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COMPOSITORI
Del sonare sopra'l basso con tutti li stromenti (Agazzari, Agostino).
Agostino Agazzari, Del sonare sopra'l basso con tutti li stromenti (Frontispiece).

La vita

Figura di cerniera tra due epoche, la sua formazione si compie nell'ultima fase del Manierismo, di cui assorbe le inquietudini e le sperimentazioni, per poi raggiungere la piena maturità artistica all'inizio del periodo Barocco, contribuendo alla definizione del nuovo stile concertato.

Nato a Siena il 2 dicembre 1578, Agostino Agazzari si impose nel panorama musicale del primo Seicento come figura di straordinaria poliedricità: compositore fecondo, organista virtuoso e, soprattutto, teorico di acuta intelligenza. Il suo talento fiorì precocemente nella vivace atmosfera culturale della città natale, tanto che a soli diciotto anni, nel 1596, diede alle stampe il suo primo libro di madrigali; una maturità artistica subito riconosciuta con la nomina, l'anno seguente, a organista della Cattedrale, ruolo che onorò fino al 1602.

Spinto dal desiderio di confrontarsi con orizzonti più vasti, si trasferì successivamente a Roma, cuore pulsante della cristianità e dell'arte. Qui, tra il 1602 e il 1606, ricoprì il prestigioso incarico di Praefectus musicae presso il Collegio Germanico. Fu proprio in questo fervido clima capitolino che vide la luce il suo unico lavoro teatrale, l'Eumelio (1606), dramma pastorale rappresentato con successo al Seminario Romano che si inserisce a pieno titolo nella genesi del melodramma.

Nel 1607, forte dell'esperienza romana, Agazzari fece ritorno definitivo nella sua amata Siena. Divenuto protagonista assoluto della scena cittadina, fu accolto nell'esclusiva Accademia degli Intronati (con il nome di "Armonico") e coronò la sua carriera divenendo maestro di cappella del Duomo. In questa veste continuò la sua prolifica attività di compositore e teorico fino alla morte, avvenuta nel 1640, lasciando un'impronta indelebile nella storia della musica italiana.

Aneddoto

Un teorico innovatore

Agazzari non fu solo un musicista pratico, ma anche teorico. Il suo trattato Del sonare sopra 'l basso del 1607 è uno dei primi e più importanti manuali sulla pratica del basso continuo e offre a musicisti e studiosi una guida preziosa per comprendere le nuove tendenze musicali dell'epoca.


Le opere

L'attività di Agostino Agazzari fu vasta e diversificata, spaziando dalla musica sacra a quella profana, fino alla teoria musicale. Come compositore, si dedicò principalmente al repertorio sacro, realizzando un gran numero di messe, mottetti, salmi e litanie, che testimoniano la sua profonda conoscenza della liturgia e la maestria nella scrittura polifonica e concertata.

Nel campo della musica profana, si distinse per i suoi libri di madrigali, genere che coltivò fin dalla giovinezza. Il suo contributo più significativo al teatro musicale è il dramma pastorale Eumelio, composto nel 1606, opera importante per comprendere lo sviluppo del melodramma agli inizi del Seicento.

L'opera è un dramma pastorale arricchito da figure allegoriche, stilisticamente affine alla celebre Rappresentatione di anima e di corpo di Emilio de’ Cavalieri. La sua prima esecuzione avvenne a Roma, presso l'Oratorio del Santissimo Crocifisso, durante i festeggiamenti del Carnevale tra il 1605 e il 1606. Strutturato in un prologo e tre atti, il lavoro fu composto in tempi brevissimi, meno di due settimane, e portato in scena con splendido successo dagli studenti del Seminario Romano. Sebbene l'autore del testo rimanga sconosciuto e non si abbiano notizie di edizioni del libretto, la partitura fu pubblicata a Venezia nel 1606. Un esemplare di questa stampa è oggi custodito presso la Biblioteca di Santa Cecilia a Roma.

Una deplorevole inerzia musicologica condanna oggi le partiture di Agazzari al silenzio, lasciandole spesso a marcire negli archivi invece di valorizzarle come meriterebbero. Mentre in Italia ci si prodiga instancabilmente nell’esecuzione di musicisti d’oltralpe come Bach, si assiste con sdegno all’oblio dei propri tesori nazionali, tanto che di questo autore non si ascolta praticamente nulla nelle sale da concerto. Di conseguenza, la fama di Agazzari resta indissolubilmente legata alla sua sola attività di teorico, in particolare per il trattato Del sonare sopra 'l basso con tutti li stromenti e dell'uso loro nel conserto. Pubblicato a Siena nel 1607, questo scritto rappresenta un documento di eccezionale importanza, ponendosi come una delle prime e più complete guide alla pratica del basso continuo e offrendo preziose istruzioni non solo sull'accompagnamento, ma anche sull'estetica del "concertare" che influenzò generazioni di musicisti. Il suo profilo intellettuale si completa con La musica ecclesiastica del 1638, dove l'arte dei suoni viene definita come scienza. Eppure la sua produzione compositiva è vasta e variegata: spazia dal dramma pastorale Eumelio del 1606 a un imponente corpus di musica sacra, che include numerose raccolte di Sacrae cantiones, salmi, magnificat, messe e litanie pubblicate tra il 1602 e il 1640. Altrettanto degne di nota sono le incursioni nella musica devozionale, con due libri di Madrigaletti (1607) e la raccolta Stille soavi di celeste aurora (1620), così come quelle nella musica profana, testimoniata da tre libri di Madrigali dati alle stampe tra la fine del Cinquecento e i primi anni del Seicento.

