La vita
La sua intera carriera, dalla formazione alla prematura scomparsa, si colloca interamente nel cuore del periodo Romantico, nel pieno del Risorgimento italiano.
Nato a Torino nel 1821, Angelo Villanis studiò con Luigi Rossi, avviandosi alla carriera di compositore. Si impose dapprima come autore di melodrammi e opere buffe rappresentate nei teatri piemontesi e veneti, mostrando una scrittura elegante e accattivante. Compose anche romanze e brani da camera che incontrarono il favore del pubblico.
Il suo nome rimane legato soprattutto all’opera La vergine di Kent, accolta con grande successo al Teatro Regio di Torino nel 1856. Nel corso della sua carriera scrisse altre opere come I saltimbanchi di Spagna, La spia su libretto di Felice Romani, La regina di Leone, La figlia del proscritto, Alina, Vasconcello e Una notte di festa, collaborando con librettisti di spicco come Romani, Solera e Prati. La sua ultima opera, Bianca degli Albizzi, andò in scena alla Scala nel 1865.
Parallelamente all’attività compositiva, Villanis fu direttore d’orchestra e dal 1856 diresse l’Orchestra Ducale di Parma. Morì ad Asti nel 1865, lasciando un catalogo che rappresenta un’interessante testimonianza dell’opera italiana di metà Ottocento.
Aneddoto
Il successo della Vergine di Kent
Al Teatro Regio di Torino nel 1856, La vergine di Kent fu salutata da lunghi applausi, lanciando definitivamente la carriera di Villanis.Le opere
Villanis dedicò gran parte della sua attività al melodramma, firmando lavori di buon successo come I saltimbanchi di Spagna (Torino, 1849), La spia (Torino, 1850), La regina di Leone (Venezia, 1851), La figlia del proscritto (Torino, 1851), Alina (Torino, 1853), fino a La vergine di Kent (Torino, 1856), il suo titolo più celebre, poi rielaborato come Giuditta di Kent. Seguì con Vasconcello (Venezia, 1858), Una notte di festa (Venezia, 1859, poi Emmanuele Filiberto) e concluse con Bianca degli Albizzi (Milano, 1865). La sua produzione, comprendente anche romanze e musica da camera, mostra un autore legato alla tradizione italiana ma sensibile ai gusti del pubblico contemporaneo.
Briciole di storia
Il "Papa liberale"
Il 16 giugno 1846, dopo la morte del reazionario Gregorio XVI, venne eletto Papa il cardinale Giovanni Maria Mastai Ferretti, che prese il nome di Pio IX. La sua elezione fu una sorpresa e le sue prime mosse suscitarono un'ondata di entusiasmo in tutta Italia. Appena un mese dopo, concesse un'ampia amnistia per i prigionieri politici, un atto che sembrava confermare la sua fama di liberale. Figure come Gioberti, che sognavano un'Italia unita sotto la guida di un papato riformatore, videro in lui l'uomo della Provvidenza, e, per quasi due anni, il grido "Viva Pio IX!" risuonò in tutte le piazze unendo patrioti e fedeli in una speranza di libertà, che naufragò tragicamente con gli eventi del 1848.
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