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COMPOSITORI
Scene from La locandiera di spirito, by Salvatore Agnelli.
Scene from La locandiera di spirito, by Salvatore Agnelli (2023), Generative art in color photography style by Varrone & Romano, Private collection.
© Varrone & Romano Collection (All rights reserved).

La vita

La sua intera parabola creativa, dalla formazione alla piena maturità, si svolge coerentemente all'interno del grande alveo del Romanticismo italiano, nel pieno delle lotte risorgimentali.


Un talento precoce alla corte dei grandi

Nato a Palermo nel 1817 da una famiglia di commercianti, Salvatore Agnelli rivelò fin dalla più tenera età una sensibilità musicale fuori dal comune, un dono naturale che lo portò a entrare nel Collegio musicale della sua città a soli otto anni. Ma il suo genio richiedeva orizzonti più vasti. Nel 1830, appena tredicenne, approdò infatti al prestigioso Real Collegio di San Pietro a Maiella a Napoli. Qui, nel cuore pulsante della musica europea, la sua straordinaria attitudine non passò inosservata, dato che studiò contrappunto con maestri del calibro di Giovanni Furno e Nicola Zingarelli, ma fu soprattutto Gaetano Donizetti a intuirne le potenzialità, accogliendolo tra i suoi allievi prediletti e trasmettendogli i segreti della grande composizione melodica.

L'ascesa di Agnelli fu rapida e folgorante. Già nel 1837, il Teatro Nuovo di Napoli tenne a battesimo la sua prima opera, I Due pedanti, decretando un successo che gli spalancò le porte dei teatri partenopei e siciliani. Negli anni successivi, tra Napoli e Palermo, le sue produzioni furono accolte con un favore di pubblico e critica che confermava la nascita di una nuova stella nel firmamento operistico italiano. Tuttavia, lo spirito inquieto e cosmopolita di Agnelli lo spinse oltre i confini nazionali. Nel 1846 si trasferì a Marsiglia, dove la sua creatività esplose in una prolifica produzione di opere, balletti e musica non teatrale.

La caratura internazionale del compositore è testimoniata dall'ammirazione incondizionata dei massimi giganti della sua epoca, un riconoscimento che vale più di mille recensioni. Gioachino Rossini, notoriamente esigente, rimase talmente colpito dal suo Miserere per due cori concertati da tesserne pubblicamente le lodi nell'ottobre del 1846. L'anno successivo, fu il suo antico maestro Donizetti a consacrarne definitivamente il valore, accettando con parole di grande encomio la dedica dello Stabat Mater. Dopo una lunga carriera francese, Agnelli tentò un rientro a Napoli nel 1872 per proporre il suo Cromwell, prima di spegnersi a Marsiglia nel 1874, lasciando ai posteri l'eredità di un musicista capace di unire la scuola melodica napoletana al gusto drammatico d'oltralpe.

Aneddoto


Un legame indissolubile con Palermo

Sebbene il destino e il successo lo abbiano portato a calcare le scene di Napoli e della Francia, il legame di Agnelli con Palermo rimase sempre viscerale e profondo. La città natale non fu semplicemente il luogo dei natali, ma la vera culla della sua identità artistica: fu tra i vicoli e i teatri palermitani, come il celebre Teatro Carolino, che il suo genio mosse i primi passi e ricevette gli applausi più sentiti. Ovunque andasse, Agnelli portò con sé l'eco della cultura siciliana, rendendo Palermo non solo un ricordo nostalgico, ma il fondamento spirituale di tutta la sua produzione musicale.


Le opere

La produzione di Salvatore Agnelli è vasta e testimonia una straordinaria capacità di adattamento ai gusti del pubblico, spaziando dal melodramma buffo di scuola napoletana al Grand-Opéra francese, fino alla musica sacra e sinfonica.

Tuttavia, su questa imponente eredità artistica è calato oggi un silenzio assordante e vergognoso. È motivo di profonda indignazione constatare come, nell'era dell'accessibilità digitale, piattaforme come YouTube non offrano nemmeno un frammento sonoro di un autore che ai suoi tempi fu osannato da giganti quali Rossini e Donizetti. La situazione non migliora sul fronte archivistico: le partiture sono di difficilissima reperibilità e si teme che gran parte di esse sia andata irrimediabilmente perduta o giaccia dimenticata in qualche fondo non catalogato. Una lacuna imperdonabile, ennesimo triste simbolo dell'incuria nazionale nel preservare e valorizzare quei tesori musicali che hanno fatto la storia del nostro Paese.

Di seguito si riporta il catalogo delle principali composizioni note.

