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COMPOSITORI

La vita

Formatosi nel pieno del Romanticismo risorgimentale, la sua lunga carriera lo porta a raggiungere la maturità artistica nella fase Tardo-Romantica, in un clima culturale che già prelude alle nuove istanze del Realismo.

Gaetano Amadeo nacque a Porto Maurizio (oggi parte di Imperia) il 4 febbraio 1820, ultimo dei sette figli di Francesco e Angela Anselmi. Sebbene avviato agli studi umanistici, il giovane manifestò precocemente una vocazione musicale irresistibile. La sua carriera iniziò ufficialmente a soli tredici anni, nel settembre del 1833, quando il priore della Confraternita di San Pietro al Parasio lo nominò organista dell’Oratorio, subentrando a Marco Anselmi. Per questo primo incarico, che prevedeva un compenso di 19,33 lire a quadrimestre, il ragazzo ebbe l'onore di suonare un prezioso organo G.B. Peretti del 1694. Il legame con la Confraternita fu profondo: nel luglio 1834 vi entrò come confratello (matricola 218) e vi rimase legato a vita, pagando regolarmente la quota associativa anche durante i lunghi anni di esilio volontario all'estero.

La svolta formativa avvenne nel 1840, quando lasciò l'incarico a Porto Maurizio per recarsi a Lucca alla scuola del grande Giovanni Pacini. Fu proprio quest'ultimo, intuendo le doti melodiche dell'allievo, a indirizzarlo verso il prestigioso Liceo Filarmonico di Bologna, dove Amadeo studiò sotto la guida di Antonio Fabbri. Proprio a Bologna, grazie alla raccomandazione di Pacini, entrò nella cerchia di Gioachino Rossini, allora consulente onorario del liceo. Tra il "Cigno di Pesaro" e il giovane ligure nacque una solida amicizia che culminò nel luglio 1843 con l'ammissione di Amadeo all'Accademia Filarmonica, ottenuta presentando una Fuga il cui manoscritto è tuttora conservato nell'istituto.

Conseguito il diploma nel 1845, Amadeo rientrò temporaneamente a Porto Maurizio, dove rimase fino al 1848. Furono anni di fervore non solo musicale ma anche politico, dato che le cronache lo descrivono come un "musicista patriota". Collaborò con lo scrittore Gustavo Strafforello musicando un Inno nazionale che fu eseguito nel Duomo cittadino il 7 novembre 1848 per celebrare le riforme di Carlo Alberto, occasione in cui Amadeo collaudò il nuovo grande organo Lingiardi (opus 85).

Verso la fine del 1848, si stabilì inizialmente a Marsiglia come organista della chiesa di San Giuseppe (dotata di un organo Callinet), nel 1852 ottenne, ancora una volta grazie all'intercessione di Rossini, il prestigioso posto di Maestro di Cappella nella Cattedrale di Marsiglia. Qui rimase fino al 1875, fondando una scuola di pianoforte e canto e dedicandosi con passione all'insegnamento del canto gregoriano. È a questo periodo che risale la composizione dell'opera lirica Jeanne d'Arc, che non vide mai le scene del teatro marsigliese a causa dell'intransigenza dell'autore, che si rifiutò di inserire il balletto allora in voga nel gusto francese.

Lasciata Marsiglia, dopo una breve parentesi a Tolone, Amadeo si trasferì a Cannes, dove risiedette fino al 1892. Si ipotizza che abbia prestato servizio presso la chiesa di Notre Dame de l’Esperance, dove si trovava un altro strumento dei fratelli Lingiardi, organari che Amadeo stimava profondamente e che aveva aiutato a introdurre in Francia. Un aneddoto racconta che nel giugno 1856 suonò quello stesso organo in compagnia del celebre costruttore Aristide Cavaillé-Coll, suscitando reciproco entusiasmo.

Nonostante la lontananza, non dimenticò mai l'Italia. Durante brevi soggiorni in patria nel 1883 e 1884, strinse rapporti con Pier Costantino Remondini, sostenendo attivamente la riforma Ceciliana per il rinnovamento della musica sacra. Amadeo morì celibe a Nizza l'8 aprile 1893, assistito da pochi conoscenti ai quali affidò i suoi manoscritti, oggi conservati al Conservatorio di Nizza. Il necrologio su Le Ménestrel lo ricordò con l'appellativo di "Il Trovatore", forse a sottolineare la sua incessante ricerca di nuove sonorità. Nel 1972, la sua città natale ha voluto onorarne la memoria dedicandogli una via nel centro di Porto Maurizio.

