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COMPOSITORI


La vita

La sua formazione avviene in un contesto dominato dallo stile dell'Arcadia e dalla nascente galanteria del Rococò, mentre la sua maturità lo vede operare in un'epoca in cui a questi stili si affianca pienamente lo spirito riformatore dell'Illuminismo.

Francesco Araja, nato a Napoli nel 1709, fu uno dei più illustri esponenti della Scuola Musicale Napoletana e un pioniere che portò il prestigio dell'opera italiana nel cuore dell'Impero Russo. Cresciuto in una famiglia di musicisti, ricevette i primi insegnamenti dal padre Angelo e dal nonno Pietro Aniello, per poi perfezionarsi, come si presume, alla scuola di grandi maestri come Leonardo Vinci o Leonardo Leo. Il suo talento sbocciò precocemente e, a soli vent'anni, iniziò una brillante carriera di operista che lo vide acclamato nei più importanti teatri d'Italia, da Napoli a Roma, da Milano a Venezia.

La svolta della sua vita avvenne nel 1735, quando la sua fama giunse fino in Russia. Fu invitato a San Pietroburgo insieme a una compagnia d'opera italiana per assumere il prestigioso incarico di maestro di cappella alla corte delle imperatrici Anna ed Elisabetta. Il suo arrivo segnò un momento storico: la sua opera La forza dell'amore e dell'odio fu il primo melodramma italiano mai rappresentato in Russia, evento celebrato con la stampa del primo libretto in lingua russa. Questo successo fu solo l'inizio di un lungo e fruttuoso sodalizio con la corte imperiale.

Per oltre vent'anni, Araja dominò la scena musicale russa, componendo una serie di opere serie su libretti italiani che consolidarono la tradizione operistica nel paese. Titoli come Il finto Nino, Artaserse e Scipione furono accolti con entusiasmo, dimostrando la sua capacità di creare musica di grande impatto drammatico e raffinatezza melodica. Il suo capolavoro, tuttavia, arrivò nel 1755 con Cefalo e Procri, un'opera che segnò una pietra miliare nella storia della musica. Fu la prima opera in assoluto a essere musicata su un libretto in lingua russa, scritto dal poeta Aleksandr Petrovič Sumarokov, e interpretata da cantanti russi.

Dopo questo trionfo, che gli valse ricchi doni dall'imperatrice Elisabetta, Araja continuò a comporre per la corte. Fece un breve ritorno in Italia nel 1759, ma fu richiamato in Russia nel 1762 per l'incoronazione dello zar Pietro III. In seguito alla deposizione e all'assassinio dello zar, decise di lasciare definitivamente la Russia, portando con sé un'eredità culturale di inestimabile valore. Trascorse gli ultimi anni della sua vita in Italia, componendo ancora un oratorio e un'opera, e si spense a Bologna intorno al 1770.

Aneddoto


La nascita dell'opera russa

Il 7 marzo 1755, alla corte di San Pietroburgo, andò in scena un evento destinato a entrare nella storia. Francesco Araja presentò la sua nuova opera, Cefalo e Procri. La novità non era solo nella musica, ma nel fatto che, per la prima volta, un'opera veniva cantata interamente in lingua russa, su versi del poeta nazionale Aleksandr Sumarokov e con un cast di cantanti russi. Fu un successo clamoroso. L'imperatrice Elisabetta, entusiasta, volle premiare generosamente il compositore napoletano, donandogli cento mezzi imperiali d'oro e una sfarzosa carrozza. Con quell'opera, Araja non solo conquistò la corte, ma gettò il seme da cui sarebbe fiorita la grande tradizione operistica russa.

Le opere

La produzione di Francesco Araja è un magnifico esempio dello stile operistico italiano del Settecento, caratterizzato da una grande cantabilità, eleganza formale e un profondo senso del teatro. La sua carriera iniziò con opere buffe in dialetto napoletano, come Lo matremmonejo pe' mennetta (1729), per poi affermarsi rapidamente nel genere serio con opere come Berenice (Firenze, 1730) e Semiramide riconosciuta (Napoli, 1731), che lo fecero conoscere nei principali teatri italiani.

Il suo lungo soggiorno in Russia come maestro di cappella imperiale diede vita a una serie di opere di grande successo, che introdussero e consolidarono il gusto per il melodramma italiano alla corte degli zar. Tra i titoli più importanti di questo periodo ricordiamo La forza dell'amore e dell'odio (San Pietroburgo, 1736), la prima opera italiana rappresentata in Russia, Seleuco (Mosca, 1744), Scipione (San Pietroburgo, 1745) e Alessandro nell'Indie (San Pietroburgo, 1755), che mettono in luce la sua maestria nella scrittura vocale e la sua capacità di creare musica di grande effetto.

Il suo contributo più duraturo è rappresentato da Цефал и Прокрис (Cefalo e Procri), andata in scena a San Pietroburgo nel 1755. Questa fu la prima opera musicata su un libretto in lingua russa, un evento di portata eccezionale che lo consacra come una figura chiave nella nascita del teatro musicale russo. La sua produzione comprende anche oratori, come La Natività di Gesù, e diverse cantate d'occasione, tra cui La gara dell'amore e dello zelo e Amor prigioniero su testo di Pietro Metastasio, che confermano la straordinaria versatilità e il ruolo di primo piano nel panorama musicale europeo del tempo.

Briciole di storia

Il Bucintoro, galea riccamente decorata, è ormeggiato al molo di fronte a Palazzo Ducale, circondato da una folla di imbarcazioni, in occasione della festa dell'Ascensione.
Il Bucintoro al molo nel giorno dell'Ascensione (1730), Olio su tela di Canaletto (Giovanni Antonio Canal), Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, Torino.
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