La vita
Formatosi all'alba del gusto arcadico, la sua lunga e prolifica carriera lo porta a raggiungere la piena maturità in un'epoca di grande ricchezza stilistica, in cui la solidità dell'Arcadia si fonde con la nuova eleganza del Rococò e con lo spirito critico dell'Illuminismo.
Nato a Firenze nel 1681, Giuseppe Valentini si trasferì giovanissimo a Roma, dove già a undici anni risultava membro della Congregazione dei Musici di Santa Cecilia. Le sue prime opere strumentali risalgono al 1701, con le Sinfonie a tre, seguite dalle Bizzarrie per camera e da altre raccolte che riscossero grande fortuna. Nel 1705 compose tre oratori, tra cui La superbia punita in Absalone, Sant’Alessio e Santa Caterina da Siena, che confermarono la sua reputazione di autore versatile.
Fu attivo come violinista in diverse chiese romane, tra cui San Luigi dei Francesi e San Giacomo degli Spagnoli, e dal 1720 fu nominato maestro di cappella a San Giovanni dei Fiorentini. Ebbe anche incarichi a Santa Maria Maddalena e nella Cappella Paolina di Santa Maria Maggiore. Oltre alla musica sacra, compose opere strumentali di grande diffusione, pubblicate da editori internazionali come Roger e Le Cène. La sua notorietà si estese anche fuori dall’Italia, con esecuzioni e ristampe in varie capitali europee. Morì a Roma nel 1753.
Aneddoto
Un rivale di Corelli
Francesco Geminiani raccontò che Arcangelo Corelli rimase amareggiato nel vedere il pubblico romano preferire, a inizio Settecento, le composizioni e le esecuzioni di Valentini, più fresche e vicine al gusto del tempo.Le opere
Valentini pubblicò numerose raccolte di musica da camera, tra cui le Fantasie musicali, le Idee per camera, le Villeggiature armoniche e gli Allettamenti per camera. Si dedicò anche al genere del concerto grosso con l’opera VII, oltre a cantate spirituali e oratori commissionati da istituzioni romane come il Collegio Nazareno. Scrisse inoltre due opere teatrali, La finta rapita e Costanza in amore, rappresentate a Cisterna. La sua produzione fu ristampata più volte ad Amsterdam, Parigi e Londra, garantendogli fama internazionale.
Briciole di storia
I vizi degli italiani
In pieno Settecento, Pietro Calepio scrisse una Lettera sui costumi italiani che fu tradotta in francese e pubblicata nel 1728 sulla prestigiosa Bibliothèque Italique. In questo testo, che divenne molto noto, Calepio non si limitava a descrivere l'Italia in generale, ma denunciava con chiarezza e sincerità diversi vizi della società italiana. Tra le sue critiche più aspre vi fu il mal funzionamento degli istituti scolastici e, in particolare, l'ozio in cui viveva la maggior parte della nobiltà, ritenuto causa della sua dissolutezza. Denunciò anche la scarsa considerazione data al ruolo femminile.
Pubblico dominio (Google Art Project)