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COMPOSERS


La vita

Formatosi all'inizio del periodo dell'Arcadia, la sua lunga carriera di celebre violoncellista lo porta a raggiungere la piena maturità in un'epoca di grande ricchezza stilistica, in cui la solidità arcadica si fonde con l'eleganza del Rococò e con le nuove idee dell'Illuminismo.

Nato a Bologna intorno al 1690, Antonio Vandini si formò come violoncellista e compositore. La sua prima attività nota risale al 1721, quando fu nominato primo violoncellista alla Basilica di Sant’Antonio di Padova, dopo essere stato attivo a Bergamo e a Venezia presso l’Ospedale della Pietà, dove lavorava anche Antonio Vivaldi.

Tra il 1722 e il 1726 si trasferì a Praga, dove partecipò alle celebrazioni per l’incoronazione di Carlo VI e lavorò con Giuseppe Tartini al servizio del conte Kinsky. Tornato a Padova, fu reintegrato nel ruolo di primo violoncello e vi rimase per circa cinquant’anni, suonando spesso con Tartini in accademie, celebrazioni e cerimonie religiose. Dopo la morte della moglie, nel 1769 ospitò Tartini nella sua casa fino al 1770, anno del suo ritiro. Morì a Bologna nel 1778.

Aneddoto


Il violoncello che parlava

Secondo il viaggiatore Charles Burney, Vandini teneva l’archetto “alla vecchia maniera” e sapeva far parlare lo strumento con un’espressività che incantava gli ascoltatori.

Le opere

Della produzione di Vandini restano poche composizioni, ma significative: sei sonate per violoncello e basso continuo e un concerto in re maggiore per violoncello. Questi lavori, influenzati dallo stile di Tartini, rivelano un gusto melodico e una scrittura tecnica che testimoniano la grande abilità del musicista bolognese.

Briciole di storia


I vizi degli italiani

In pieno Settecento, Pietro Calepio scrisse una Lettera sui costumi italiani che fu tradotta in francese e pubblicata nel 1728 sulla prestigiosa Bibliothèque Italique. In questo testo, che divenne molto noto, Calepio non si limitava a descrivere l'Italia in generale, ma denunciava con chiarezza e sincerità diversi vizi della società italiana. Tra le sue critiche più aspre vi fu il mal funzionamento degli istituti scolastici e, in particolare, l'ozio in cui viveva la maggior parte della nobiltà, ritenuto causa della sua dissolutezza. Denunciò anche la scarsa considerazione data al ruolo femminile.

Quest'opera raffigura una giovane donna sorridente, che è personificazione della Musica, e tiene in mano un tamburello decorato con fiori e frutta. Il dipinto è un magnifico esempio dello stile Rococò, caratterizzato da una grazia delicata e dalla tavolozza di colori tenui e luminosi.
L'Allegoria della Musica (1710), Olio su tela di Rosalba Carriera , Bayerisches Nationalmuseum di Monaco di Baviera.
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