La vita
La sua intera carriera, dalla formazione alla piena maturità, si colloca interamente nella prima e più innovativa fase del Barocco, di cui è stato uno dei più celebri virtuosi.
Orazio Michi, passato alla storia con l'appellativo "dell'Arpa" che ne celebrava il talento, nacque ad Alife intorno al 1594. Ancora giovane, nel 1613, si trasferì a Roma, la città che divenne il palcoscenico della sua straordinaria carriera musicale.
Fu uno dei più acclamati e innovativi suonatori di arpa del suo tempo, un vero virtuoso che contribuì in modo decisivo a elevare la reputazione dello strumento. La sua maestria si esprimeva in particolare sull'arpa doppia, un modello a tre file di corde che egli stesso perfezionò, portandolo a nuove vette espressive e tecniche, come testimoniato con ammirazione dal teorico Marin Mersenne.
Il suo talento eccezionale gli aprì le porte delle più importanti corti cardinalizie romane. Fu prima al servizio del cardinale Alessandro Peretti di Montalto, noto mecenate delle arti, fino al 1623, per poi passare al servizio del cardinale Maurizio di Savoia.
La sua fama era tale che i più illustri intellettuali e musicofili dell'epoca, tra cui Vincenzo Giustiniani, Pietro Della Valle e Giovanni Battista Doni, lasciarono scritti in cui elogiavano la sua abilità incomparabile, definendolo un musicista dal talento unico e irripetibile.
Concluse la sua vita a Roma il 26 ottobre 1641 e, da uomo devoto, dispose che le sue considerevoli fortune fossero lasciate alla chiesa di Santa Maria in Vallicella, dove fu sepolto.
Aneddoto
L'eredità di un virtuoso
La grandezza di Orazio Michi non fu solo artistica. Alla sua morte, lasciò la maggior parte delle sue cospicue ricchezze, accumulate grazie al suo immenso talento, alla chiesa di Santa Maria in Vallicella a Roma, come ultimo gesto di generosità verso la città che lo aveva acclamato.Le opere
Oltre a essere un esecutore senza pari, Orazio Michi fu un prolifico compositore, dedicandosi principalmente alla musica vocale. La sua produzione comprende circa cento brani tra canzonette, arie e madrigali, composizioni che univano una raffinata scrittura melodica all'accompagnamento del suo amato strumento.
Sebbene gran parte della sua musica sia rimasta manoscritta, cinque sue composizioni trovarono spazio in una prestigiosa pubblicazione dell'epoca, la Raccolta d'arie spirituali a una, due e tre voci, curata da Vincenzo Bianchi e data alle stampe a Roma nel 1640. Questa inclusione testimonia la stima di cui godeva nel panorama musicale romano.
Le sue opere manoscritte sono oggi conservate in alcune delle più importanti biblioteche e archivi italiani ed europei, tra cui il Museo internazionale e Biblioteca della musica di Bologna, la Biblioteca Nazionale e la Casanatense di Roma, la Biblioteca Apostolica Vaticana e l'Archivio Borromeo sull'Isola Bella, a testimonianza della diffusione e dell'apprezzamento del suo lavoro.
Briciole di storia
L'amore eterno portato in un feretro
In Persia, Pietro Della Valle si innamorò e sposò nel 1622 una bellissima donna assira di nome Sitti Maani. Il loro fu un amore profondo, ma tragicamente breve, perché la giovane morì durante il viaggio di ritorno verso l'India. Distrutto dal dolore, Pietro si rifiutò di separarsi da lei, fece imbalsamare il corpo della moglie e, per i successivi quattro anni, continuò i suoi viaggi avventurosi attraverso l'Asia portando sempre con sé il feretro dell'amata. Quando finalmente tornò a Roma nel 1626, celebrò un funerale grandioso, degno d'una regina, seppellendo Sitti Maani nella tomba di famiglia nella basilica di Santa Maria in Aracoeli, compiendo così l'ultimo, struggente atto d'amore.
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