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COMPOSITORI

La vita

La sua formazione avviene in un'epoca in cui si intrecciano l'estetica dell'Arcadia e il nuovo stile galante del Rococò, mentre la sua maturità artistica si esprime in un contesto culturale ancora più denso, in cui a questi due stili si aggiunge lo spirito critico e riformatore dell'Illuminismo.

Nato a Parma verso la fine del XVII secolo, Mauro D’Alay, conosciuto familiarmente anche come "Maurino", fu molto più di un semplice musicista locale: fu un virtuoso di caratura europea e un uomo di mondo. La sua ascesa iniziò nella cattedrale della sua città natale, dove è documentata la sua attività di violinista fin dal 1712 durante le solennità dell'Assunta, e successivamente presso la prestigiosa cappella della Steccata. Tuttavia, la sua carriera ebbe una svolta decisiva nel 1714, quando seguì Elisabetta Farnese in Spagna in occasione delle nozze di lei con Filippo V. Entrato al servizio della cappella reale spagnola, vi rimase per lunghi periodi, godendo di uno stipendio principesca che arrivò a toccare i 1.200 dobloni.

Spirito irrequieto e cosmopolita, D'Alay non limitò la sua presenza alla corte iberica. Tra il 1720 e il 1725 viaggiò in Germania e si spinse fino ad Amsterdam per curare la pubblicazione dei suoi concerti, giungendo poi nel 1728 nella vivace Londra per l'edizione delle sue cantate. Rientrato definitivamente in Italia nel 1747, si stabilì nella natia Parma portando con sé non solo la fama, ma anche una preziosa collezione di quadri raccolta durante gli anni spagnoli. Morì l'11 febbraio 1757, lasciando le sue sostanze alla moglie Margherita, al figlio Antonio e alla Congregazione dell'Ordine costantiniano, di cui era orgoglioso cavaliere.

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Aneddoto


Un marchio di fabbrica

La vera misura della fama di D'Alay non risiedeva solo negli applausi delle corti europee, ma nella stima incondizionata dei suoi colleghi, che lo consideravano un caposcuola. La sua personalità violinistica era talmente originale da diventare un vero e proprio modello stilistico. Ne è prova un episodio significativo che coinvolge il compositore Giovanni Benedetto Platti. Nel manoscritto di un suo concerto, Platti sentì il dovere di apporre l'indicazione specifica "Concerto sul gusto di Mauro". Un omaggio rarissimo, che dimostra come il modo di suonare di D'Alay fosse diventato un brand inconfondibile, uno standard di eccellenza che gli altri maestri del tempo cercavano consapevolmente di imitare.


Le opere

La produzione di Mauro D’Alay testimonia il gusto di un compositore che, partendo dalla tradizione arcadica, seppe intuire le nuove tendenze stilistiche del secolo dei lumi. I suoi XII Concerti a violino principale, pubblicati ad Amsterdam nel 1725 come Opera Prima, e le Cantate a voce sola edite a Londra, non sono semplici esercizi di stile, ma lavori che gli valsero la stima incondizionata dei contemporanei. Una prova di tale considerazione si trova in un elenco dell'editore Le Clerc del 1750, dove il nome di D'Alay figura accanto a giganti come Vivaldi e Albinoni; persino il compositore Giovanni Benedetto Platti citò espressamente un "Concerto sul gusto di Mauro", riconoscendone l'impronta stilistica inconfondibile.

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La critica moderna, e in particolare il musicologo Fausto Torrefranca, ha riabilitato la figura di D'Alay definendolo un musicista profeta, perché nelle sue pagine, fluide e solide, si rintracciano infatti sorprendenti anticipazioni di quel secondo stile galante che porterà poi a Boccherini e di lì ai concerti di Maestri europei. Oltre alle opere a stampa, D'Alay ci ha lasciato un corpus significativo di manoscritti, custoditi oggi tra Venezia, Napoli e Dresda, che include concerti per archi e organo e sonate solistiche, confermandolo come uno dei rappresentanti più raffinati e meditati della scuola violinistica parmense del Settecento.

Dipinto rococò che rappresenta il mito classico di Giove, trasformato in un toro bianco, che rapisce la principessa fenicia Europa portandola con sé attraverso il mare.
Ratto d'Europa (1740), Olio su tela di Giovanni Domenico Ferretti, Gemäldegalerie Alte Meister, Dresda.
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