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CANTO
Portrait of the castrato singer Farinelli
Jacopo Amigoni, Portrait of Carlo Broschi known as Farinelli, ca. 1750. Real Academia de Bellas Artes de San Fernando, Madrid.
Public domain (Commons)

Origini e famiglia

Farinelli, pseudonimo di Carlo Maria Michelangelo Nicola Broschi, nacque ad Andria il 24 gennaio 1705 e morì a Bologna il 15 luglio 1782. È considerato il più celebre cantante castrato della storia e una delle figure più leggendarie del teatro musicale del Settecento.

Nacque nel Regno di Napoli in una famiglia agiata della nobiltà di toga locale. Il padre, Salvatore Broschi, ricopriva importanti incarichi amministrativi feudali ed era un grande appassionato di musica. Proprio per questo motivo volle indirizzare entrambi i figli verso una carriera musicale: il maggiore, Riccardo Broschi, fu avviato alla composizione, mentre Carlo fu destinato al canto.

La castrazione e la formazione musicale

Dopo la morte del padre nel 1717, fu probabilmente il fratello Riccardo a decidere per Carlo la castrazione, pratica allora diffusa per conservare nei giovani cantanti la voce acuta prima dello sviluppo puberale. L'intervento consentiva di mantenere la tessitura di soprano o contralto, ma lasciava invariata la capacità polmonare e lo sviluppo fisico di un adulto, creando così uno strumento vocale di straordinaria potenza e durata del fiato.

Il giovane Carlo fu mandato a Napoli per studiare canto con il grande maestro Nicola Porpora, uno dei più prestigiosi pedagoghi vocali dell'epoca. Sotto la sua guida iniziò un durissimo percorso di formazione che durò diversi anni e che mirava a sviluppare una tecnica vocale assolutamente perfetta.

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Gli studi con Porpora

La preparazione dei cantanti nella scuola napoletana era estremamente rigorosa. L'allievo doveva padroneggiare il solfeggio, l'intonazione impeccabile, la capacità di variare il ritmo della frase musicale e soprattutto l'arte degli abbellimenti e delle variazioni improvvisate, elementi fondamentali del virtuosismo barocco. La voce di Farinelli possedeva una tessitura straordinariamente ampia: poteva scendere fino a note tipiche del contralto profondo e salire, nei vocalizzi, fino alle altezze di un soprano.

Secondo le testimonianze dell'epoca, il programma di studio quotidiano era severissimo. Al mattino gli allievi dedicavano ore agli esercizi vocali più difficili, allo studio della lettura e al controllo dell'espressione davanti allo specchio, per imparare a dominare i gesti scenici. Il pomeriggio era invece riservato alla teoria musicale, al contrappunto improvvisato, alla lettura dei libretti e agli esercizi di respirazione, fondamentali per sviluppare la straordinaria capacità polmonare che rese celebri i castrati.

L'origine del nome Farinelli

Come molti cantanti dell'epoca, Carlo Broschi adottò presto un nome d'arte. Nel mondo del teatro musicale del Settecento lo pseudonimo era quasi un marchio distintivo che contribuiva a costruire l'immagine pubblica dell'artista. L'origine del nome Farinelli è stata oggetto di diverse ipotesi.

Secondo una prima teoria il nome deriverebbe dalla presunta professione di mugnaio del padre, ma questa spiegazione appare poco plausibile. Un'altra ipotesi lo collega alla famiglia dei Farinel, violinisti francesi attivi in Italia, ma non esistono prove di un loro rapporto diretto con il cantante. L'interpretazione oggi più accreditata collega invece il nome a una potente famiglia napoletana di avvocati, i Farina, uno dei quali avrebbe protetto e finanziato il giovane cantante durante i suoi anni di studio con Porpora. Lo stesso Farinelli raccontò questo episodio al celebre teorico e musicista Padre Giovanni Battista Martini.

Il debutto e i primi successi

Il debutto di Carlo Broschi avvenne a Napoli nel 1720 nella serenata Angelica e Medoro di Nicola Porpora. L'opera fu eseguita in una serata celebrativa dedicata all'imperatrice d'Austria e vide la partecipazione di alcuni dei più importanti interpreti dell'epoca, tra cui Marianna Benti Bulgarelli, detta la Romanina, il soprano Domenico Gizzi e il contralto Francesco Vitale. Il libretto era la prima prova teatrale di Pietro Metastasio, che proprio in quell'occasione strinse con Broschi un'amicizia destinata a durare tutta la vita e documentata da un ricco carteggio.

L'esordio fu accolto con grande favore e le successive apparizioni del giovane cantante contribuirono a diffondere rapidamente la sua fama. Il pubblico rimase colpito dalla straordinaria facilità vocale e dalla potenza espressiva del giovane allievo di Porpora.

I trionfi romani

Nella stagione di Carnevale del 1722 Farinelli fece il suo debutto teatrale a Roma, al Teatro Alibert, cantando nel dramma per musica Sofonisba del compositore bolognese Luca Antonio Predieri e nel Flavio Anicio Olibrio di Porpora. Anche in questa occasione condivise il palcoscenico con Domenico Gizzi e Francesco Vitale.

