La vita
La sua formazione si colloca nel pieno dell'Arcadia, mentre la sua maturità artistica si esprime in un contesto in cui convivono pienamente sia l'estetica arcadica che la nuova sensibilità del Rococò, incarnando perfettamente lo stile galante del primo Settecento.
Nato a Verona il 12 luglio 1675, Evaristo Felice Dall'Abaco è considerato una delle figure più illustri della musica strumentale italiana a cavallo tra due secoli. Fin da bambino dimostrò un talento eccezionale per il violino e il violoncello, tanto da essere avviato agli studi musicali nella sua città, probabilmente sotto la guida di Gasparo Gaspardini, maestro della cappella della Cattedrale. La sua abilità era così promettente che, nel 1696, il padre decise di inviarlo a Modena per perfezionarsi con il grande violinista Tommaso Antonio Vitali. L'ambiente modenese, vivace e culturalmente aperto, si rivelò fondamentale per la sua formazione, permettendogli di entrare in contatto con il gusto musicale francese, che avrebbe influenzato in modo unico il suo stile compositivo.
La vera svolta nella sua carriera avvenne il primo aprile 1704, quando fu assunto come violoncellista da camera alla corte di Massimiliano II Emanuele, principe elettore di Baviera, a Monaco. Il suo talento fu subito apprezzato, ma le vicende politiche dell'epoca segnarono profondamente la sua vita. A causa della guerra di successione spagnola, il principe fu costretto a un lungo esilio che durò fino al 1715. Dall'Abaco, con incrollabile lealtà, seguì il suo mecenate in un lungo peregrinare attraverso le più importanti corti europee, da Bruxelles a Parigi, da Versailles al Lussemburgo. Questo periodo, sebbene denso di incertezze, si rivelò un'occasione straordinaria di arricchimento culturale e musicale, permettendogli di assorbire e rielaborare le tendenze più innovative del panorama continentale.
Al suo ritorno a Monaco nel 1715, la sua fedeltà e il suo merito artistico furono ampiamente ricompensati. Fu nominato Konzertmeister (Maestro dei concerti) e, successivamente, consigliere del principe, un incarico di grande prestigio che mantenne fino al 1740. In questi anni visse il periodo più stabile e fecondo della sua carriera, consolidando la sua fama di compositore e strumentista di prim'ordine. La sua eredità artistica è stata così significativa che la sua città natale, Verona, gli ha intitolato il proprio conservatorio, a perenne memoria del suo illustre cittadino. La sua passione per la musica fu trasmessa anche al figlio, Giuseppe Clemente, che divenne a sua volta un apprezzato musicista.
Aneddoto
Fedeltà al Principe
Quando il principe elettore di Baviera, Massimiliano II Emanuele, fu costretto all'esilio a causa della guerra, Evaristo Felice Dall'Abaco non esitò a seguirlo. Per oltre un decennio, il musicista condivise le sorti del suo mecenate, viaggiando per le corti di tutta Europa. Questa straordinaria dimostrazione di lealtà fu ricompensata al loro ritorno a Monaco, dove il compositore fu promosso al prestigioso ruolo di Konzertmeister.Le opere
Evaristo Felice Dall'Abaco è unanimemente riconosciuto come uno dei più importanti esponenti del violinismo italiano, un maestro che seppe portare la sonata e il concerto a un nuovo livello di perfezione formale. La sua produzione, interamente strumentale, è raccolta in sei opere a stampa, un numero che lo accomuna a un gigante come Arcangelo Corelli, di cui è considerato un degno successore. Il suo stile unico è frutto di una mirabile sintesi tra la cantabilità e la struttura della tradizione italiana e l'eleganza ritmica della musica francese, assorbita durante gli anni dell'esilio.
Le sue composizioni si distinguono per una coerenza e un'organicità strutturale impeccabili, in cui spicca un dialogo costante ed equilibrato tra le voci superiori e il basso continuo. In alcune delle sue opere più mature, si possono già intravedere i primi segni di bitematismo, un elemento che anticipa lo sviluppo della forma-sonata.
La sua produzione pubblicata comprende:
Sonate da camera per Violino e Violoncello, overo Clavicembalo solo, op. 1 (1708): una raccolta che mostra già la sua padronanza della forma e la sua eleganza melodica.
Concerti a quattro da chiesa, op. 2 (1712): in cui l'influenza di Corelli si fonde con una scrittura più moderna e personale.
Sonate a 3 da chiesa per 2 violini, violoncello e continuo, op. 3: un esempio della sua abilità nel genere della sonata in trio.
Sonate da camera a Violino e Violoncello, op. 4: una raccolta che conferma la sua maestria nella scrittura per i suoi strumenti d'elezione.
Concerti a più istrumenti, op. 5 (circa 1719): opere di ampio respiro in cui sperimenta con l'organico orchestrale.
Concerti a più istrumenti, op. 6 (1735): la sua ultima raccolta, che rappresenta il culmine della sua arte compositiva, caratterizzata da una grande ricchezza inventiva e una scrittura matura e complessa.
Briciole di storia
Commensale di professione
A Firenze, ai primi del 1700, il Fagiuoli era abbonato ai pranzi dei nobili, che lo invitavano per deliziarsi delle sue risposte frizzanti. Lui arrivava, si sedeva, serviva battute e ottave improvvisate. Il conto lo pagava in spirito, non in fiorini.
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