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COMPOSITORI

La vita e il mistero

(Milano, 1644 – Vienna, 22 settembre 1685)

Le origini di Ignazio Albertini (o Albertino) sono avvolte nella nebbia: sappiamo che nacque a Milano intorno al 1644, ma nulla ci è noto della sua giovinezza e formazione in Italia. Il suo nome emerge dalle cronache solo nel 1671, grazie a una lettera datata 6 settembre indirizzata al celebre violinista Johann Heinrich Schmelzer dal principe-vescovo Karl von Liechtenstein-Kastelkorn; da questo documento scopriamo che il musicista aveva all'epoca 27 anni ed era già apprezzato negli ambienti che contavano.

La sua carriera si sviluppò lontano dalla patria, nel cuore dell'Impero asburgico. Albertini trovò infatti la sua collocazione definitiva a Vienna, entrando al servizio di Eleonora Gonzaga-Nevers, vedova dell'imperatore Ferdinando III. Tuttavia, il suo percorso artistico fu troncato tragicamente e prematuramente: il 22 settembre 1685, il compositore morì assassinato nella capitale austriaca, in circostanze violente che aggiungono un'ombra cupa alla sua biografia.

Aneddoto


Una fine misteriosa

La morte di Albertini avvenne in circostanze mai del tutto chiarite, alimentando racconti e dicerie nei salotti viennesi.


Le opere e lo stile

Della sua produzione creativa ci resta un'unica, preziosa testimonianza: una raccolta di 12 sonate per violino e basso continuo. La storia di questa pubblicazione è tormentata quanto la fine del suo autore. La dedica all'Imperatore Leopoldo I reca la firma autografa di Albertini, segno che l'opera era pronta per le stampe prima della sua morte; tuttavia, vide la luce solo nel 1692, ben sette anni dopo il suo assassinio. Questo ritardo fu dovuto probabilmente agli alti costi di produzione: si trattava infatti di una lussuosa incisione su rame, un'operazione editoriale complessa e dispendiosa.

Musicalmente, queste sonate rappresentano un gioiello di sintesi tra cantabilità e pirotecnica tecnica virtuosistica. Lo stile di Albertini predilige la forma libera e i passaggi fortemente ritmici rispetto ai canonici movimenti di danza, avvicinandosi alla scrittura dei migliori circoli strumentali italiani dell'epoca. È una musica fatta di forti contrasti dinamici ma capace di sorprendere con modulazioni morbide ed espressive, testimonianza di un talento cristallino che, se non fosse stato stroncato da una mano omicida, avrebbe certamente lasciato un segno ancora più profondo.

Tuttavia, sorge un dubbio amaro. Se anche Albertini fosse scampato a quel pugnale, se fosse vissuto cent'anni e avesse composto centinaia di opere, la critica italiana lo avrebbe davvero valorizzato? C'è da temere di no. Nel nostro Paese sembra vigere una sistematica volontà di relegare nel dimenticatoio schiere di Maestri nostrani di altissimo valore, preferendo inseguire ossequiosamente quei soliti quattro o cinque autori tedeschi, ormai triti e ritriti nelle sale da concerto. Albertini è stato ucciso due volte: la prima da un assassino a Vienna, la seconda dalla pigrizia intellettuale di chi, in Italia, dovrebbe custodire la nostra storia e invece preferisce ignorarla.

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Briciole di storia


Architetture nascoste

Mentre i compositori barocchi costruivano complesse architetture sonore, gli scienziati italiani svelavano con la stessa maestria quelle del corpo umano. Fu Domenico Gagliardi, con il suo trattato Anatome ossium, a intuire per primo che le nostre ossa non sono materia inerte, ma possiedono una raffinata struttura a strati ("lamellare"). La sua scoperta non rimase confinata in Italia. Esattamente come accadeva per le partiture dei nostri violinisti, anche la scienza italiana faceva scuola in Europa, tanto che l'opera di Gagliardi fu celebrata e ristampata nella prestigiosa Leida ancora nel 1723.

In questa celebre opera, Evaristo Baschenis raffigura due musicisti circondati da una ricca collezione di strumenti musicali, meticolosamente disposti su un tavolo coperto da un tappeto. Il dipinto è un capolavoro del realismo barocco, in cui l'incredibile attenzione ai dettagli e l'uso sapiente della luce creano un'atmosfera intima.
Accademia musicale (1665), Olio su tela di Evaristo Baschenis, Collezione privata.
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