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COMPOSERS


La vita

Formatosi nel pieno del Barocco, la sua carriera matura si svolge nella fase Tardo Barocca, un'epoca di transizione che vede la conclusione dello stile seicentesco e l'emergere dei primi fermenti razionalisti che porteranno alla nascita dell'Arcadia.

Nato a Bologna nel 1632, Giovanni Battista Vitali fu allievo di Maurizio Cazzati. Nel 1658 entrò come strumentista nella cappella musicale della Basilica di San Petronio, dove era indicato come suonatore di “violone da brazzo”. Successivamente assunse l’incarico di maestro di cappella presso la chiesa del Santissimo Rosario e iniziò a distinguersi come autore di oratori, tra cui Agare (1671) e Il Gefte overo Il zelo imprudente (1672).

Dal 1674 si trasferì a Modena, entrando al servizio della corte estense. Qui, dal 1684 fino alla morte nel 1692, fu primo maestro effettivo della cappella ducale. Considerato un virtuoso del violino, seppe unire nelle sue composizioni lo stile contrappuntistico della sonata da chiesa e la libertà melodica della sonata da camera. Introdusse il minuetto nelle suite italiane e la sua musica ebbe influenza notevole su Arcangelo Corelli e Henry Purcell.

Aneddoto


L’introduzione del minuetto

Vitali fu tra i primi a introdurre il minuetto nella suite italiana, segno della sua attenzione ai modelli francesi e della sua capacità di innovare il linguaggio strumentale.

Le opere

La produzione di Vitali comprende quattordici opere a stampa, delle quali dodici dedicate alla musica strumentale e due alla musica sacra. Tra i titoli più noti vi sono le Correnti e balletti da camera, le Suonate a due violini col basso continuo, i Balletti, correnti e capricci per camera, e i complessi Artificii musicali del 1689, raccolta di canoni e invenzioni che mostra il suo ingegno contrappuntistico. Accanto alle sonate e alle suite, compose salmi, inni e oratori, offrendo un catalogo che riflette la varietà e la ricchezza della vita musicale bolognese e modenese del Seicento.

Briciole di storia


La peste che flagellò Napoli

Quando l'eco della Guerra dei Trent'anni si era ormai spento, una nuova e terribile ondata di peste colpì l'Italia nel 1656, questa volta con epicentro nel Sud. La malattia, probabilmente arrivata via mare dalla Sardegna, si abbatté con una violenza inaudita sul Regno di Napoli. La capitale, una delle metropoli più grandi e popolose d'Europa, fu letteralmente messa in ginocchio. Si stima che morì circa metà della sua popolazione, con punte di 1.250 decessi al giorno. L'epidemia fu così devastante da porre fine a un'intera epoca di splendore culturale ed economico per la città. Fu l'ultima, grande pestilenza a colpire la penisola su così vasta scala.