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Origini e formazione
Giuditta Angiola Maria Costanza Pasta, nata Negri a Saronno il 26 ottobre 1797 e morta a Como il 1º aprile 1865, fu una delle più celebri cantanti liriche del XIX secolo. Dotata di una voce straordinaria e di un talento drammatico fuori dal comune, è considerata insieme a Maria Malibran una delle interpreti più influenti dell'età romantica.
Figlia di Carlo Antonio Negri, farmacista originario di Lomazzo, e di Rachele Ferranti, iniziò lo studio della musica in ambito familiare. I primi insegnamenti di solfeggio e canto le furono impartiti dallo zio materno Filippo Ferranti, violoncellista, mentre a Como studiò con Bartolomeo Lotti, maestro di cappella della cattedrale. Proprio nella città lariana avvenne il suo primo contatto con il pubblico: nel 1812 la giovane Giuditta si esibì nella chiesa di Santa Cecilia, mostrando già quelle qualità espressive che in seguito avrebbero conquistato i teatri europei.
Milano e il debutto teatrale
L'anno successivo lo zio la condusse a Milano, introducendola negli ambienti culturali della capitale lombarda. Qui ricevette una formazione completa: studiò musica con Pietro Raj, vicecensore del Real Conservatorio, arte scenica con la celebre danzatrice Antonia Pallerini e perfezionò la tecnica vocale sotto la guida di Giuseppe Scappa, insegnante di canto al Teatro alla Scala. Anche la grande contralto Giuseppina Grassini si interessò alla giovane cantante, contribuendo a indirizzarne la formazione.
Il debutto teatrale avvenne il 30 gennaio 1816 al Teatro dei Filodrammatici di Milano nell'opera Lopez de Vega di Giuseppe Scappa, dove interpretò il ruolo della baronessa Isabella. Sul palcoscenico era affiancata dal dilettante e avvocato milanese Giuseppe Pasta, che pochi giorni prima, il 17 gennaio dello stesso anno, era diventato suo marito. Poco dopo tornò sul medesimo teatro nell'azione scenica La contesa musicata da Pietro Raj, confermando il suo ingresso nella vita teatrale milanese.
La voce costruita con lo studio
Quando Giuditta Pasta iniziò a cantare, la sua voce non impressionò affatto i maestri. Era descritta come limitata, poco flessibile, con note disomogenee e una tendenza a calare d’intonazione. Nulla lasciava presagire la futura regina del melodramma romantico. La cantante reagì con uno studio instancabile: lavorò sulla respirazione, sull’estensione e soprattutto sulla capacità di colorare la voce. Col tempo trasformò quelle stesse imperfezioni in un punto di forza, ottenendo uno strumento di eccezionale varietà espressiva, capace di passare dal registro grave al sovracuto. Bellini, che scrisse per lei alcune delle sue opere più celebri, definì il suo stile con due parole destinate a diventare leggendarie: «sublime tragico».
Le prime esperienze internazionali
Nel corso del 1816 Ferdinando Paër la volle al Théâtre-Italien di Parigi per l'allestimento della sua opera Il principe di Taranto, nella parte di Rosina. Nella capitale francese la Pasta affrontò anche ruoli importanti del repertorio italiano, tra cui Donna Elvira nel Don Giovanni di Mozart e la protagonista femminile in Giulietta e Romeo di Nicola Antonio Zingarelli.
L'anno successivo fu scritturata al His Majesty's Theatre di Londra, dove interpretò Telemaco nella Penelope di Domenico Cimarosa accanto a Gaetano Crivelli. Come già accaduto al suo debutto italiano, anche l'esordio londinese non fu accolto con entusiasmo, ma la cantante mantenne con grande professionalità tutti gli impegni presi, esibendosi in opere di Paër, Mozart e Giacomo Ferrari.
La ripresa della carriera in Italia
Dopo la nascita della figlia Clelia, il 27 marzo 1817, Giuditta Pasta riprese rapidamente la propria attività artistica. Nel settembre dello stesso anno tornò sulle scene al Teatro San Benedetto di Venezia, dove cantò in Adelaide e Comingio di Giovanni Pacini. Nei due anni successivi si dedicò soprattutto alla carriera italiana, esibendosi in numerose città della penisola — tra cui Padova, Roma, Brescia, Trieste, Torino e Venezia — e collaborando nuovamente con la grande Giuseppina Grassini.
