La vita
Formatosi nel pieno del Barocco, la sua carriera matura si svolge nella fase Tardo Barocca, un'epoca di transizione che vede la conclusione dello stile seicentesco e l'emergere dei primi fermenti razionalisti che porteranno alla nascita dell'Arcadia.
Nato a Mombaroccio il 3 luglio 1630, Pietro Simone Agostini (noto anche come Piersimone) fu protagonista di una carriera itinerante che toccò i principali centri musicali dell'Italia barocca. Il suo esordio come operista avvenne nella vivace scena veneziana. Nel 1658, al Teatro di Sant'Apollinare, andò in scena il suo dramma Il Tolomeo. Nonostante questo promettente inizio, il suo percorso non fu privo di ostacoli burocratici, come testimonia un curioso episodio del 1660, quando, candidato per il posto di maestro di cappella al Duomo di Urbino, venne escluso dalla votazione per una mera dimenticanza formale, non avendo presentato il necessario memoriale.
Lasciatasi alle spalle la delusione urbinate, Agostini consolidò la sua fama nel Nord Italia. Nel 1670 fu attivissimo tra Milano, dove al Teatro Ducale collaborò con colleghi del calibro di Pietro Andrea Ziani alla stesura di opere come La regina Floridea e L'Ippolita reina delle Amazzoni, e Genova, dove al Teatro del Falcone rappresentò il suo Eliogabalo. Tuttavia, la fase più prestigiosa della sua maturità artistica si svolse a Roma, sotto la protezione di potenti mecenati. Qui entrò nelle grazie del cardinale Flavio Chigi, per il quale compose l'opera L’Adalinda (messa in scena nel 1673 nella splendida cornice di Palazzo Chigi ad Ariccia) e diverse serenate.
Nella Città Eterna, Agostini si distinse anche nella musica sacra, servendo la famiglia Pamphilj come maestro di cappella nella chiesa di Sant'Agnese in Agone tra il 1675 e il 1679. La sua produzione religiosa include anche una serie di oratori per la Quaresima su testi latini di Girolamo di San Carlo, eseguiti presso l'Oratorio di San Marcello. La sua carriera si concluse a Parma, dove giunse nel settembre del 1679 chiamato a ricoprire il doppio e prestigioso incarico di maestro di cappella della corte ducale e della Chiesa della Steccata, un onore di cui poté godere per breve tempo, essendosi spento nella città emiliana il 1º ottobre 1680.
Aneddoto
Il genio sconfitto dalla burocrazia
Nonostante il talento indiscusso, la carriera di Agostini rischiò di arenarsi ancor prima di decollare a causa di un banale intoppo amministrativo. Nel dicembre del 1660, il compositore era tra i favoriti per il prestigioso posto di maestro di cappella al Duomo di Urbino, una posizione che avrebbe garantito stabilità e onore. Tuttavia, il Capitolo della cattedrale si dimostrò inflessibile di fronte al protocollo: Agostini si dimenticò di presentare il memoriale (la domanda formale scritta) entro i termini stabiliti. Per questa semplice distrazione, fu escluso dalla votazione senza appello, dimostrando come, anche nella gloriosa età del Barocco, la rigidità della burocrazia potesse talvolta contare più della bellezza della musica.
Le opere
Lungi dall'essere un compositore confinato alla sola liturgia, Pietro Simone Agostini fu un protagonista dinamico del teatro musicale barocco, capace di muoversi agilmente tra il dramma profano e l'oratorio sacro. La sua carriera operistica si aprì a Venezia nel 1658 con il dramma Il Tolomeo, ma fu l'anno 1670 a segnare una vera e propria esplosione creativa. In quei dodici mesi, Agostini dominò le scene del Nord Italia: a Milano, presso il Teatro Ducale, presentò La regina Floridea e L'Ippolita reina delle Amazzoni (lavori frutto di una prassi collaborativa tipica dell'epoca, scritti a più mani con colleghi come Francesco Rossi, Ludovico Busca e Pietro Andrea Ziani), mentre contemporaneamente a Genova, nel Teatro del Falcone, andavano in scena Eliogabalo e La costanza di Rosmonda, entrambi su libretto di Aurelio Aureli.
Il periodo romano portò a una produzione più legata al mecenatismo privato. È il caso de Gl'inganni innocenti ovvero L'Adalinda, una "favola drammatica musicale" su testo di Giovanni Filippo Apolloni, rappresentata nel 1673 nell'esclusiva cornice di Palazzo Chigi ad Ariccia; un'opera di tale successo da meritare riprese successive a Siena, Firenze e Milano. Il suo addio alle scene coincise con il ritorno nella laguna veneta: nel 1680, poco prima della morte, il Teatro San Giovanni Grisostomo ospitò la sua ultima fatica, Il ratto delle Sabine, che vide la partecipazione del celebre castrato Giovanni Francesco Grossi.
Parallelamente al teatro, Agostini coltivò con intensità il genere dell'oratorio, specialmente durante il servizio a Roma presso la famiglia Pamphilj. Per le stagioni quaresimali dell'Oratorio del Santissimo Crocifisso di San Marcello, mise in musica tra il 1674 e il 1679 un ciclo di testi latini scritti dal padre carmelitano Girolamo di San Carlo, tra cui Il Sansone, La caduta di Saolo, L'esilio di Maddalena e Il giuditio universale. Purtroppo, di queste composizioni ci restano solo i libretti, mentre la musica è andata perduta. Sopravvivono invece le notizie di altri lavori devozionali eseguiti fuori Roma, come il S. Antonio da Padova per Firenze e il Primo miracolo di S. Antonio per Modena, che confermano la sua fama anche nel repertorio sacro.
Briciole di storia
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