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COMPOSITORI

La vita

(Bologna, 1685 circa – Bologna, febbraio 1751)

Nato e vissuto all'ombra delle Due Torri, Giuseppe Matteo Alberti fu una figura cardine della scuola strumentale bolognese. La sua formazione violinistica avvenne sotto la guida di Carlo Manzolini e Pietro Minelli, maestri che gli trasmisero quella solida tecnica che sarebbe diventata la sua cifra stilistica. La sua carriera fu indissolubilmente legata alle istituzioni più prestigiose della sua città: nel 1713 entrò come violinista nella cappella della Perinsigne Collegiata di San Petronio e, nello stesso anno, fu accolto nell'Accademia Filarmonica.

All'interno dell'Accademia, Alberti godette di una stima incondizionata da parte dei colleghi, tanto da essere eletto "Principe" (la massima carica) nel 1721 e riconfermato nel 1746, un onore riservato solo ai musicisti di indiscussa autorevolezza. Ma la vera sorpresa della sua biografia risiede nel paradosso di una fama che superò di gran lunga i confini fisici dei suoi spostamenti.

Sebbene Alberti non si sia quasi mai mosso da Bologna, la sua musica viaggiò per tutta Europa. Lo storico Charles Burney, nella sua celebre cronaca, lo cita accanto a Vivaldi e Albinoni, indicandolo come uno degli autori italiani più eseguiti e amati in Inghilterra. Mentre lui serviva con devozione la musica in San Petronio, le sue partiture venivano stampate ad Amsterdam e applaudite a Londra, testimoniando come la qualità del suo stile avesse saputo conquistare il gusto internazionale ben oltre la scena locale.

Briciole di storia


Il rivale silenzioso di Vivaldi

È difficile oggi immaginarlo, ma ci fu un tempo in cui il nome di Giuseppe Matteo Alberti risuonava a Londra con la stessa potenza di quello di Antonio Vivaldi. Lo storico Charles Burney racconta che le composizioni del maestro bolognese erano tra le più eseguite in Inghilterra, eppure i due non potevano essere più diversi. Mentre il "Prete Rosso" stupiva il mondo con le sue bizzarrie e un virtuosismo talvolta estremo, Alberti conquistava il pubblico d'Oltremanica senza mai muoversi da Bologna, usando l'arma opposta dell'aristocratico equilibrio. La sua musica, definita elegante e priva di operismo, rappresentava l'alternativa nobile alle capricciosità veneziane, dimostrando che per conquistare l'Europa non serviva urlare, ma bastava sussurrare con classe.

Le opere e lo stile

La produzione di Giuseppe Matteo Alberti non rimase confinata tra le mura di Bologna, ma godette di una diffusione internazionale straordinaria, specialmente in Inghilterra e Olanda. Il fulcro di questo successo è rappresentato dai 10 Concerti per chiesa e per camera (Op. 1, 1713), scritti per violino solista con accompagnamento d'archi e basso continuo (violone, tiorba o organo). Queste opere furono ristampate con tale fortuna ad Amsterdam e Londra da diventare, secondo le cronache dell'epoca, onnipresenti nei concerti inglesi quanto quelle di Vivaldi.

Altrettanto significative sono le Sinfonie a quattro (Op. 2, talvolta catalogate come Op. 3 nelle edizioni londinesi del 1720), dove l'autore mostra una chiara evoluzione. Se nei Concerti Alberti mantiene uno stile severo e solenne, nelle Sinfonie abbraccia una scrittura più leggera, trasformandole di fatto in musica da camera. La critica storica riconosce in lui un aristocratico del violino: a differenza dell'estroso Vivaldi o dell'irruenza di altri contemporanei, Alberti evita le bizzarrie eccessive e gli effetti operistici crudi ("l'operismo"), preferendo un eloquio musicale raffinato, dove il virtuosismo è sempre al servizio di una nobile eleganza.

È dunque sconcertante notare come un autore che nel XVIII secolo veniva citato allo stesso livello dei massimi maestri veneziani sia oggi quasi totalmente assente dalle nostre sale da concerto. Mentre all'estero si riconosce il valore di questo perfetto equilibrio bolognese, in Italia paghiamo lo scotto di una pigrizia culturale cronica, che preferisce riproporre all'infinito i soliti nomi noti, lasciando colpevolmente impolverare negli archivi pagine di rara bellezza che meriterebbero, per diritto storico ed estetico, di tornare a risuonare.

Video selezionati dal canale ItalianOpera:

Quest'opera raffigura una giovane donna sorridente, che è personificazione della Musica, e tiene in mano un tamburello decorato con fiori e frutta. Il dipinto è un magnifico esempio dello stile Rococò, caratterizzato da una grazia delicata e dalla tavolozza di colori tenui e luminosi.
L'Allegoria della Musica (1710), Olio su tela di Rosalba Carriera , Bayerisches Nationalmuseum di Monaco di Baviera.
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