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COMPOSITORI

La vita

Carlo Albanesi, nato a Napoli il 22 ottobre 1856 e scomparso a Londra il 21 settembre 1926, si formò in una città dalla grande tradizione musicale, respirando l'arte fin dall'infanzia. Era infatti figlio di Luigi Albanese, apprezzato pianista e compositore (autore dell'oratorio Le sette parole di Gesù Cristo) che, nato come pittore ritrattista, aveva trasmesso al figlio la passione per la musica. Carlo mostrò un talento precoce, perfezionando i suoi studi a Napoli sotto la guida del maestro Sabino Falconi.

Carlo si trasferì presto a Londra, dove si impose come pianista, compositore e didatta, conquistando un ruolo di primo piano nella vita musicale britannica. La sua reputazione crebbe al punto da essere nominato insegnante presso la prestigiosa Royal Academy of Music, succedendo a Thomas Wingham, e da lì contribuì a formare nuove generazioni di musicisti. La sua carriera internazionale gli permise di unire l’eleganza melodica della scuola italiana con l’apertura cosmopolita della capitale inglese.

Come il padre, anche Carlo Albanesi fu autore prolifico specialmente per il pianoforte, strumento per il quale compose opere che spaziano da pezzi caratteristici a sonate di notevole impegno tecnico ed espressivo.

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Aneddoto


L'arte nei ritagli di tempo

Nonostante la carriera prestigiosa, Albanesi amava raccontare con ironia i suoi inizi. Ricordava spesso che a Napoli suo padre Luigi era talmente sommerso di allievi da potergli dare lezione solo la mattina presto, mentre si faceva la barba. Una volta divenuto un celebre concertista a Londra, Carlo mantenne questa dedizione totale: portava sempre con sé, persino in treno, una piccola tastiera muta da viaggio per tenere le dita in allenamento in ogni momento libero, suscitando la curiosità dei suoi compagni di viaggio.


Le opere

Carlo Albanesi compose romanze, pezzi pianistici e brani cameristici, apprezzati per la chiarezza formale e il lirismo. Tra i suoi lavori si ricordano numerose raccolte per pianoforte e canti.

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Briciole di storia


La tassa sulla fame e l'addio all'Italia

La decisione di Albanesi di lasciare la sua amata Napoli per le nebbie londinesi non fu dettata solo dall'ambizione, ma rispecchiava il difficile clima dell'epoca. Proprio mentre il giovane Carlo maturava il suo talento, nel 1879, l'Italia era in subbuglio per la "tassa sul macinato", l'imposta più odiata del Regno. Colpendo la macinazione dei cereali, e quindi il pane, era percepita come una vera tassa sulla fame. Mentre le piazze italiane si riempivano di proteste contro la Sinistra Storica, che ne rimandava l'abolizione per ragioni di bilancio, Londra appariva non solo come una capitale culturale, ma come un rifugio di stabilità economica. Albanesi fu dunque uno dei tanti talenti che l'Italia post-unitaria, ferita dalle tensioni sociali e dalle difficoltà di bilancio, non riuscì a trattenere a sé.

Opera manifesto del Verismo sociale che raffigura la dura vita dei contadini, con un uomo che vanga la terra e una donna che allatta suo figlio.
Vanga e latte (1884), Olio su tela di Teofilo Patini, Ministero dell'agricoltura, Roma.
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