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COMPOSERS
Portrait of the Venetian composer Antonio Vivaldi
Portrait attributed to Antonio Vivaldi, 18th-century oil on canvas preserved at the International Museum and Library of Music in Bologna.
Public domain (Commons)

La vita

Formatosi all'alba del gusto arcadico, la sua lunga e celeberrima carriera lo porta a raggiungere la piena maturità in un'epoca di grande ricchezza stilistica, in cui la solidità dell'Arcadia si fonde con la nuova eleganza del Rococò e con lo spirito critico dell'Illuminismo.

Antonio Vivaldi, uno dei massimi geni della musica occidentale, nacque a Venezia in una famiglia dove la musica era già di casa. Suo padre, Giovanni Battista, era un abile violinista della prestigiosa Cappella Marciana, e fu lui a impartire al giovane Antonio le prime lezioni, riconoscendone il talento prodigioso. Fin da bambino, Vivaldi dimostrò una predisposizione eccezionale, tanto da essere in grado di sostituire il padre in orchestra. Parallelamente alla musica, intraprese la carriera ecclesiastica, venendo ordinato sacerdote nel 1703. Tuttavia, a causa di una "strettezza di petto", probabilmente una forma d'asma, fu presto dispensato dal celebrare la messa. Questo non gli impedì di essere per sempre conosciuto con l'appellativo di "Prete Rosso", a causa del colore fiammeggiante dei suoi capelli.

La sua carriera decollò nel 1703, quando fu assunto come maestro di violino presso il Pio Ospedale della Pietà, uno dei quattro grandi orfanotrofi veneziani celebri per l'eccellenza della loro educazione musicale. Qui, Vivaldi trovò un ambiente ideale per la sua creatività: aveva a disposizione un'orchestra e un coro femminili di altissimo livello, per cui poteva comporre e sperimentare liberamente. Per quasi quarant'anni, con varie interruzioni, legò il suo nome a questa istituzione, componendo centinaia di concerti, sonate e brani sacri destinati alle "figlie di coro". La fama delle esecuzioni alla Pietà, dirette da Vivaldi, si diffuse in tutta Europa, attirando viaggiatori e appassionati da ogni dove, desiderosi di ascoltare le "putte" che, come disse il cronista Charles de Brosses, "cantano come angeli e suonano ogni sorta di strumento".

Accanto all'attività alla Pietà, Vivaldi si affermò come uno dei più brillanti e richiesti operisti del suo tempo. A partire dal 1713, divenne anche un abile impresario teatrale, lavorando principalmente per il Teatro Sant'Angelo di Venezia. In circa venticinque anni, compose quasi cinquanta opere, molte delle quali purtroppo perdute, mettendo in scena spettacoli che affascinavano il pubblico per la loro inventiva melodica e la loro forza drammatica. La sua carriera di operista lo portò a viaggiare intensamente, toccando città come Mantova, Roma, Firenze e Praga, e collaborando con i più grandi cantanti dell'epoca, tra cui la sua allieva e protetta, il mezzosoprano Anna Girò.

La sua fama raggiunse l'apice negli anni Venti del Settecento. Le sue raccolte a stampa, pubblicate ad Amsterdam, circolavano in tutta Europa, influenzando profondamente i suoi contemporanei, tra cui Johann Sebastian Bach, che trascrisse e rielaborò numerosi concerti vivaldiani, riconoscendone il genio innovatore. La pubblicazione de Il cimento dell'armonia e dell'inventione nel 1725, contenente i quattro celeberrimi concerti de Le quattro stagioni, lo consacrò come uno dei compositori più celebri e originali del suo tempo. Fu acclamato dalle corti reali di tutta Europa e l'imperatore Carlo VI, suo grande ammiratore, lo invitò a Vienna, conferendogli il titolo di cavaliere.

Tuttavia, gli ultimi anni della sua vita furono segnati da un progressivo declino. I gusti musicali a Venezia stavano cambiando e l'astro di Vivaldi iniziò a offuscarsi. Un aspro conflitto con le autorità ecclesiastiche di Ferrara, che gli impedirono di mettere in scena una sua opera, lo amareggiò profondamente, spingendolo a lasciare definitivamente l'Italia. Nel 1740, si trasferì a Vienna, sperando forse in un incarico presso la corte imperiale. Ma la sorte gli fu avversa: la morte improvvisa del suo protettore, l'imperatore Carlo VI, lo lasciò senza sostegno e senza mezzi. Dimenticato da tutti e in condizioni di povertà, Antonio Vivaldi si spense a Vienna nella notte tra il 27 e il 28 luglio 1741 e fu sepolto in una fossa comune. La sua immensa produzione musicale cadde nell'oblio per quasi due secoli, prima di essere miracolosamente riscoperta nel Novecento e restituita al mondo in tutta la sua luminosa grandezza.

