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COMPOSERS


La vita

La sua intera parabola creativa, dalla formazione alla piena maturità, si svolge coerentemente ed esclusivamente all'interno del periodo del Barocco, di cui è stato un celebre cantante e compositore.

Nato a Spoleto nel 1600, Loreto Vittori fu scoperto dal vescovo Maffeo Barberini, futuro papa Urbano VIII, che lo inviò a Roma nel 1617. Qui studiò con Giovanni Bernardino Nanino e Francesco Soriano, iniziando una carriera che lo portò a cantare a Loreto, nella sua città natale e infine a Roma, dove dal 1622 entrò come cantore nella Cappella Sistina, incarico che mantenne fino alla morte. Fu sepolto nella basilica di Santa Maria sopra Minerva.

Vittori fu anche compositore e poeta. Scrisse melodrammi come La Galatea (1639, rappresentata a Napoli nel 1644 e riscoperta nel 2005), Sant’Irene (1644), La pellegrina costante (1647) e Diana schernita (1644). Compose l’oratorio perduto Sant’Ignazio di Loyola, commedie come La fiera di Palestrina e Le zittelle cantarine, oltre a raccolte di monodie e Dialoghi sacri e morali. Nel 1662 diede alle stampe il poema eroicomico La Troja rapita, ispirato alla Secchia rapita di Alessandro Tassoni, che contiene anche riferimenti autobiografici e al mondo barberiniano romano.

Aneddoto


Un poema tra musica e satira

Nel suo La Troja rapita, Vittori trasformò episodi della vita romana e barberiniana in una satira arguta, unendo ironia poetica e sensibilità musicale.

Le opere

Oltre a essere apprezzato come cantante, Vittori lasciò una produzione compositiva significativa. Le sue opere teatrali spaziano dal melodramma all’opera comica, affiancate da raccolte di monodie e dialoghi morali che riflettono la spiritualità del tempo. Il poema La Troja rapita rappresenta un unicum letterario tra i castrati, mescolando autobiografia e satira in versi di grande vivacità.

Briciole di storia


L'amore eterno portato in un feretro

In Persia, Pietro Della Valle si innamorò e sposò nel 1622 una bellissima donna assira di nome Sitti Maani. Il loro fu un amore profondo, ma tragicamente breve, perché la giovane morì durante il viaggio di ritorno verso l'India. Distrutto dal dolore, Pietro si rifiutò di separarsi da lei, fece imbalsamare il corpo della moglie e, per i successivi quattro anni, continuò i suoi viaggi avventurosi attraverso l'Asia portando sempre con sé il feretro dell'amata. Quando finalmente tornò a Roma nel 1626, celebrò un funerale grandioso, degno d'una regina, seppellendo Sitti Maani nella tomba di famiglia nella basilica di Santa Maria in Aracoeli, compiendo così l'ultimo, struggente atto d'amore.

Scena di genere di influenza caravaggesca che raffigura un concerto bacchico, interpretata anche come un'allegoria dei cinque sensi o delle età dell'uomo.
Concerto bacchico (Allegoria dei sensi) (1625), Olio su tela di Pietro Paolini, Dallas Museum of Art, Dallas.
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