Salta al contenuto
CANZONE ITALIANA

Ivano Fossati – Gli inizi e la formazione (1951–1970)

Un’infanzia tra palcoscenico e fatica
Ivano Alberto Fossati nasce a Genova il 21 settembre 1951. La madre Germana lavora come sarta al Teatro dell’Opera, mentre il padre Aldo abbandona la famiglia quando lui è ancora in fasce. A crescerlo davvero è il nonno Alberto Ricci, operaio in conceria, figura solida e protettiva che Fossati ricorderà come l’uomo che «non avrebbe esitato a difendere i suoi affetti».

Beatles e rivelazioni
La musica entra presto nella sua vita: prima il pianoforte, su richiesta della madre appassionata d’opera. Ma l’arrivo di due 45 giri dei Beatles — Please Please Me e Love Me Do — cambia tutto: lascia Bach per Lennon & McCartney e imbraccia la chitarra. Da lì, un’esplosione di strumenti: organetto, chitarra elettrica, flauto traverso studiato seriamente dai diciotto anni, e una costellazione di complessi beat della Genova anni ’60.

La Genova che cresceva musica
Ivano frequenta il liceo Andrea D’Oria e si mantiene con i lavori più improbabili: negozio di elettricista, fabbrica di denti finti, magazzino di cancelleria. Nel 1967 forma il suo primo gruppo beat, “I Poeti”, fotografati in una rarità pubblicata nel libro Tutto questo futuro. Una premessa che profuma già di futuro: la scuola cantautorale genovese sta germogliando, e lui è nel posto giusto, al momento giusto.

Una carriera lunga, libera, e plurale

Cantautore, polistrumentista, artigiano di parole
In oltre quarant’anni Fossati attraversa generi e mondi: rock sinfonico, rock elettrico, jazz, mediterraneo, cantautorato colto. Autore di canzoni esistenziali e di brani donati alle più grandi voci italiane (da Mannoia a Vanoni), si conquista un ruolo unico: quello che non segue le mode, ma l’urgenza di dire.

Riservatezza e riconoscimenti
Nel 2012, al culmine della stima pubblica, decide di ritirarsi dalle scene musicali. Sei Targhe Tenco (quattro per il miglior album, due per la migliore canzone), il Premio Lunezia e il Librex Montale testimoniano quanto la musica italiana gli debba. Nel 2023 riceve la Laurea Honoris Causa a Genova, città che non ha mai smesso di abitargli la voce.

“La svolta Beatles”

Fossati ha raccontato che da ragazzo «non sopportava le canzoni», finché non ascoltò i Beatles. «Le parole — disse — disturbavano la musica». Poi scoprì che, quando sono quelle giuste, una canzone ti salva tutta la vita.

Dai Delirium alla ricerca di una voce propria (1971–1978)

Il battesimo prog nei Delirium
Dopo le notti di jam session al “Revolution” di Genova, nel 1971 Fossati entra nei Sagittari, che presto si ribattezzano Delirium. Sono tra i pionieri del rock progressivo italiano: flauti, sintetizzatori, impasti sinfonici e un’idea di palco che guarda ben oltre i confini della canzone da classifica. Con Canto di Osanna si fanno notare a Viareggio, con l’album Dolce acqua Fossati emerge come frontman… e poi arriva Sanremo 1972: Jesahel spalanca le porte del successo televisivo.

La rotta solitaria
Nel 1973 lascia la band per seguire la sua strada (dopo una parentesi nel servizio militare, interrotta perché “inadatto” alla vita militare). Il primo tassello personale è il singolo Beati i ricchi, seguito dall’album d’esordio Il grande mare che avremmo traversato: un diario di viaggi interiori e marini che annuncia i suoi futuri temi ricorrenti. I riferimenti letterari si affacciano già: Edgar Allan Poe fa capolino in Il pozzo e il pendolo, il mare diventa geografia emotiva in Vento caldo.

La coppia d’oro della scrittura
È il periodo del sodalizio con Oscar Prudente, con cui firma gli album Poco prima dell’aurora (1974) e Good-Bye Indiana (1975). Insieme scrivono interamente per Gianni Morandi il disco Il mondo di frutta candita e collaborano a nuove produzioni, sperimentando senza formati obbligati.

