La vita
Formatosi all'alba del gusto arcadico, la sua prestigiosa carriera lo porta a raggiungere la piena maturità in un'epoca di grande ricchezza stilistica, in cui la solidità dell'Arcadia si fonde con la nuova eleganza del Rococò.
Nato a Napoli nel 1683, Giovanni Veneziano fu figlio del compositore Gaetano. Si formò sotto la guida del padre, all’epoca primo maestro del Conservatorio di Santa Maria di Loreto, e nel 1704 divenne secondo organista e compositore alla Cappella Reale. Con l’invasione austriaca del 1707 perse l’incarico, ma venne reintegrato dopo il ritorno dei Borbone nel 1735.
Nel frattempo, dal 1711, iniziò la carriera teatrale con Lo mbroglio de li nomme al Teatro dei Fiorentini, cui seguirono altre commedie in dialetto come Patrò Tonno d’Isca e Lo Pippo. Nel 1716 divenne secondo maestro al Conservatorio di Loreto, mantenendo la carica fino alla morte nel 1742. Ebbe numerosi allievi, tra cui Nicola Bonifacio Logroscino e Davide Perez, e fu tra i primi a dare forma all’opera buffa napoletana.
Aneddoto
Un pioniere dell’opera buffa
Veneziano fu considerato dai suoi contemporanei un autore fuori dall’ordinario, poiché si dedicò con convinzione alla nuova forma dell’opera buffa napoletana.Le opere
Alla produzione teatrale appartengono Lo mbroglio de li nomme, rappresentato nel 1711 ai Fiorentini, seguito da Patrò Tonno d’Isca nel 1714 e da Lo Pippo nel 1715. Compose inoltre l’opera sacra Giuseppe Giusto, eseguita a Napoli nel 1733, e il Componimento per musica sopra il felice arrivo in Macerata dell’ill.mo monsignore Ignazio Stelluti, presentato nel 1736. Queste opere, tra sacro e profano, ne documentano la versatilità e la capacità di interpretare i gusti del suo tempo.
Briciole di storia
I vizi degli italiani
In pieno Settecento, Pietro Calepio scrisse una Lettera sui costumi italiani che fu tradotta in francese e pubblicata nel 1728 sulla prestigiosa Bibliothèque Italique. In questo testo, che divenne molto noto, Calepio non si limitava a descrivere l'Italia in generale, ma denunciava con chiarezza e sincerità diversi vizi della società italiana. Tra le sue critiche più aspre vi fu il mal funzionamento degli istituti scolastici e, in particolare, l'ozio in cui viveva la maggior parte della nobiltà, ritenuto causa della sua dissolutezza. Denunciò anche la scarsa considerazione data al ruolo femminile.
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