La vita
Formatosi nel pieno dell'Arcadia, la sua lunga e prestigiosa carriera di teorico e compositore lo porta a raggiungere la piena maturità in un'epoca di grande ricchezza stilistica, in cui la solidità arcadica si fonde con l'eleganza del Rococò e con le nuove idee dell'Illuminismo.
Nato a Vercelli nel 1697, Francesco Antonio Vallotti entrò giovanissimo nell’Ordine francescano, ricevendo una solida formazione teologica e musicale. Dopo gli studi a Vercelli e a Novara, si trasferì a Padova, dove nel 1722 divenne organista e poi maestro di cappella alla Basilica del Santo, incarico che mantenne fino alla morte.
Parallelamente all’attività di compositore e direttore, si dedicò con grande impegno alla teoria musicale. Elaborò un sistema di accordatura noto come “temperamento Vallotti”, che si diffuse ampiamente in Europa nel XVIII secolo e fu apprezzato per l’equilibrio tra purezza e praticità nell’intonazione.
Morì a Padova nel 1780, dopo una vita spesa al servizio della musica e della Chiesa.
Aneddoto
Il temperamento Vallotti
Il sistema di accordatura da lui ideato fu adottato in molte cappelle e teatri d’Europa, diventando un riferimento per musicisti e teorici del Settecento.Le opere
La sua produzione musicale, vastissima, comprende messe, mottetti e salmi eseguiti regolarmente al Santo di Padova. Le sue partiture mostrano un equilibrio tra rigore contrappuntistico e chiarezza espressiva, riflettendo lo stesso spirito che guidò le sue ricerche teoriche. I suoi lavori continuarono a circolare anche dopo la morte, a conferma dell’autorevolezza che Vallotti seppe conquistare.
Briciole di storia
I vizi degli italiani
In pieno Settecento, Pietro Calepio scrisse una Lettera sui costumi italiani che fu tradotta in francese e pubblicata nel 1728 sulla prestigiosa Bibliothèque Italique. In questo testo, che divenne molto noto, Calepio non si limitava a descrivere l'Italia in generale, ma denunciava con chiarezza e sincerità diversi vizi della società italiana. Tra le sue critiche più aspre vi fu il mal funzionamento degli istituti scolastici e, in particolare, l'ozio in cui viveva la maggior parte della nobiltà, ritenuto causa della sua dissolutezza. Denunciò anche la scarsa considerazione data al ruolo femminile.
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