Penna per altre voci
Intanto Fossati scopre in sé un altro mestiere: l’autore per interpreti. Già alla metà degli anni ’70 i suoi brani finiscono nelle mani più prestigiose della canzone italiana: Mina (Non può morire un’idea), Marcella Bella (Mi vuoi), Anna Oxa (Un’emozione da poco), Loredana Bertè (Dedicato). Si sta formando un linguaggio riconoscibile: lirico ma concreto, popolare ma mai banale.

1977: la svolta
Arrivano l’RCA e Antonio Coggio alla produzione. Nasce La casa del serpente: suono più elettrico, dichiaratamente rock. È anche il momento dell’incontro artistico (e umano) con Mia Martini: da Anna di primavera a Sentimento e Se finisse qui, fino ai futuri classici E non finisce mica il cielo e Vola.

La consacrazione come autore
Nel 1978 la voce di Patty Pravo trasforma Pensiero stupendo in un manifesto della liberazione sentimentale. Le ballate di Fossati entrano ovunque: classifiche, programmi tv, repertorio nazionale. A sigillare l’anno arrivano anche i primi premi: la critica inizia a trattarlo come uno che non è più una promessa… ma una certezza.

“Quasi un provino”

Quando Patty Pravo incise Pensiero stupendo, la leggenda vuole che la versione uscita fosse praticamente quella del primo take, registrata di getto. A conferma di quanto una canzone di Fossati, nelle mani giuste, possa esplodere al primo colpo.

La fase rock e l’ascesa popolare (1979–1985)

La mia banda suona il rock
Alla fine dei Settanta Fossati mette finalmente a fuoco un’identità sonora personale: rock elettrico, pulsazioni reggae, ballate pop di grande respiro. Nel 1979 incide negli studi di Miami l’album La mia banda suona il rock, con musicisti internazionali. La title track, destinata a diventare un tormentone nazionale, apre al grande pubblico una scrittura che resta però inquieta e in perenne fuga dalle etichette.

Panama e dintorni
Nel 1981 Panama e dintorni consolida il successo: arrangiamenti sofisticati, brani come Panama, J’adore Venice e soprattutto la struggente La costruzione di un amore, già donata a Mia Martini. Il disco viene riconosciuto anni dopo come uno dei lavori italiani più belli di sempre: Fossati è ormai tra i nomi di punta del cantautorato rock.

Scrivere per voci dirompenti
Nel 1982 arriva Non sono una signora per Loredana Bertè: successo clamoroso, Festivalbar vinto e uno degli inni pop più celebri di sempre. Fossati produce l’intero album Traslocando, che verrà considerato un capolavoro nel repertorio femminile italiano.

Le città di frontiera e Ventilazione
Nel 1983 pubblica Le città di frontiera, con canzoni dal taglio sociale e corrosivo come La musica che gira intorno. Nel 1984 Ventilazione estremizza la ricerca ritmica e rock: cover spiazzanti, suoni più aspri, e quel Il pilota che annuncia già la futura passione per il tema del volo.

Fossati produttore
Nel 1985 collabora con Francesco De Gregori producendo due brani di Scacchi e tarocchi: un incontro tra “giganti” del nostro cantautorato contemporaneo.

Video selezionati dal canale ItalianOpera:

La svolta cantautorale e la maturità (1986–1988)

700 giorni
La ricerca porta Fossati oltre il rock: musica africana, eco di folk celtico, memoria storica e politica. 700 giorni (1986) inaugura una stagione di grande consapevolezza: Una notte in Italia diventa un classico, mentre brani come Dieci soldati e Il passaggio dei partigiani richiamano un immaginario alla Fenoglio.

Premi e riconoscimenti
Arriva la prima Targa Tenco come miglior album: la critica individua chiaramente la rinascita artistica del genovese. Intanto, Fossati produce il disco O di Ornella Vanoni, aggiungendo un altro tassello alla sua straordinaria versatilità.

La pianta del tè
Nel 1988 esce La pianta del tè: vertice della sua poetica. Atmosfere orientali, flauti andini, ritmi sospesi tra Mediterraneo e Sudamerica. La volpe gioca con il mito personale, L’uomo coi capelli da ragazzo sfiora la nostalgia, mentre Questi posti davanti al mare unisce in un’unica voce Fossati, De André e De Gregori — una triade irripetibile della musica d’autore italiana. Il brano conquista la Targa Tenco come miglior canzone dell’anno.

