La vita
La sua intera parabola creativa, dalla formazione alla piena maturità, si svolge coerentemente all'interno del periodo del Manierismo e della Controriforma, rappresentando l'evoluzione della polifonia romana dopo Palestrina.
Nato a Narni nel 1560, Felice Anerio fu una delle figure centrali della Scuola Romana di musica, un artista la cui carriera si intrecciò con le più prestigiose istituzioni musicali della Città Eterna. Iniziò la sua formazione in giovanissima età come voce bianca soprano nella Cappella Giulia, dove prestò servizio per quasi un decennio, dal 1568 al 1577. Questa esperienza fondamentale gli permise di immergersi completamente nella tradizione polifonica romana. Con il cambio della voce, continuò a cantare come contralto, ma fu intorno al 1580 che decise di dedicarsi pienamente alla composizione, orientando inizialmente i suoi sforzi verso il madrigale, genere allora in gran voga.
La sua crescita artistica fu rapida e costante. Dopo aver perfezionato gli studi con il maestro Giovanni Maria Nanino, nel 1584 ottenne l'importantissimo incarico di Maestro di Cappella del Collegio degli Inglesi. Parallelamente, assunse la direzione dell'eminente associazione della virtuosa Compagnia dei musici di Roma. Questi ruoli di responsabilità non solo affinarono il suo talento, ma gli diedero anche una notevole visibilità nell'ambiente musicale romano, permettendogli di sviluppare uno stile compositivo maturo e di grande qualità.
Raggiunse il culmine della carriera nel 1594, quando, dopo la morte del sommo Giovanni Pierluigi da Palestrina, fu scelto per succedergli nel ruolo di compositore ufficiale della cappella pontificia. Questa nomina rappresentava il massimo riconoscimento per un musicista a Roma e testimonia l'immensa stima di cui Anerio godeva. Il suo legame con il cardinale Aldobrandini, che lo sostenne per anni, fu certamente cruciale per la sua ascesa. Negli ultimi anni della sua vita, si dedicò a un'importante opera di revisione musicale, collaborando con Francesco Soriano alla riforma dei responsori del Graduale romano, in linea con i dettami della Controriforma.
Aneddoto
Dalle voci bianche alla Cappella Pontificia
La carriera di Felice Anerio è un esempio emblematico di una vita interamente dedicata alla musica all'interno delle istituzioni ecclesiastiche romane. Iniziò il suo percorso come un talentuoso bambino cantore nella Cappella Giulia, il coro della Basilica di San Pietro. Anni dopo, grazie alla sua dedizione e al suo genio, tornò in Vaticano non più come semplice cantore, ma come compositore ufficiale della cappella papale, ereditando il posto che era stato di uno dei più grandi maestri del suo tempo, Palestrina. Questo percorso straordinario lo vide ascendere dal coro dei fanciulli al vertice della musica sacra romana.Le opere
Lo stile compositivo di Felice Anerio, pur essendo profondamente radicato nella tradizione polifonica della Scuola Romana e nel modello insuperabile di Palestrina, rivela una personalità artistica definita e una notevole apertura verso le innovazioni del suo tempo. Se da un lato la sua musica sacra mantiene un'impronta conservatrice, caratterizzata da un contrappunto limpido e da una scrittura nobile ed equilibrata, dall'altro non mancano elementi che guardano alle nuove tendenze. Anerio, infatti, seppe integrare nel suo stile elementi tipici della prassi musicale del Nord Italia, come l'uso di cori doppi e tripli di derivazione veneziana, passaggi melodici più agili nella linea del basso e una dinamica alternanza tra sezioni corali piene e passaggi affidati a un gruppo ristretto di solisti.
La sua produzione, prevalentemente vocale, testimonia una grande versatilità. Nel campo della musica sacra, pubblicò due importanti libri di Madrigali Spirituali (1585), due raccolte di inni sacri (1596) e i suggestivi Responsori per la Settimana Santa (1606). A questi si aggiungono numerosi mottetti, salmi e litanie che confermano la sua profonda devozione e la sua maestria nella scrittura polifonica. Per quanto riguarda la musica profana, Anerio fu un apprezzato autore di madrigali, con cinque libri pubblicati tra il 1587 e il 1602, e di canzonette, un genere più leggero e brioso. La sua opera rappresenta un ponte ideale tra la grande tradizione rinascimentale italiana e le nuove sensibilità che si affacciavano all'alba del nuovo secolo.
Briciole di storia
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