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Briciole di storia


La grande occasione di Caravaggio

Proprio nella stessa Roma frequentata da Agazzari, il suo celebre contemporaneo Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, stava per rivoluzionare il mondo dell'arte. Figura tanto geniale quanto irrequieta, il pittore si era già fatto notare nei circoli privati per il suo realismo brutale e l'uso drammatico della luce, ma la vera svolta giunse nel 1599. Grazie all'appoggio del suo protettore, il cardinale Del Monte, ottenne la commissione per le due imponenti tele della Vocazione e del Martirio di San Matteo nella chiesa di San Luigi dei Francesi. Queste opere, rivoluzionarie per potenza espressiva, non si limitarono a cambiare la vita dell'artista: sconvolsero l'intera città consacrandolo come il pittore più discusso di Roma e segnarono, di fatto, l'inizio dell'Età Barocca.

Con chiaroscuro teatrale, Cristo chiama Matteo nell’ombra di una taverna.
Vocazione di san Matteo (1599), Olio su tela di Michelangelo Merisi detto Caravaggio, Cappella Contarelli, chiesa di San Luigi dei Francesi, Roma.
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Del sonare sopra 'l basso con tutti li stromenti e dell'uso loro nel Conserto

Pubblicato a Siena nel 1607 e dedicato a Cosimo Beringucci, questo trattato rappresenta una pietra miliare nella teoria musicale barocca, essendo uno dei primi testi a tentare una codifica sistematica del basso continuo. Tuttavia, proprio la sua natura pionieristica rende l'opera complessa e tuttora oggetto di vivace dibattito: non è infatti del tutto chiaro se il "basso" descritto da Agazzari vada inteso nell'accezione armonica moderna o se ci si trovi di fronte a un sistema ibrido. Siamo in una fase storica sperimentale, in cui Agazzari si muove come un esploratore tra il rigore del basso numerato e quella prassi improvvisativa che, in seguito, troverà pieno sviluppo nella didattica dei partimenti.

Al di là delle questioni teoriche, Agazzari apre la dissertazione con una celebre distinzione funzionale degli strumenti all'interno del "conserto", dividendoli in due categorie essenziali: quelli di "fondamento" e quelli di "ornamento". I primi, come l'organo, il clavicembalo e in certi casi il liuto o l'arpa, hanno il compito di guidare e sostenere l'intero corpo delle voci, mantenendo un'armonia solida e continua. I secondi, tra cui spiccano il violino, la tiorba, il lirone e la cetera, hanno invece il compito di "scherzare e contrappunteggiare", rendendo l'armonia più gradita attraverso fioriture e disegni melodici. Curiosamente, da questa visione ideale vengono esclusi gli strumenti a fiato, considerati poco adatti ai conserti "buoni e dolci" a causa della scarsa affinità timbrica con le corde, venendo relegati alle esecuzioni più rumorose e di piazza.

Il cuore del trattato si concentra sulle competenze necessarie per l'esecutore, al quale non basta la sola tecnica strumentale, dato che chi suona sopra il basso deve possedere una solida conoscenza del contrappunto, saper cantare con sicurezza e, soprattutto, avere un "buon orecchio" per seguire i movimenti delle parti. Agazzari fornisce istruzioni preziose e pragmatiche. Quando lo strumento agisce da fondamento, deve suonare con giudizio, raddoppiando i registri se le voci sono molte, o sfoltendo l'armonia se le voci sono poche, avendo sempre cura di non coprire il cantante e di evitare di raddoppiare la linea del soprano. La regola d'oro è la discrezione: l'accompagnamento deve sostenere senza invadere, evitando passaggi virtuosistici che potrebbero "offuscare la bontà della voce".

Ben diverso è l'approccio richiesto agli strumenti di ornamento. Qui Agazzari invita alla creatività e alla nobiltà dell'invenzione. Per lui il musicista deve "condire" il concerto con trilli, gruppi, accenti e risposte, variando lo stile tra passaggi larghi e stretti. Tuttavia, l'autore mette in guardia contro il caos, usando un'immagine colorita ed efficace. Gli strumentisti, dice, non devono suonare tutti insieme come in un "passeraio", cercando di sovrastarsi a vicenda, ma devono dialogare con prudenza, aspettando il proprio tempo e lasciando spazio agli altri. Vengono fornite indicazioni specifiche per ogni strumento, dal lirone che richiede arcate lunghe e sonore, al violino che vive di scherzi e fughette, fino alla tiorba, lodata per la dolcezza dei suoi bordoni.

Nella parte conclusiva, il trattato si trasforma in un'appassionata difesa della modernità musicale. Agazzari spiega che l'uso del basso continuo è reso necessario dal nuovo "stile recitativo", nato per esprimere gli affetti e le parole, imitando il parlar naturale. Egli critica aspramente la vecchia polifonia complessa, definita una "zuppa di parole" in cui il senso del testo andava perduto tra fughe e intrecci, citando l'esempio di Palestrina come colui che salvò la musica ecclesiastica riportandola alla chiarezza. Il basso continuo, dunque, non è solo una comodità pratica per evitare di scrivere immense partiture per ogni esecuzione romana, ma è lo strumento essenziale di una nuova estetica che pone la parola e l'emozione al di sopra dell'artificio contrappuntistico.