La mousse della diplomazia

Quando Fossati propose a Loredana Bertè Non sono una signora, Mia Martini — sapendo quanto la sorella potesse essere… impulsiva — la addolcì con una mousse al cioccolato prima dell’ascolto. Il resto è storia: uno dei più grandi successi rock al femminile in Italia.

Una rinnovata maturità artistica (1990–1992)

Discanto – La poetica si fa audace
All’inizio degli anni ’90 Fossati rientra in studio dopo un viaggio decisivo in Portogallo: nasce Discanto, un lavoro che raffina la sua scrittura fino a farla diventare materia d’autore “alta”. Brani come Lunario di Settembre e Confessioni di Alonso Chisciano trasformano documenti giudiziari e riflessioni su Don Chisciotte in canzone: un gioco linguistico sofisticato ma mai sterile. Il mondo lusitano entra con chitarre “breguesas” in Lusitania, influenze popolari in Passalento e una vena narrativa tutta mediterranea in Italiani d’Argentina. Con Piumetta appare la voce di Fiorella Mannoia, segnando una collaborazione che darà vita — negli anni — a classici come I treni a vapore e Le notti di maggio. La Targa Tenco come miglior album dell’anno arriva a suggellare la nuova statura espressiva.

Lindbergh – Lettere da sopra la pioggia
Nel 1992 Fossati prende il volo — letteralmente — ispirandosi alla trasvolata atlantica di Charles Lindbergh: nasce Lindbergh. È un disco volutamente essenziale: arpeggi acustici, atmosfere celtiche, world music filtrata con pudore. La canzone popolare diventa talmente iconica da essere adottata in chiave politica; lui ci tiene però a prendere le distanze: la canzone deve ispirare, non schierarsi. I momenti più concreti? La barca di legno di rosa con l’arpa di Zitello, la spiritualità de Il disertore e la delicatezza di Poca voglia di fare il soldato. Lindbergh si chiude su una riflessione intima e sospesa come l’altitudine che racconta. Arriva la terza Targa Tenco: Fossati è ormai pilota navigato della canzone d’autore.

Live, riletture e intrecci sonori – da Dal vivo a Macramè (1993–1996)

Il palco come verità assoluta
Nel 1993 Fossati e Beppe Quirici registrano due album dal vivo — Dal vivo vol. I – Buontempo e Dal vivo vol. II – Carte da decifrare — senza ritocchi, senza trucco: solo la musica come arriva al pubblico. I brani storici rinascono: J’adore Venice vira jazz, La volpe cambia pelle, La mia banda suona il rock si piega a nuove letture. È la prova che Fossati non “ripete” mai una canzone: la reinventa.

I Disertori e l’influenza sulle nuove generazioni
Il 1994 porta un tributo generazionale: I Disertori. Ivano Fossati riletto da…. Afterhours, Mau Mau, La Crus, Modena City Ramblers: una nuova scena italiana che riconosce in lui una guida, anche quando lui veste i panni del più schivo dei maestri.

Macramè – L’intreccio perfetto
Nel 1996 nasce Macramè: titolo che richiama un ricamo arabo arrivato nei porti di Genova — un’immagine perfetta del suo mosaico musicale. Strumenti tradizionali si mescolano a elettronica, ritmiche globali si intrecciano con poesia quotidiana. C’è Tony Levin allo stick e al contrabbasso elettrico, e la forma-canzone si fa scultura sonora: L’abito della sposa, L’angelo e la pazienza, L’orologio americano. Arriva la quarta Targa Tenco: ex aequo con Francesco De Gregori. Due capitani che solcano rotte diverse, ma nella stessa musica del mondo.

Attenti a “La canzone popolare”

Dopo che La canzone popolare fu scelta come inno politico, Fossati smise per un periodo di proporla in concerto: «Per rispetto dell’equivoco» — dirà — perché una canzone per tutti non può diventare bandiera di una parte sola.

La collaborazione con Fabrizio De André (1996)

L’incontro fra due fuoriclasse della canzone d’autore non poteva che avvenire a Genova, in quel porto dove le storie si mischiano ai venti. Tutto inizia con La pianta del tè, dove De André presta la sua voce e la sua amicizia. I due si riconoscono nella stessa lentezza esigente: scegliere una parola giusta può richiedere giorni. De André non transige: dietro ogni parola c’è una responsabilità. Fossati annuisce: è la sua stessa filosofia.

