La vita
La sua intera parabola artistica, dal periodo formativo alla piena maturità, si svolge coerentemente all'interno del primo Settecento, in un contesto in cui la solida struttura dell'Arcadia si fonde con la nuova eleganza del Rococò e le prime idee dell'Illuminismo.
Nato a Venezia intorno al 1700 e forse allievo di Antonio Vivaldi, Giovanni Verocai iniziò la carriera nel 1727 quando fu scritturato da Santo Burigotti per l’orchestra del nuovo Stadttheater di Breslavia. Nel 1728 contribuì con alcune arie al pasticcio Griselda, e l’anno seguente entrò al servizio di Federico Augusto di Sassonia e Polonia a Dresda.
Nel 1731 accompagnò il sovrano in un viaggio a Mosca, dove prese parte all’incoronazione di Anna Ivanovna componendo la Cantata per il giorno dell’incoronazione. In quella circostanza sposò la cantante tedesca Sophie Amalia Kayser ed entrò al servizio della corte di San Pietroburgo, presso la quale rimase fino al 1738. Qui collaborò con Francesco Araja e altri musicisti italiani, esibendosi come violinista e componendo le sue prime sonate.
Trasferitosi a Brunswick, fu nominato kapellmeister e direttore dell’Opera, ruoli che mantenne fino alla morte avvenuta nel 1745. Nonostante ciò, le sue opere continuarono a essere rappresentate fino al 1747, segno della loro popolarità. Verocai intrecciò rapporti anche con la corte del Württemberg, come testimonia un documento del 1745 relativo a pagamenti ricevuti da Giuseppe Antonio Brescianello.
Aneddoto
Un violinista cosmopolita
Durante il soggiorno a Mosca, Verocai seppe stupire la corte russa con una cantata eseguita in parte in lingua russa, un gesto di apertura raro per un compositore italiano dell’epoca.Le opere
Verocai compose dodici sonate per violino e basso continuo pubblicate a San Pietroburgo e un Labirinto musicale per due violini e basso continuo, edito a Lipsia. La sua fama è legata soprattutto alle opere serie allestite a Brunswick, tra cui Venceslao, Penelope, Demofoonte, Zenobia und Radamistus, Cato, Hissifile, La forza dell’amore e dell’odio, Sesostri, Die getreue Emirena, Il Ciro riconosciuto, Achille in Sciro, Apollo fra i pastori e Temistocle in bando, rappresentate tra il 1739 e il 1747. Questa produzione, oggi quasi del tutto perduta, documenta la sua centralità nella vita teatrale di Brunswick e il suo legame con i libretti metastasiani.
Briciole di storia
I vizi degli italiani
In pieno Settecento, Pietro Calepio scrisse una Lettera sui costumi italiani che fu tradotta in francese e pubblicata nel 1728 sulla prestigiosa Bibliothèque Italique. In questo testo, che divenne molto noto, Calepio non si limitava a descrivere l'Italia in generale, ma denunciava con chiarezza e sincerità diversi vizi della società italiana. Tra le sue critiche più aspre vi fu il mal funzionamento degli istituti scolastici e, in particolare, l'ozio in cui viveva la maggior parte della nobiltà, ritenuto causa della sua dissolutezza. Denunciò anche la scarsa considerazione data al ruolo femminile.
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