La vita
La sua intera parabola creativa, dalla formazione alla piena maturità, si svolge coerentemente all'interno del grande alveo del Romanticismo italiano, di cui è stata una delle esponenti femminili.
Nata a Roma, Adelaide Orsola Appignani dimostrò fin da giovane un notevole talento musicale. Dopo le seconde nozze della madre con il violinista Andrea Aspri, adottò il nome di Orsola Aspri. La sua formazione artistica si compì sotto la guida di un maestro d'eccezione, Valentino Fioravanti, che ne coltivò le doti musicali. La sua carriera fu poliedrica e ricca di successi: si affermò come apprezzata cantante e abile direttrice d'orchestra, calcando le scene di città importanti come Firenze e la sua amata Roma.
Il suo valore artistico fu ampiamente riconosciuto dalle più prestigiose istituzioni musicali dell'epoca. Fu membro dell'Accademia Filarmonica Romana di Palazzo Lancelotti e, nel 1842, ricevette un'importante onorificenza dall'Accademia di Santa Cecilia, a testimonianza della stima di cui godeva nel panorama musicale italiano. Oltre all'attività concertistica e compositiva, si dedicò con passione all'insegnamento del canto, formando nuovi talenti come il tenore Settimio Malvezzi. La sua vita si concluse a Roma, dopo un'esistenza interamente dedicata alla musica.
Aneddoto
Un nome d'arte
In seguito al secondo matrimonio della madre con il violinista Andrea Aspri, la giovane Adelaide Orsola decise di adottare il cognome del patrigno, facendosi conoscere nel mondo musicale come Orsola Aspri. Questa scelta segnò l'inizio di una brillante carriera che la vide affermarsi come una delle figure femminili più complete e apprezzate della musica italiana dell'Ottocento.Le opere
Adelaide Orsola Appignani fu una compositrice prolifica e versatile, capace di cimentarsi con successo in diversi generi musicali. La sua produzione operistica testimonia una solida vena drammaturgica. Esordì nel 1827 con il melodramma Le avventure di una giornata, a cui seguirono I riti indiani nel 1834 e Il pirati nel 1843, opere che le permisero di farsi apprezzare come autrice per il teatro. La sua ultima fatica per le scene fu il melodramma Clara de Clevers, composto in età avanzata, nel 1876.
Oltre al teatro, si distinse anche nella musica strumentale e vocale. Nel 1834 compose una Sinfonia per strumenti, dimostrando la sua padronanza anche del linguaggio orchestrale. La sua abilità nella scrittura per voci e orchestra emerse pienamente nella cantata Le redenzioni di Roma, composta nel 1871. Le sue opere, che univano una solida tecnica a una spiccata sensibilità artistica, le valsero il plauso del pubblico e il riconoscimento delle più importanti istituzioni accademiche del suo tempo.