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COMPOSERS


La vita

La sua intera parabola creativa, dalla formazione alla piena maturità, si svolge coerentemente ed esclusivamente all'interno del periodo del Barocco italiano.

Nato a Firenze nel 1590, Filippo Vitali fu sacerdote e musicista. Nel 1631 entrò come cantore nella Cappella Sistina e operò al servizio dei Barberini, una delle famiglie più influenti di Roma. Nel 1645 ottenne il permesso papale di ritirarsi a Firenze con beneficio e pensione, e poco dopo fu nominato maestro di cappella a Santa Maria Maggiore di Bergamo. Dal 1651 fino alla morte guidò la cappella musicale di Santa Maria del Fiore a Firenze, succedendo a Marco da Gagliano.

Come compositore si distinse sia nella musica sacra sia in quella profana. Assimilò la tecnica polifonica tradizionale, ma si fece notare soprattutto per la monodia, che sviluppò nei suoi tre libri di madrigali e nelle numerose raccolte di arie e mottetti. Morì a Firenze nel 1654, lasciando un corpus significativo di musica sacra e teatrale.

Aneddoto


Un fiorentino a Roma

Durante il periodo romano, Vitali si guadagnò la stima dei Barberini, che lo sostennero come cantore e compositore, aprendogli le porte della vita musicale capitolina.

Le opere

La produzione di Vitali è ampia e varia: comprende tre libri di madrigali a cinque voci, raccolte di arie a una, due e tre voci, e opere sacre come inni, salmi e mottetti. Compose inoltre drammi per musica, tra cui L’Aretusa (1620), rappresentato a Roma e considerato un esempio precoce di fusione tra polifonia e recitar cantando, Cocchiata delli accademici rugginosi (1628) a Firenze e Narciso et Ecco immortalati (1642) a Venezia. La sua musica mostra un autore capace di muoversi con disinvoltura tra sacro e profano, contribuendo all’evoluzione del teatro musicale italiano.

Briciole di storia

Paesaggio classico in cui la figura di San Gerolamo in preghiera è immersa in una natura idealizzata e solenne.
Paesaggio con San Gerolamo (1611), Olio su tavola di Domenichino, Kelvingrove Art Gallery and Museum, Glasgow.
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