Nel 1819 tornò anche al Théâtre-Italien di Parigi, interpretando Vespina nell'opera Agnese di Fitz-Henry di Ferdinando Paër accanto a interpreti di primo piano come Marco Bordogni, Luigi Lablache e Filippo Galli.
Le prime affermazioni teatrali
Nel 1820 debuttò al Teatro La Fenice di Venezia come Gonzalvo nella prima assoluta di La conquista di Granata di Giuseppe Nicolini. L'anno successivo fu protagonista della prima rappresentazione di Arminio ossia L'eroe germano di Stefano Pavesi. In questi anni la sua figura artistica iniziò a definirsi con maggiore chiarezza: la Pasta non era soltanto una cantante di grande estensione vocale, capace di affrontare repertori da contralto e da soprano, ma soprattutto un'interprete intensamente drammatica, capace di trasformare il canto in azione teatrale.
Il trionfo a Parigi
Tra il 1821 e il 1823 Giuditta Pasta fu una delle principali protagoniste del Théâtre-Italien di Parigi, dove affrontò un repertorio vastissimo che comprendeva soprattutto opere di Rossini ma anche titoli di Mozart, Zingarelli, Paër e Paisiello. Nel 1821 interpretò Desdemona in Otello accanto a Manuel García padre e Nicolas-Prosper Levasseur, ed Enrico in Elisabetta, regina d'Inghilterra. L'anno successivo fu protagonista in Tancredi e cantò Elcia nel Mosè in Egitto. Nel 1822 interpretò anche la protagonista della Medea in Corinto di Johann Simon Mayr, mentre nel 1823 apparve come Elvira in La rosa bianca e la rosa rossa di Mayr e come Carlotta in Elisa e Claudio di Saverio Mercadante. Il suo repertorio comprendeva inoltre La gazza ladra, Don Giovanni di Mozart, Giulietta e Romeo di Nicola Zingarelli, Camilla di Ferdinando Paër e Nina, o sia La pazza per amore di Giovanni Paisiello.
Durante questi anni la fama della Pasta crebbe rapidamente. A Parigi non era richiesta soltanto dai teatri – tra cui l'Odéon e l'Opéra – ma anche dall'alta società e dalla nobiltà, che la consideravano una delle grandi celebrità musicali del momento.
Londra e i concerti con Rossini
Nel dicembre 1821 tornò in Italia per interpretare Edoardo in Eduardo e Cristina di Rossini al Teatro Regio di Torino accanto a Nicola Tacchinardi. Negli anni 1824 e 1825 la sua attività si svolse principalmente tra Londra e Parigi. Nell'aprile 1824 fu Desdemona nell'Otello di Rossini al Her Majesty's Theatre di Londra. Pochi mesi dopo partecipò, nelle Almack's Assembly Rooms, alla prima esecuzione della cantata rossiniana Il pianto delle Muse in morte di Lord Byron, cantando insieme a Isabella Colbran, Maria Malibran e Giuseppe De Begnis.
Durante lo stesso soggiorno inglese si esibì in concerto all'Università di Cambridge con Rossini al pianoforte, Angelica Catalani e il celebre contrabbassista Domenico Dragonetti. Fu inoltre protagonista di Semiramide di Rossini diretta dallo stesso compositore al Her Majesty's Theatre e cantò in un concerto privato all'Apsley House del duca di Wellington, ancora con Rossini al pianoforte e Giuseppina Ronzi de Begnis.
Nel giugno 1825 fu nuovamente scritturata al King's Theatre di Londra per il Barbiere di Siviglia, ma un'improvvisa indisposizione la costrinse a rinunciare alla recita dell'11 giugno, sostituita dalla giovanissima Maria Malibran.
Il viaggio a Reims e il successo europeo
Ripresasi rapidamente, la Pasta tornò a Parigi dove il 19 giugno 1825 interpretò il ruolo protagonista di Corinna nella prima assoluta de Il viaggio a Reims di Rossini al Théâtre-Italien, accanto a Ester Mombelli e Domenico Donzelli. L'opera, composta per celebrare l'incoronazione di Carlo X, ottenne un enorme successo. Nello stesso anno la cantante interpretò anche Armando ne Il crociato in Egitto di Giacomo Meyerbeer.