Il primo vero lavoro condiviso arriva però con Le nuvole: Fossati cofirma Mégu megún e 'Â çímma. La collaborazione si consolida, l’intesa cresce: nasce l’idea di un album scritto interamente insieme. Nel 1995 si rinchiudono a Longiano per dare vita a un disco a quattro mani. La storia però prende un’altra rotta: le linee pianistiche di Fossati, troppo caratterizzate, rischiano di spostare il progetto verso la sua estetica. A quel punto Fossati si fa da parte. È un gesto elegante, quasi da spartano: lascia che De André abbia la piena rotta.

Nasce così Anime salve, con Fossati presente come autore di Prinçesa (Targa Tenco miglior canzone) e come voce in due brani, senza bisogno di prendersi la scena. De André dirà di lui: «Il collega che stimo di più… anche se è sampdoriano».

Dopo la morte di Faber, Fossati confesserà di aver consumato sul piatto del giradischi gli album del collega «come fossero arrivati da un pianeta lontanissimo, dove è lecito scrivere canzoni in italiano».

Video selezionati dal canale ItalianOpera:

Le prove discografiche (1998–2003)

Time and Silence — Nel 1998 arriva la prima antologia: accanto ai classici si fa notare l’inedito Il talento delle donne, dove sacralità orientale e lucida osservazione occidentale dialogano nel mantra Om mani padme hum. Intanto Fossati scrive per il cinema (Mazzacurati), per il teatro, e porta la sua musica anche all’estero, mentre i suoi live sposano battaglie civiche come “Per la bellezza”.

La disciplina della Terra (2000) segna un ritorno a sonorità elettriche e a temi antimilitaristi. Iubilaeum bolero si veste della tromba di Rava e di poesia recitata da Mercedes Martini, mentre il libro Carte da decifrare con Einaudi racconta trent’anni di carriera intrecciando canzoni e versi di grandi poeti.

Not One Word richiama l’essenzialità della musica senza parole: la barca avanza solo con lo scafo, senza timone.

Lampo viaggiatore (2003) rimette insieme parola e timone. Popolare, diretto, ma mai banale: Pane e coraggio parla di migranti prima che diventasse “un tema”, C’è tempo è un classico immediato, Io sono un uomo libero porta la sua firma anche nella voce di Celentano. Fossati ammira la leggerezza conquistata: «Ho scritto pensando ai jukebox sulle spiagge… più che a una cattedra da cantautore».

Dal nuovo Live agli album L'arcangelo e Musica moderna (2004-2009)

Nel 2004 Fossati torna a registrare dal vivo: Dal vivo volume 3 – Tour acustico raccoglie l’intimità dei concerti del novembre 2003, nati senza l’idea di diventare un disco. Il clima è acustico nel senso più genuino: strumenti alternativi come bicchieri intonati e la ruota di una bicicletta rendono il suono materico, domestico e ribelle. Non manca però il respiro elettrico, perché a Fossati non piace rinchiudere la musica dentro un’etichetta.

L’artista rientra in studio e nel 2006 pubblica L’arcangelo, un album che molti definiscono “politico”. In realtà Fossati non punta bandiere: osserva la vita reale, la democrazia che traballa, le guerre che non finiscono mai, il desiderio e il corpo che chiedono diritti. Canzoni come Cara Democrazia e Ho sognato una strada suonano come avvertimenti: la libertà non è mai un fatto scontato. Ma convivono con la dolcezza sfrontata de L’Amore Fa e con il volto femminile e magnetico de La Cinese.

Nel 2006 chiude la lunga collaborazione con Sony-BMG e passa a EMI. Esce il cofanetto Ho sognato una strada, che ripercorre quasi trent’anni di scrittura, e intanto presta la sua mano ad altri: con Zucchero firma È delicato, confermando la sua capacità di abitare stili diversi senza snaturarsi.

Tra 2008 e 2009 il suo nome torna nelle classifiche grazie a Indietro con Tiziano Ferro e grazie alla poesia asciutta de L’amore trasparente, scritta per “Caos calmo” e premiata ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento. È un periodo fitto di collaborazioni: per Baglioni (Il rimpianto), per Anna Oxa (Tutto l’amore intorno), per tributi televisivi a De André e Gaber.