Negli anni successivi tornò più volte nella capitale pontificia per le stagioni di Carnevale, ottenendo successi sempre più clamorosi. Nel 1723 cantò nell'Adelaide di Porpora e nel 1724 nel Farnace di Leonardo Vinci, opere che contribuirono a consolidare la sua reputazione come uno dei più straordinari virtuosi della nuova generazione di cantanti. Da quel momento la sua attività si estese rapidamente ad altre città europee: Roma, Vienna, Venezia, Milano e Bologna divennero tappe abituali della sua carriera.

Una fama sempre più vasta

La fama di Farinelli crebbe rapidamente anche grazie alla sua capacità di affrontare le difficoltà tecniche più estreme richieste dal virtuosismo barocco. Le cronache dell'epoca sottolineano la purezza del timbro, l'estensione straordinaria della voce e la precisione degli abbellimenti. Nel 1725, durante una rappresentazione del Marc'Antonio e Cleopatra di Johann Adolf Hasse a Napoli, il celebre flautista e compositore Johann Joachim Quantz rimase profondamente colpito dal giovane cantante e ne lodò pubblicamente la qualità del suono, la perfezione del trillo e la straordinaria agilità.

Nel 1727, a Bologna, il giovane Broschi entrò in contatto con Antonio Bernacchi, uno dei più celebri castrati dell'epoca. Anche se la stampa dell'epoca parlò di una competizione tra i due cantanti, non vi fu mai un vero antagonismo personale: Bernacchi, molto più anziano, fu anzi generoso di consigli e suggerimenti nei confronti del giovane artista.

L'ingresso nell'Accademia Filarmonica

Nel 1730 Farinelli fu ammesso all'Accademia Filarmonica di Bologna, uno dei più prestigiosi istituti musicali d'Europa. Questo riconoscimento sancì ufficialmente il suo status di artista di primo piano nella vita musicale del tempo e confermò una fama ormai diffusa in tutta la penisola.

La sfida con il trombettista

Il pubblico del Settecento era affascinato dalle prove di virtuosismo estremo e spesso organizzava vere e proprie sfide tra musicisti. Una delle più celebri riguarda proprio Farinelli. A Roma il giovane cantante si trovò a competere con un celebre trombettista tedesco sulla tenuta di una nota altissima. I due musicisti iniziarono una sorta di duello sonoro: prima ognuno sostenne la propria nota per dimostrare la forza dei polmoni, poi eseguirono insieme un lungo crescendo e un trillo mantenuto a distanza di terza. Il pubblico seguiva la gara con crescente tensione. Alla fine il trombettista, ormai sfinito, fu costretto ad arrendersi, mentre Farinelli riuscì a prolungare il suono ancora per qualche istante. L'episodio contribuì enormemente alla sua fama e trasformò il giovane cantante in una vera leggenda del virtuosismo barocco.

Il trionfo londinese

Nel 1734 Carlo Broschi si trasferì a Londra, dove entrò a far parte dell'Opera della Nobiltà, compagnia teatrale che si esibiva al Lincoln's Inn Fields. La compagnia era diretta da Nicola Porpora e vedeva tra i suoi interpreti principali anche Francesco Bernardi, detto il Senesino. In quegli anni Londra era teatro di una celebre rivalità tra due fazioni musicali: da una parte l'opera diretta da Georg Friedrich Händel, sostenuta dal re Giorgio II, dall'altra l'impresa rivale sostenuta dal principe di Galles e dalla nobiltà inglese.

Farinelli debuttò nella capitale inglese nell'opera Artaserse, gran parte della cui musica era stata composta dal fratello Riccardo Broschi. Il successo fu immediato e straordinario. Il principe di Galles e l'intera corte lo accolsero con entusiasmo, e la sua fama raggiunse livelli eccezionali. Nei tre anni trascorsi in Inghilterra guadagnò oltre cinquemila sterline, una somma enorme per l'epoca. Nonostante il suo contributo e il fervore del pubblico, tuttavia, la compagnia dell'Opera della Nobiltà non riuscì a prevalere definitivamente nella competizione con Händel.

Il lungo soggiorno alla corte di Spagna

Nel 1737, stanco delle rivalità e delle tensioni del mondo teatrale londinese, Farinelli accettò l'invito della regina Elisabetta Farnese e si recò in Spagna. Durante il viaggio si fermò anche in Francia, dove ebbe l'onore di cantare davanti a Luigi XV. La regina di Spagna lo aveva chiamato alla corte di Madrid con uno scopo preciso: il re Filippo V soffriva infatti di profonde crisi di malinconia e di nevrastenia, aveva abbandonato gli affari di Stato e viveva isolato dalla vita pubblica.

Secondo la tradizione, la prima esibizione del cantante ebbe un effetto sorprendente sul sovrano. La voce di Farinelli riuscì a commuovere profondamente Filippo V, che chiese di ascoltarlo ogni sera. La "cura" musicale consisteva nel cantare sempre le stesse otto o nove arie, tra cui Pallido il sole dall'Artaserse di Johann Adolf Hasse. Progressivamente il cantante veniva fatto avvicinare sempre di più alla stanza del re, fino a esibirsi dietro la porta delle sue stanze. Secondo il racconto tramandato, Filippo V ricominciò gradualmente a interessarsi alla vita quotidiana, arrivando perfino a uscire dalla stanza, lavarsi e farsi radere.