Il periodo italiano (1837-1842)

Durante gli anni della sua formazione e prima maturità, Agnelli fu attivissimo sui palcoscenici di Napoli e Palermo, prediligendo i generi leggeri e brillanti come la commedia per musica e il melodramma semiserio. Tra i lavori di maggior rilievo figurano:

I due pedanti (Napoli, Teatro Nuovo, 1838): Commedia buffa in due atti su libretto di Andrea Passaro, segnò il suo debutto ufficiale.
Il lazzarone napolitano (Napoli, Teatro Nuovo, 1838): Melodramma in due atti scritto in collaborazione con Raffaele D'Ambra.
Una notte di carnevale (Palermo, Teatro Carolino, 1838): Farsa in un atto.
I due forzati ovvero Giovanni Vallese (Palermo, Teatro Carolino, 1839): Melodramma semiserio in due atti.
I due gemelli (Palermo, Teatro Carolino, 1839): Opera semiseria basata su un testo di Giovanni Battista Lorenzi.
La locandiera di spirito (Napoli, Teatro Nuovo, 1839): Commedia per musica tratta dal capolavoro di Carlo Goldoni.
La sentinella notturna (Napoli, Teatro Partenope, 1840): Melodramma semiserio su libretto di Andrea Passaro.
L'omicida immaginario e I due pulcinelli simili (Napoli, Teatro Fenice, 1841): Rispettivamente un'opera buffa e un melodramma buffo, entrambi accolti con favore.
Il fantasma (Napoli, Teatro Fenice, 1842): Opera semiseria su libretto del celebre Felice Romani.

Il periodo francese (dal 1846)

Con il trasferimento a Marsiglia, lo stile di Agnelli evolse verso forme più monumentali e drammatiche, tipiche del gusto d'oltralpe. Al Grand-Théâtre di Marsiglia videro la luce:

La Jacquerie (1849): Grand-opéra in tre atti.
Léonore de Médicis (1855): Grand-opéra in quattro atti.
Les deux avares (1860): Opera comica in due atti. Curiosamente, per questo lavoro Agnelli riutilizzò il libretto originale di Fenouillot de Falbaire (già musicato da Grétry nel 1770), mantenendo anche il celebre coro "La Garde passe".

Opere non rappresentate e progetti postumi

La vena creativa di Agnelli non si esaurì con le messe in scena. Diversi lavori rimasero inediti o eseguiti solo parzialmente, tra cui il monumentale Cromwell (4 atti), di cui alcuni brani furono uditi a Parigi nel 1872, e le opere Stefania (3 atti), Gli Sforza (4 atti), Il debitore e Le nozze di un principe.

Balletti e Musica Vocale

A Marsiglia, Agnelli si dedicò anche alla composizione per la danza con i balletti Calisto, Blanche de Naples e La Rose. Di grande rilievo fu inoltre la produzione non teatrale:

Musica Sacra: Un corpus lodato dai contemporanei che comprende un Miserere per due cori concertati (ammirato da Rossini), lo Stabat Mater dedicato a Donizetti, due Messe, tre Litanie e quattro Tantum ergo.
Cantate: Spiccano la Cantata di Santa Rosalia e l'imponente L'Apothéose de Napoléon Ier, cantata lirica eseguita a Parigi nel 1856.

Briciole di storia


Un'Italia che si desta: il Primo Congresso degli Scienziati

Proprio negli stessi anni in cui il giovane Agnelli mieteva i primi successi tra Napoli e Palermo, un vento di novità iniziava a scuotere l'intera penisola, superando le barriere politiche che la dividevano. Nel 1839, a Pisa, con il permesso del Granduca di Toscana Leopoldo II, si tenne infatti lo storico Primo Congresso degli Scienziati Italiani. Benché ufficialmente nato come convegno accademico, l'evento assunse ben presto un enorme significato patriottico: per la prima volta dopo secoli, intellettuali provenienti dai vari Stati preunitari, con la dolorosa eccezione di quelli pontifici, bloccati dal veto papale, si incontravano liberamente per discutere e confrontarsi. Quell'assemblea divenne un simbolo potente e dimostrò che, esattamente come nella musica operistica di cui Agnelli era astro nascente, anche nella scienza esisteva già una nazione unita dalla cultura, anticipazione di quell'unità politica che i molti patrioti stavano sognando.

Grandiosa tela storica del Romanticismo italiano, che usa un episodio medievale come potente allegoria delle lotte per l'indipendenza del Risorgimento.
I Vespri Siciliani (1846), Olio su tela di Francesco Hayez, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, Roma.
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