La vita
La sua breve carriera, dalla formazione alla prematura scomparsa, si colloca interamente all'interno del periodo Romantico, nel pieno del Risorgimento italiano.
Nato a Parma, Costantino Dall'Argine ricevette una solida formazione musicale, prima sotto la guida del padre e poi perfezionandosi a Busseto e al Conservatorio di Milano. Il suo talento emerse precocemente e già nel 1862, durante i suoi studi, venne eseguita una sua Messa in occasione della festa di Santa Cecilia, un segno del suo precoce talento.
Fu una figura vivace e dal carattere passionale, a tratti ribelle e orgoglioso. La sua audacia giovanile lo portò a lanciare una scommessa clamorosa: scrivere una nuova versione de Il barbiere di Siviglia, capolavoro indiscusso di Rossini, in soli sei mesi. Sebbene l'opera, andata in scena a Bologna nel 1868, sia stata accolta freddamente dalla critica, l'episodio rivelò la sua grande ambizione.
Nonostante l'insuccesso iniziale, Dall'Argine trovò la sua vera vocazione nella musica per balletto, genere in cui divenne uno dei compositori più prolifici e apprezzati del suo tempo. La sua splendida musica, descritta dai critici come gaia, spontanea e piena di vivacità, lo rese un autore molto richiesto dai coreografi. Svolse anche un'intensa attività come direttore d'orchestra, che lo portò a esibirsi in importanti teatri italiani e all'estero, fino in America e in Spagna. La sua vita, interamente dedicata alla musica, fu purtroppo breve: si spense a soli 35 anni, lasciando un'eredità di melodie brillanti e piene di vita.
Aneddoto
La sfida a Rossini
In un impeto di giovanile audacia, Costantino Dall'Argine scommise di poter scrivere una nuova musica per il libretto del "Barbiere di Siviglia". Con grande rispetto, scrisse una lettera a Rossini per scusarsi della sua presunzione e dedicargli l'opera. Il destino volle che l'opera andasse in scena a Bologna proprio due giorni prima della morte del grande maestro pesarese. Nonostante l'ottima esecuzione e la bellezzaq della musica, la critica fu severa, ingiustamente, ma l'episodio rimase a testimonianza della sua profonda ammirazione per il genio di Rossini.Le opere
La produzione di Costantino Dall'Argine fu straordinariamente ricca, soprattutto nel campo della musica per balletto, di cui fu un vero specialista. Compose le musiche per ben 56 balletti, collaborando con i più celebri coreografi dell'epoca, come Antonio Pallerini, Giuseppe Rota e Ippolito Monplaisir. Tra i suoi titoli più noti, rappresentati sui palcoscenici più prestigiosi come il Teatro alla Scala di Milano, il Teatro Regio di Torino e il San Carlo di Napoli, si ricordano Velleda (1864), La Devadacy (1866), Brahma (1868) e La Camargo (1868). Le sue musiche, piene di brio e fantasia, accompagnavano narrazioni esotiche e fantastiche, come in Le figlie di Cheope (1871) e Lore-Ley (1877).
Oltre al balletto, Dall'Argine si cimentò anche nell'opera lirica, componendo I due orsi e Il diavolo zoppo, entrambe del 1867, e la sua versione de Il barbiere di Siviglia (1868). La sua produzione comprende anche un vasto repertorio di musica strumentale, in particolare pezzi da ballo per pianoforte come valzer, polke e mazurche, raccolti in album carnevaleschi molto popolari all'epoca. Scrisse anche musica corale, tra cui l'inno Gli italiani al Re, eseguito al Teatro Regio di Parma nel 1860 per la visita di Vittorio Emanuele II.
Briciole di storia
Fatta l'Italia, si fanno le leggi
A pochi anni dall'Unità, gli italiani erano ancora governati da un mosaico di leggi diverse, eredità dei vecchi stati. Per creare una vera nazione, serviva un'unica legge per tutti. L'impresa fu compiuta nel 1865 con l'approvazione del primo Codice Civile del Regno d'Italia, opera monumentale che unificò e modernizzò il diritto, regolando ogni aspetto della vita dei cittadini, dalla proprietà ai contratti, dalla famiglia alle successioni. Una delle novità più rivoluzionarie, e aspramente osteggiata dalla Chiesa, fu l'introduzione del matrimonio civile, che per la prima volta riconosceva come valido solo il legame celebrato davanti a un ufficiale dello Stato e non a quello religioso.
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