Il sovrano, riconoscente, impose a Farinelli di restare alla corte di Spagna con uno stipendio di duemila ducati annui, a condizione però che non cantasse più in pubblico.

L'influenza alla corte di Madrid

Alla corte spagnola Farinelli assunse progressivamente un ruolo sempre più importante. Divenuto criado familiar dei sovrani, fu molto influente soprattutto durante il regno di Ferdinando VI, che gli conferì il titolo di cavaliere dell'Ordine di Calatrava, onore solitamente riservato ai membri dell'antica nobiltà.

Durante questo periodo il cantante esercitò una notevole influenza culturale e politica. Si occupò dell'organizzazione degli spettacoli di corte e contribuì allo sviluppo dell'opera italiana a Madrid, persuadendo il re a sostenere stabilmente il teatro musicale. Collaborò inoltre con Domenico Scarlatti, anch'egli residente in Spagna. Le lettere di Farinelli costituiscono ancora oggi una delle principali fonti di informazione sulla vita e sull'attività del grande compositore napoletano.

La sua posizione privilegiata durò fino al 1759, quando salì al trono Carlo III. Il nuovo sovrano, probabilmente diffidente nei confronti dell'influenza esercitata dal cantante sulla corte, decise di allontanarlo dalla Spagna.

I clavicembali chiamati come pittori

Farinelli non era soltanto il più celebre cantante del suo tempo: era anche un raffinato collezionista di strumenti musicali. Nella sua casa possedeva numerosi clavicembali costruiti nei diversi paesi d’Europa e aveva l’abitudine di dare a ciascuno di essi il nome di un grande pittore. Alcuni si chiamavano Tiziano, Raffaello o Correggio. Per lui la musica e la pittura appartenevano allo stesso mondo di armonia e bellezza. Gli ospiti che visitavano la sua villa a Bologna raccontavano con meraviglia di questi strumenti “battezzati” come dei quadri, segno di un artista che vedeva nella musica una forma di pittura sonora.

Il ritiro a Bologna

Allontanato dalla corte spagnola, Farinelli si ritirò a Bologna nella sontuosa villa che aveva fatto costruire in previsione del suo ritiro. Qui condusse una vita relativamente tranquilla, circondato da una ricchissima collezione d'arte e da preziosi strumenti musicali.

La sua fama continuò tuttavia ad attirare visitatori illustri da tutta Europa. Tra coloro che andarono a rendergli omaggio vi furono anche il giovane Wolfgang Amadeus Mozart e l'imperatore Giuseppe II d'Austria. Nonostante gli onori e la ricchezza, gli ultimi anni della sua vita furono segnati da una certa malinconia e da una crescente solitudine.

La morte e la memoria

Farinelli morì il 15 luglio 1782 a Bologna, pochi mesi dopo la scomparsa del suo grande amico Pietro Metastasio. Alla sua morte lasciò una straordinaria collezione di opere d'arte e di strumenti musicali, purtroppo in gran parte dispersa dagli eredi, tra cui anche un prezioso violino costruito da Antonio Stradivari.

Prima di morire, quando gli amici gli suggerirono di scrivere le proprie memorie, rispose con parole semplici che rivelano il suo carattere: disse che gli bastava si sapesse che non aveva avuto pregiudizi contro nessuno e che si ricordasse il suo rammarico di non aver potuto fare tutto il bene che avrebbe desiderato. Fu sepolto a Bologna, nella Certosa cittadina, dove ancora oggi si trova la sua tomba.

Il mistero della voce studiato dal DNA

Per secoli la voce di Farinelli è rimasta una leggenda. Nessuna registrazione può dirci davvero come suonasse quel timbro capace di unire potenza, estensione e agilità straordinarie. Nel 2006 gli studiosi hanno tentato di avvicinarsi a questo mistero con strumenti moderni: furono avviate analisi scientifiche sui resti del cantante conservati a Bologna, nel tentativo di ricavare informazioni genetiche e anatomiche sulla sua voce. Gli esami del DNA e delle ossa permisero di studiare la struttura fisica del celebre castrato e di comprendere meglio come la particolare fisiologia dei cantanti evirati potesse produrre una capacità respiratoria e un’estensione vocale fuori dal comune. Anche a più di due secoli dalla morte, Farinelli continua dunque a essere oggetto di ricerca, come se la scienza moderna cercasse ancora di decifrare il segreto della voce più famosa del Settecento.

Il Bucintoro, galea riccamente decorata, è ormeggiato al molo di fronte a Palazzo Ducale, circondato da una folla di imbarcazioni, in occasione della festa dell'Ascensione.
Il Bucintoro al molo nel giorno dell'Ascensione (1730), Olio su tela di Canaletto (Giovanni Antonio Canal), Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, Torino.
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