Nel 2009 pubblica Musica moderna: un titolo che è una dichiarazione d’intenti e un’alzata di sopracciglio. Brani come Rimedio, Miss America e Last Minute (con batteria del figlio Claudio) mescolano ritmo, memoria e ironia sociale. L’album riceve il Premio Lunezia per il valore Musico-Letterario: da anni Fossati dimostra che la parola, quando scritta bene, è un’arma musicale a tutti gli effetti.

Decadancing e il ritiro dalle scene (2011-2012)

Il 2 ottobre 2011, in diretta TV, Fossati presenta Decadancing e sorprende tutti annunciando che sarà il suo ultimo album di inediti e che non farà più tournée, salvo quella già in programma. Dice di non vedere più qualcosa da aggiungere alla propria storia musicale: eleganza e lucidità, invece di un inutile accanimento artistico.

Chiarisce subito che non si tratta di un addio alla musica: studierà, suonerà, scriverà ancora per altri, magari nascosto tra le righe dei crediti. Vuole solo smettere di sottoporre il suo mestiere ai meccanismi dell’industria discografica. Insiste: Decadancing non è un testamento, non è un disco triste. La canzone conclusiva si intitola non a caso Tutto questo futuro. Dalle sue parole trapela un messaggio ai giovani: «Considerate vostra terra tutta l’Europa». Le frontiere non devono nemmeno vedersi.

Nel frattempo continua a donare musica ad altre voci: per Laura Pausini scrive Troppo tempo, per Giorgia Oggi vendo tutto. Il 19 marzo 2012 sale per l’ultima volta sul palco, al Piccolo Teatro di Milano, dove aveva fatto il suo saluto al pubblico anche Gaber. Il giorno dopo esce il tributo Pensiero stupendo – Le canzoni di Ivano Fossati, mentre il DVD Dopo tutto immortala il suo ultimo tour. Una chiusura circolare, dignitosa, senza nostalgia celebrativa.

Dopo quarant’anni, Fossati sceglie il silenzio come atto artistico: la musica continua a esistere, anche quando chi la crea decide di non reclamarne più il proscenio.

Video selezionati dal canale ItalianOpera:

Il ritorno discografico (2018-presente)

Quando tutti lo credevano serenamente ritirato nell’ombra, Fossati rientra in punta di piedi dalla porta principale: nel 2018 scrive per Loredana Bertè Messaggio dalla luna, brano dal profilo fortemente politico che lei inserisce nell’album LiBerté. È un ritorno che profuma più di necessità che di nostalgia: alcune cose, semplicemente, bisogna dirle.

Nel novembre 2019 arriva un evento storico: l’album di inediti Mina Fossati, un incontro al vertice fra due leggende che in realtà si sfioravano da decenni. Il disco è una conversazione tra pari: poche foto, zero apparizioni, nessuna mondanità — solo musica. E funziona talmente bene che qualcuno mormora: “Magari ci ripensasse davvero, a smettere”.

Nel 2022 partecipa al docufilm La nuova scuola genovese, che racconta la continuità sotterranea tra i cantautori liguri e il rap delle nuove generazioni. Il film va persino in classifica tra i più visti al cinema: segno che quel filo rosso non si è mai spezzato.

Nel 2023 l’Università di Genova gli conferisce la laurea honoris causa in “Letterature moderne e spettacolo”. In parallelo, compare nel docufilm Io, noi e Gaber dedicato all’amico Giorgio, uno dei pochi con cui amasse parlare “a cuore scoperto”, lontano dai riflettori.

A novembre 2023 Fossati, insieme a Oscar Prudente e alla Universal Records, avvia una causa contro i Public Enemy: l’accusa riguarda il brano Harder Than You Think, costruito su un campionamento di Jesahel dei Delirium (Sanremo 1972) senza menzionare gli autori. Una battaglia di diritti, certo, ma anche una rivendicazione d’identità: persino quando non canti più, la tua musica continua a vivere — e va difesa.

Una fotografia dal sapore vintage che cattura la vita quotidiana sotto i caratteristici portici di Bologna, tra passanti e automobili degli anni '60.
A Bologna sotto i portici (1964), Arte generativa, stile Fotografia d'epoca di Varrone & Romano, Collezione privata.
© Collezione Varrone & Romano (Tutti i diritti riservati).