Napoli e i nuovi trionfi teatrali
Nel 1826, oltre agli impegni a Parigi dove interpretò Zelmira di Rossini con Giovanni Battista Rubini e alle recite londinesi di Medea in Corinto, la Pasta debuttò con straordinario successo al Teatro San Carlo di Napoli nella prima assoluta di Niobe di Giovanni Pacini, accanto a Carolina Ungher. L'anno successivo fu protagonista di due nuove opere: Giuditta di Pietro Raimondi, rappresentata sempre al San Carlo, e Maria Stuart, regina di Scozia di Carlo Coccia, presentata a Londra.
Il passaggio al registro di soprano
Nel 1829 Giuditta Pasta apparve al Teatro Comunale di Bologna come Desdemona nell'Otello di Rossini con Domenico Reina, come Semiramide e come Amenaide nel Tancredi. Proprio in questi anni avvenne una trasformazione decisiva nella sua carriera: dopo circa quindici anni di attività come contralto, la cantante passò progressivamente al registro di soprano. Il nuovo esordio avvenne a Vienna, dove interpretò la protagonista di Semiramide di Rossini con un successo straordinario.
La fama raggiunta fu tale che gli scultori Pompeo Marchesi e Giovan Battista Comolli scolpirono due busti in marmo raffiguranti la cantante nelle vesti di Semiramide. Il busto di Comolli è oggi conservato al Museo del Teatro alla Scala di Milano. In onore dell'opera di Marchesi, esposta a Brera nel 1829, il poeta e librettista Felice Romani compose la canzone Pel busto di Giuditta Pasta.
Milano e il titolo imperiale
In quegli anni la Pasta soggiornava spesso a Milano, dove possedeva un elegante palazzo nella Contrada del Monte, oggi via Montenapoleone, acquistato intorno al 1829 e decorato secondo il gusto del neoclassicismo tardo. Nonostante la prestigiosa residenza milanese, la cantante trascorreva lunghi periodi anche a Parigi, nella casa di Rue de Richelieu, e successivamente nella villa detta «la Roda» a Blevio, sul lago di Como, dove avrebbe passato gli ultimi anni della sua vita.
Nello stesso 1829 il conte Czernin, ciambellano della corte asburgica, le conferì il titolo di Prima cantante di camera di Sua Maestà Imperial Regia Apostolica, riconoscimento che sanciva ufficialmente la sua posizione tra le più grandi artiste liriche d'Europa.
Donizetti e il trionfo di Anna Bolena
Nel 1830 Gaetano Donizetti compose per Giuditta Pasta l'opera Anna Bolena, che debuttò con enorme successo al Teatro Carcano di Milano il 26 dicembre dello stesso anno. Il ruolo fu creato espressamente per lei e segnò uno dei momenti più importanti della sua carriera. L'opera venne poi rappresentata anche a Londra e al Théâtre-Italien di Parigi, con interpreti come Marietta Brambilla e, successivamente, Eugenia Tadolini.
Durante la composizione dell'opera Donizetti soggiornò a Blevio, ospite della stessa Pasta, che contribuì attivamente alla definizione musicale e drammatica del ruolo con suggerimenti e osservazioni. La collaborazione tra la cantante e il compositore dimostrò quanto la Pasta fosse non soltanto una straordinaria interprete, ma anche una musicista capace di influire direttamente sul processo creativo delle opere scritte per lei.
Bellini e la nascita del belcanto romantico
Nel 1831 la Pasta fu protagonista a Milano di due nuove opere di Vincenzo Bellini. Il 6 marzo, al Teatro Carcano, interpretò con grande successo il ruolo di Amina nella prima assoluta de La sonnambula, parte che cantò nello stesso anno anche a Londra e al Théâtre-Italien di Parigi. Il 26 dicembre dello stesso anno debuttò alla Scala nel ruolo di Norma, in occasione della prima rappresentazione dell'opera omonima diretta da Alessandro Rolla, accanto a Giulia Grisi. La serata non ebbe il successo sperato, anche a causa di un'indisposizione della cantante.
L'incontro tra Giuditta Pasta e Bellini fu determinante per entrambi. La cantante trovò nel giovane compositore l'autore capace di valorizzare appieno le sue eccezionali capacità drammatiche e vocali, mentre Bellini individuò in lei l'interprete ideale per le proprie creazioni: un'artista dotata di un'estensione e di una flessibilità vocale tali da sostenere la sua scrittura innovativa e intensamente espressiva.