Aneddoto


Il prete all'opera

Si narra che durante la celebrazione della messa, Vivaldi fosse spesso colto da improvvise ispirazioni musicali. Un aneddoto famoso, raccontato dal conte Orloff, vuole che un giorno, proprio mentre si trovava all'altare, gli venne in mente un tema per una fuga. Senza esitazione, lasciò la celebrazione a metà, corse in sacrestia per annotare la musica e solo dopo tornò per concludere la funzione. Questo comportamento, unito alla sua salute precaria, contribuì alla sua dispensa dal celebrare la messa, permettendogli di dedicare anima e corpo alla sua vera vocazione.

Le opere

L'opera di Antonio Vivaldi rappresenta uno dei più vasti e influenti monumenti della musica strumentale. Il suo genio si espresse soprattutto nella forma del concerto, di cui fu un innovatore assoluto, portandolo a un livello di perfezione formale e di ricchezza espressiva che divenne un modello per tutta l'Europa. Il suo catalogo, immenso, conta oltre 500 concerti. Tra questi, spiccano i circa 230 per violino, strumento di cui era un virtuoso ineguagliabile. Le sue raccolte a stampa, come L'estro armonico (Op. 3, 1711) e La stravaganza (Op. 4, 1716), ebbero una diffusione straordinaria e mostrarono al mondo la sua capacità di combinare una struttura formale chiara e solida con un'invenzione melodica inesauribile. Il culmine della sua arte concertistica è rappresentato da Il cimento dell'armonia e dell'inventione (Op. 8, 1725), che contiene i suoi quattro concerti più famosi, Le quattro stagioni, un esempio magistrale di musica descrittiva in cui i suoni della natura vengono tradotti in musica con un realismo e una potenza evocativa senza precedenti.

Vivaldi non si limitò al violino, ma esplorò le potenzialità di quasi tutti gli strumenti allora in uso. Scrisse un numero impressionante di concerti per fagotto (39), violoncello (27), oboe (19) e flauto, oltre a concerti per strumenti meno comuni come la viola d'amore, il mandolino e il liuto. La sua curiosità lo portò a sperimentare ogni tipo di combinazione strumentale, scrivendo decine di concerti per due o più solisti e "concerti ripieni" per orchestra d'archi, vere e proprie sinfonie in miniatura che dimostrano una grande sapienza contrappuntistica. La sua scrittura orchestrale è sempre brillante e caratterizzata da una grande attenzione ai contrasti timbrici e dinamici, un elemento che influenzò profondamente compositori come Johann Sebastian Bach.

Accanto alla produzione strumentale, Vivaldi fu un prolifico e apprezzatissimo compositore di opere liriche. Sebbene molte delle sue quasi cinquanta opere siano andate perdute, i titoli superstiti, come Orlando finto pazzo (1714), L'incoronazione di Dario (1717), Farnace (1727) e L'Olimpiade (1734), rivelano un grande talento drammatico. Le sue opere, caratterizzate da arie di grande impatto melodico e da un forte senso del teatro, erano molto richieste in tutta Italia e all'estero. In questo campo, fu fondamentale la sua collaborazione con alcuni dei più grandi librettisti del tempo, tra cui Apostolo Zeno e Pietro Metastasio, e con il giovane Carlo Goldoni, che riadattò per lui il libretto della Griselda (1735).

Di non minore importanza è la sua produzione di musica sacra, scritta in gran parte per le celebrazioni del Pio Ospedale della Pietà. Anche in questo ambito, Vivaldi portò la sua sensibilità drammatica e il suo stile concertante, creando opere di grande impatto emotivo e di notevole complessità. Tra i suoi capolavori sacri si annoverano il magnifico Gloria in Re maggiore (RV 589), lo struggente Stabat Mater (RV 621) e l'oratorio Juditha triumphans (1716), un'opera monumentale scritta per celebrare una vittoria della Repubblica di Venezia contro i Turchi, in cui tutte le parti, anche quelle maschili, furono affidate alle talentuose "figlie di coro" della Pietà. La sua musica sacra, come quella strumentale, unisce una profonda spiritualità a una scrittura brillante e virtuosistica, rendendola una delle più alte espressioni della musica liturgica del Settecento.

Briciole di storia


Commensale di professione

A Firenze, ai primi del 1700, il Fagiuoli era abbonato ai pranzi dei nobili, che lo invitavano per deliziarsi delle sue risposte frizzanti. Lui arrivava, si sedeva, serviva battute e ottave improvvisate. Il conto lo pagava in spirito, non in fiorini.

Dipinto storico in stile Rococò che raffigura Alessandro Magno mentre osserva con rispetto il corpo del suo nemico sconfitto, il re persiano Dario III.
Alessandro davanti al cadavere di Dario (1708), Olio su tela di Giovanni Antonio Pellegrini, Museum Kunstpalast, Düsseldorf.
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