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COMPOSITORI

Pirro Albergati Capacelli, nato a Bologna il 20 settembre 1663 e ivi scomparso il 22 giugno 1735, fu esponente di una delle famiglie senatorie più illustri della città. Il conte incarnò perfettamente la figura del patrizio dilettante: un nobile che, pur non facendo della musica una professione per sostentamento, la studiava con un rigore e una competenza pari a quella dei grandi maestri.

La sua vita pubblica fu intensamente dedicata all'amministrazione della città: ricoprì per ben ventiquattro volte la carica di membro degli Anziani e fu per sei volte Gonfaloniere di Giustizia, i massimi onori del governo bolognese dell'epoca. Sul piano personale, si sposò in età matura, nel 1721, con la giovane Elisabetta (allora ventunenne), che purtroppo morì solo sei anni dopo. Albergati si spense nella sua città natale e fu sepolto nella chiesa di San Francesco.

Nonostante gli impegni politici, la musica fu il vero fulcro della sua esistenza. Violinista esperto, Albergati frequentò e fu stimato dai più grandi musicisti del suo tempo, stringendo amicizia con Giacomo Antonio Perti e diventando un grande ammiratore di Arcangelo Corelli, il cui stile influenzò la sua scrittura strumentale. Sebbene alcune fonti ipotizzino un suo servizio presso l'imperatore Leopoldo I o un incarico come maestro di cappella vicino a Urbino, è certo che la sua attività compositiva fu prolifica e variegata.

Aneddoto


Le "scuse" del Senatore

Nonostante la fama, Albergati viveva il suo talento con un certo imbarazzo sociale. Nella Bologna del tempo, non stava bene che un potente Gonfaloniere di Giustizia dedicasse troppo tempo a frivolezze come le note. Per questo, nelle prefazioni alle sue stampe (come ne Il Plettro Armonico), si sentiva in dovere di giustificarsi pubblicamente con i cittadini: scriveva che la musica era solo un virtuoso divertimento cui si dedicava esclusivamente nelle ore di ozio, per riposarsi dalle gravi cure del governo. Una bugia necessaria per rassicurare i bolognesi che il loro senatore non stava trascurando la politica, anche se la storia ha poi deciso di ricordarlo più per i suoi spartiti che per le sue leggi.

Le opere

La penna del conte Albergati si dimostrò sorprendentemente prolifica e versatile, spaziando con maestria in ogni genere dell'epoca. Nel campo strumentale, spicca la raccolta dal titolo evocativo Il Plettro armonico (1687), che insieme alle sonate rivela l'ammirazione per lo stile di Arcangelo Corelli. Ma fu nella musica vocale che profuse le maggiori energie, dai melodrammi per i teatri cittadini (come Gli amici e Il principe Selvaggio) alle raffinate cantate da camera per i salotti nobiliari. Il vertice del suo impegno sacro è rappresentato da ben quattordici oratori, tra cui il Nabucodonosor e il Giobbe, che, insieme a numerose messe e salmi, confermano come la sua "dilettanza" fosse, nei fatti, una vera professionalità.

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Briciole di storia

della medicina

Ossa a strati

Mentre la musica italiana fioriva, anche la scienza faceva passi da gigante. A Roma, nel 1689, il medico Domenico Gagliardi pubblicò l'Anatome ossium, descrivendo per la prima volta la struttura "a strati" (lamellare) delle ossa umane. Una scoperta che, partendo dall'Italia, ebbe risonanza in tutto il continente, tanto da essere ristampata con successo a Leida nel 1723.

Capolavoro assoluto dell'illusionismo barocco, questo vertiginoso affresco sfonda la volta della chiesa per mostrare la gloria di Sant'Ignazio in cielo.
Trionfo (o Apoteosi) di Sant'Ignazio (1691), affresco di Andrea Pozzo, Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola, Roma.
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