione di metodi per canto, pianoforte, contrabbasso e importanti studi sul contrappunto, che consolidarono la sua fama di uno dei più grandi maestri e precettori del suo tempo.
Briciole di storia
La fuga da Parigi in fiamme
Alfieri, che in gioventù aveva salutato con favore gli ideali della Rivoluzione Francese, si trovava a Parigi con la sua amata, la Contessa d'Albany, proprio durante gli eccessi del Terrore. Inorridito dalla violenza giacobina, che vedeva come una nuova e più feroce forma di tirannia, decise di fuggire. La sua partenza fu un'avventura rocambolesca, perché fermato alle porte della città da una folla inferocita, Alfieri, invece di mostrare paura, scese dalla carrozza e iniziò a inveire in francese contro i rivoluzionari con una tale furia e un tale disprezzo che questi, spiazzati dalla sua audacia, lo lasciarono passare. La fuga da Parigi divenne per lui la prova definitiva che ogni rivoluzione che non porti alla libertà, ma solo a un nuovo dispotismo, vada combattuta e disprezzata.
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