La Casta Diva abbassata per la Pasta
Quando Vincenzo Bellini compose Norma per Giuditta Pasta, conosceva bene le particolarità della sua voce. La cantante aveva un’estensione amplissima, ma la tessitura troppo alta la metteva in difficoltà e tendeva a far calare l’intonazione. Per questo motivo il compositore prese una decisione insolita: abbassò di un intero tono l’aria più celebre dell’opera, Casta Diva, portandola da sol maggiore a fa maggiore. In questo modo la parte risultava più adatta alla Pasta e la cantante poteva mantenere quella linea ampia e solenne che Bellini considerava il vero segreto del personaggio. L’episodio dimostra quanto i compositori dell’epoca modellassero la musica sulle qualità specifiche dei grandi interpreti.
Nuove opere e successi internazionali
Nel 1832 la Pasta continuò a dominare le scene europee. Fu nuovamente Anna Bolena e interpretò Bianca nella prima assoluta di Ugo, conte di Parigi di Donizetti alla Scala. Nello stesso anno cantò anche Norma sotto la direzione dello stesso Bellini al Teatro Riccardi di Bergamo (oggi Teatro Donizetti) e al Teatro La Fenice di Venezia.
L'anno successivo fu Desdemona nell'Otello di Rossini e Tancredi a Venezia. Sempre nel 1833 Bellini compose per lei una nuova opera, Beatrice di Tenda, rappresentata in prima assoluta al Teatro La Fenice il 16 marzo. L'accoglienza fu però fredda e l'opera incontrò inizialmente un insuccesso. Nello stesso periodo la Pasta continuò a esibirsi in grandi ruoli del repertorio, tra cui Norma a Londra e Fausta a Venezia.
Gli ultimi anni di carriera operistica
Nel 1834 la cantante tornò a Venezia come protagonista della prima assoluta di Emma d'Antiochia e continuò a interpretare con successo Anna Bolena e Fausta. Nel 1835 fu Giulietta ne I Capuleti e i Montecchi di Bellini a Londra, sotto la direzione dello stesso compositore, e cantò Norma al Théâtre-Italien di Parigi.
Proprio in questi anni la Pasta iniziò però ad avvertire i primi segni di declino vocale. Dopo alcune sfortunate esecuzioni di Norma alla Scala, nelle quali la voce non riuscì più a sostenere le difficoltà della parte, decise di ritirarsi temporaneamente dalle scene. La cantante, che per lungo tempo aveva dominato con straordinaria forza tecnica i limiti della propria voce, non riuscì più a controllarla come in passato e le reazioni della critica e del pubblico furono severe.
Il ritiro dalle scene e gli ultimi concerti
Dopo due anni di riposo, nel 1837 tornò brevemente all'attività esibendosi al Drury Lane di Londra e proseguendo con una serie di concerti in Gran Bretagna e a Parigi. A proposito delle condizioni vocali della cantante in queste ultime apparizioni, Pauline Viardot osservò con una frase rimasta celebre: la Pasta era come L'Ultima Cena di Leonardo da Vinci, «un quadro in rovina, ma il più bel quadro del mondo».
L'ultima tournée operistica avvenne nel 1841 in Russia, dove a San Pietroburgo e Mosca interpretò ancora Norma, Semiramide e Anna Bolena. In seguito si ritirò definitivamente dalle scene, continuando tuttavia a partecipare a concerti di beneficenza fino al 1845.
Gli ultimi anni a Blevio
Dopo il ritiro, la Pasta si divise tra Milano e la villa di Blevio sul lago di Como. Nel 1846 morì il marito Giuseppe Pasta. Durante i moti rivoluzionari del 1848 sostenne con entusiasmo la causa patriottica: appresa la notizia della vittoria degli insorti nelle Cinque giornate di Milano, il 22 marzo salì con alcuni sostenitori sul colle di Brunate dove piantò la bandiera tricolore e intonò un inno all'Italia libera.
L'ultima apparizione pubblica risale al 1851, quando cantò in un concerto alla Royal Opera House insieme alla sua allieva Teresa Parodi. Negli anni successivi visse tra Milano e Blevio, nella villa che portava il suo nome. Morì di bronchite nel 1865 a Como, all'età di sessantasette anni, nella casa appartenuta alla nonna materna. Fu sepolta a Blevio, dove ancora oggi una grande lapide nel cimitero ricorda una delle più straordinarie interpreti della storia del melodramma.
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