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COMPOSITORI


La vita

Formatosi nel clima di fine Ottocento, in cui convivono le poetiche del Realismo e del nascente Decadentismo, la sua maturità artistica si esprime nel primo Novecento, un'epoca di straordinaria densità culturale in cui si sovrappongono Verismo, Simbolismo, Decadentismo e la rivoluzione del Futurismo.

Marco Anzoletti nacque a Trento nel 1867 in una vera e propria dinastia di musicisti. Fu il padre Luigi, eccellente violoncellista, a impartirgli le prime nozioni musicali, inserendolo in un ambiente familiare dove l'arte era di casa: gli zii Francesco, Giovanni e Giuseppe erano tutti abili strumentisti e compositori, e la sorella Luisa, affermata poetessa, fu anche sua preziosa collaboratrice al pianoforte. Perfezionò la sua formazione a partire dal 1879 al prestigioso Conservatorio di Milano, dove studiò violino con Gerolamo de Angelis e composizione con Gaetano Coronaro, diplomandosi con lode nel 1885. L'anno seguente si trasferì a Vienna per un corso di specializzazione con il violinista Jakob Grün.

La sua carriera decollò rapidamente, portandolo a esibirsi in numerose tournée in Italia e in Austria, dove ottenne ovunque grandi successi e riconoscimenti come virtuoso. La sua abilità non passò inosservata e, nel 1889, a soli ventidue anni, vinse il concorso per la cattedra di violino al Conservatorio di Milano, ruolo che ricoprì con grande dedizione e autorevolezza. Durante la sua vita, Anzoletti si fece promotore di un importante ideale, quello di continuare in Italia la solida tradizione della musica da camera e sinfonica, generi all'epoca meno popolari rispetto al melodramma.

Come compositore, ottenne consensi significativi. Le sue 24 Variazioni per violino e pianoforte su un tema di Brahms ricevettero l'apprezzamento personale dello stesso maestro tedesco. Vinse inoltre numerosi premi, tra cui il primo premio a Milano per la sua Sonata in do minore per violino e pianoforte e, nel 1909, il concorso per il collaudo dei nuovi organi del Duomo di Milano con la sua Gran fantasia sacra. La sua fama si estese anche all'estero, con esecuzioni di successo a Vienna di una sua cantata e di un poema sinfonico. Dopo una vita dedicata interamente alla musica, si spense nel 1929 nella sua villa di Mesiano, vicino a Trento.

Aneddoto


L'apprezzamento di Brahms

In un'epoca in cui Johannes Brahms era considerato uno dei giganti della musica europea, il giovane Marco Anzoletti compose un ciclo di 24 Variazioni per violino e pianoforte su un tema del maestro tedesco. L'opera, scritta con grande perizia tecnica e sensibilità artistica, non solo confermò il talento del compositore trentino, ma giunse anche all'attenzione dello stesso Brahms, che espresse il suo personale apprezzamento. Quel riconoscimento valeva più di qualsiasi premio accademico.

Le opere

Marco Anzoletti fu un compositore straordinariamente prolifico, con un catalogo che spazia dall'opera lirica alla musica sinfonica, dalla musica da camera a quella didattica. Per il teatro scrisse cinque opere, tutte su libretto proprio, tra cui La fine di Mozart, rappresentata con successo al Teatro Lirico di Milano nel 1898, e Faida, ispirata a un'opera di Giosuè Carducci.

La sua produzione per orchestra è monumentale e testimonia il suo impegno per la diffusione della musica sinfonica in Italia. Compose un gran numero di sinfonie, ouverture e concerti, esplorando le potenzialità espressive dell'orchestra. Di particolare rilievo sono i suoi concerti per strumento solista, tra cui due per viola e orchestra e ben quattordici per violino e orchestra, oltre a un'originale composizione che prevede un unico solista impegnato sia al violino che alla viola.

Anzoletti dedicò un'attenzione speciale agli strumenti ad arco, arricchendo in modo significativo il repertorio solistico. Scrisse brani di grande impegno virtuosistico come i 5 Gran Capricci e le Labyrinthos, 104 Variazioni per violino solo, e opere fondamentali per la didattica della viola, come i 12 Studi per viola (1919) e i 12 Studi op. 125 per viola (1929), entrambi pubblicati da Ricordi.

La sua vasta produzione comprende anche molta musica da camera, con quartetti, quintetti e sestetti, oltre a un'importante serie di pubblicazioni saggistiche su grandi compositori come Giuseppe Tartini e Domenico Cimarosa, che rivelano la sua profonda cultura musicale.

Briciole di storia


L'eccidio di Dogali, il primo trauma dell'Africa italiana

Il 26 gennaio 1887, una colonna di circa 500 soldati italiani, comandata dal tenente colonnello Tommaso De Cristoforis, fu intercettata e circondata a Dogali, in Eritrea, da un'armata etiope di quasi 10.000 uomini guidata da Ras Alula. Dopo aver rifiutato di arrendersi, gli italiani combatterono per ore fino all'ultima cartuccia. Alla fine, furono tutti massacrati. L'eccidio di Dogali fu il primo, grave disastro militare dell'avventura coloniale italiana e suscitò un'ondata di profonda commozione e rabbia in patria. La notizia provocò la caduta del governo Depretis e creò il mito dei caduti di Dogali, trasformando una cocente sconfitta in un evento da vendicare, che alimentò le successive e sfortunate campagne d'Africa.

Opera fondamentale del Simbolismo europeo, in cui Segantini rappresenta la punizione delle donne che hanno rifiutato la maternità, immerse in un gelido paesaggio alpino.
Le cattive madri (1894), Olio su tela di Giovanni Segantini, Österreichische Galerie Belvedere, Vienna.
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