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Aneddoto


Un "no" alla moda francese

Sebbene Gaetano Amadeo avesse l'opportunità di diventare un celebre operista in Francia, la sua integrità artistica prevalse sulla sete di successo. Durante il periodo marsigliese compose un'opera lirica intitolata Jeanne d'Arc, che fu accettata e messa in cartellone dal Teatro dell'Opera della città. Tuttavia, il sipario non si alzò mai su quel lavoro. La rigida convenzione del Grand Opéra francese imponeva l'inserimento obbligatorio di un balletto nel terzo atto, a prescindere dalla trama. Amadeo giudicò quella richiesta artisticamente incoerente con la storia della Pulzella d'Orléans e si rifiutò categoricamente di modificare la partitura. Preferì ritirare l'opera e lasciarla inedita piuttosto che svilirla con un balletto di moda che nulla aveva a che fare con la sua visione drammaturgica.

Le opere

Il cuore pulsante dell'attività creativa di Gaetano Amadeo risiede indubbiamente nella musica sacra, un ambito in cui si mosse con una fecondità impressionante. Il suo catalogo liturgico è monumentale e comprende ben dieci messe a più voci, affiancate da cinque Te Deum e tre diverse intonazioni dello Stabat Mater, oltre a una miriade di salmi, vespri e mottetti. Non si trattava di semplice musica d'uso: molte di queste pagine rivelano una sapienza costruttiva e un'ispirazione degna dei grandi maestri del tempo, tanto da trovare spazio in prestigiose antologie italiane dell'epoca come L'Organista e L'Arpa sacra d'Italia, oltre che nei cataloghi di editori francesi.

Tuttavia, limitare la figura di Amadeo al solo organo o al coro ecclesiastico sarebbe riduttivo. La sua formazione belcantistica, affinata alla scuola di Rossini, emerge con chiarezza nella copiosa produzione profana. Si dedicò con passione alla musica strumentale, componendo sinfonie e concerti che dimostrano una solida padronanza dell'orchestra, e coltivò assiduamente il genere della romanza da camera, dove la sua vena melodica poteva esprimersi con maggiore intimità e libertà lirica.

Un capitolo a parte merita il suo rapporto con il teatro musicale. Amadeo lasciò due lavori lirici inediti, tra cui spicca una Jeanne d'Arc in quattro atti su libretto francese. Quest'opera è testimone della sua integrità artistica: la sua messa in scena a Marsiglia saltò proprio a causa del rifiuto del compositore di piegarsi alle mode del Grand Opéra francese, che imponevano l'inserimento di balletti anche laddove drammaturgicamente superflui. A completare il profilo di un musicista a tutto tondo, rimangono i suoi trattati teorici sulla fuga e sul contrappunto, testi che attestano la profondità del suo rigore accademico e didattico.

Briciole di storia


Le Cinque Giornate di Milano

Mentre la carriera del giovane Amadeo iniziava a prendere forma, l'Italia era scossa da un vento rivoluzionario che non risparmiò nessuno. L'episodio più deflagrante avvenne il 18 marzo 1848, quando la notizia delle insurrezioni di Vienna raggiunse Milano, scatenando una rivolta spontanea contro la guarnigione austriaca del temuto maresciallo Radetzky. Fu l'inizio delle celebri "Cinque Giornate", un evento che segnò profondamente la coscienza collettiva di quella generazione.

Non fu una battaglia tra eserciti, ma una disperata lotta di popolo combattuta quartiere per quartiere. Le strade si trasformarono in trincee fatte di barricate improvvisate, dove borghesi, operai, studenti e persino sacerdoti — figure centrali nel mondo della musica sacra tanto caro ad Amadeo — si unirono sotto la guida strategica di Carlo Cattaneo. La resistenza fu totale: dalle finestre piovevano tegole e mobili, mentre in strada si assaltavano le postazioni nemiche. Il 22 marzo, dopo cinque giorni di eroici combattimenti costati la vita a circa 400 milanesi, l'esercito austriaco, una delle potenze militari più formidabili d'Europa, fu costretto all'umiliante ritirata. Quella vittoria non liberò solo una città, ma accese la miccia della Prima Guerra d'Indipendenza, ridisegnando la mappa emotiva e politica dell'Italia che il compositore si apprestava a lasciare pochi anni dopo per la Francia.

Piccola e celebre tavoletta macchiaiola che ritrae un gruppo di soldati francesi durante la Seconda Guerra d'Indipendenza, colti in un momento di attesa.
Soldati francesi del '59 (1859), Olio su tavola di Giovanni Fattori, Collezione privata, Milano.
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