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COMPOSITORI
Black and white photograph of Mezio Agostini.
Black and white photograph of Mezio Agostini. Public domain.

La vita

La sua formazione avviene nel cuore del Fin de siècle italiano, un'epoca di straordinaria complessità in cui convivono la brutalità del Verismo, l'estetismo del Decadentismo e la spiritualità del Simbolismo, mentre la sua maturità si spinge fino al primo dopoguerra, nel periodo segnato dalla rottura delle avanguardie come il Futurismo.

Un talento tra Italia e Francia

Nato a Fano il 12 agosto 1875, Mezio Agostini crebbe in un ambiente familiare dove l'arte e la musica erano pane quotidiano. Figlio del cesellatore e suonatore di bombardino Domenico e della contessa Elisabetta Galantara, era infatti circondato da fratelli e zii musicisti. Il suo talento si rivelò prodigioso fin dalla più tenera età. Avviato allo studio dal padre, a soli sette anni era già in grado di leggere la musica a prima vista e di padroneggiare il pianoforte, tanto da esordire in concerto pubblico a dieci anni nel Teatro "Cesare Rossi" della sua città. La sua formazione accademica si compì nel prestigioso Liceo Musicale "Rossini" di Pesaro, dove entrò nel 1885 seguendo le lezioni di pianoforte di Mario Vitali e quelle di composizione di Carlo Pedrotti, diplomandosi brillantemente in entrambe le discipline tra il 1893 e il 1894.

La sua carriera didattica e compositiva prese il via sotto i migliori auspici. Pietro Mascagni, intuendone le doti, lo volle come insegnante di armonia a Pesaro, incarico che ricoprì dal 1900 al 1909. Tuttavia, fu la sua cifra stilistica a distinguerlo nel panorama dell'epoca. Agostini sfoggiava un vocabolario armonico raffinato, ben lontano dai provincialismi. Questa dote trovò la sua consacrazione nel 1904, quando vinse il primo premio al concorso internazionale indetto a Parigi dalla rivista "Musica" con il suo Trio in fa maggiore. Un riconoscimento di valore inestimabile, se si considera che nella giuria sedevano Claude Debussy e Paul Dukas.

Musicista completo, Agostini fu un direttore d'orchestra apprezzato e un pianista distinto, nonché un formidabile lettore di partiture. Sul podio si distinse per importanti prime esecuzioni, come quella del Giovanni Gallurese di Italo Montemezzi a Brescia nel 1905, e per colte operazioni di recupero storico, come la riesumazione della Cambiale di matrimonio di Rossini alla Fenice di Venezia nel 1910. Proprio a Venezia legò gran parte della sua maturità professionale: dal 1909 al 1940 diresse il Liceo Musicale cittadino, succedendo a Ermanno Wolf-Ferrari. Ritiratosi infine nella natia Fano, vi morì il 22 aprile 1944, lasciando un catalogo che spazia dalla musica teatrale a quella sinfonica (tra cui una Sinfonia e un Concerto per pianoforte), fino alla musica da camera e a una significativa Cantata a Gioacchino Rossini.

Aneddoto


Radici a Fano

Nonostante la carriera lo avesse portato a raccogliere onori internazionali a Parigi e a ricoprire ruoli di vertice a Venezia, il cuore di Mezio Agostini non recise mai il cordone ombelicale con Fano. La città marchigiana non fu per lui un semplice dato anagrafico, ma il vero leitmotiv della sua esistenza, l'alfa e l'omega della sua parabola artistica. È qui che il suo talento era fiorito tra le mura domestiche e al Teatro della Fortuna; ed è qui che volle tornare per trascorrervi gli ultimi anni, chiudendo la sua vita nel 1944 esattamente dove tutto aveva avuto inizio, circondato da quell'affetto e da quelle memorie che nessuna accademia straniera avrebbe mai potuto sostituire.


Le opere

Nonostante la brillante carriera come direttore e strumentista, Agostini coltivò per tutta la vita una profonda passione per il teatro musicale. La sua produzione operistica ebbe però un destino singolare, dato che, pur essendo ricca di collaborazioni prestigiose e spunti letterari colti, rimase in gran parte confinata alla carta pentagrammata, con poche eccezioni giunte alla ribalta scenica.

Il debutto avvenne con Il Cavaliere del sogno, un atto su libretto di Alfredo Saviotti (da un soggetto di G. Mangaroni-Brancuti), composto a Pesaro e rappresentato al Teatro della Fortuna di Fano il 24 febbraio 1897. A questo fertile periodo giovanile appartengono diverse partiture rimaste inedite sulle scene: Jovo e Maria (1896), due atti su testo di Aldo Pizzagalli; La penna d'Airone (1897), ancora con Saviotti e ispirata a Victor Hugo; e l'Alcibiade (1902), tre atti su libretto di Francesco Vatielli tratti da Felice Cavallotti.

Di notevole interesse letterario è America (1904), opera in tre atti su libretto del celebre Carlo Zangarini (futuro librettista pucciniano), tratta da Longfellow, anch'essa mai rappresentata. Miglior sorte ebbe Ombra (La figlia del navarca), che, scritta nel 1907 su libretto di Luigi Orsini (da un racconto di Antonio Beltramelli), dovette attendere oltre trent'anni per il debutto, avvenuto trionfalmente al Teatro della Fortuna di Fano il 3 settembre 1938. La produzione tarda comprende infine L'anello del sogno (1928), su testo di Arturo Rossato, e l'ultima fatica Lisa pazza per amore (1941), entrambe non rappresentate.

Briciole di storia


1897: Un anno di rivoluzioni, dai teatri alle onde radio

Proprio nel luglio del 1897, mentre il ventiduenne Agostini muoveva i primi passi della sua carriera operistica tra Fano e Pesaro, un altro giovane visionario italiano scuoteva le certezze scientifiche dell'epoca. Il bolognese Guglielmo Marconi, appena rientrato dall'Inghilterra, scelse il Golfo di La Spezia per una dimostrazione che avrebbe cambiato la storia. Davanti agli increduli vertici della Regia Marina, riuscì a trasmettere segnali morse da una postazione a terra fino alla corazzata San Martino, che navigava in mare aperto a quasi 18 chilometri di distanza. Quei messaggi, viaggiando attraverso l'etere e superando ostacoli naturali senza alcun cavo visibile, non segnarono solo la nascita delle radiocomunicazioni, ma proiettarono l'Italia – sia quella dei teatri che quella dei laboratori – verso un nuovo secolo di modernità.

Ritratto dinamico di ballerina in abito spagnolo, con pennellata rapida e luminosa.
La danzatrice spagnola (1900), Olio su tavola di Giovanni Boldini, Collezione privata.
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