La vita
La sua intera parabola creativa, dalla formazione alla piena maturità, si svolge coerentemente ed esclusivamente all'interno del periodo del Barocco italiano.
Giovanni Battista Trabattone nacque a Ivrea intorno al 1600. Probabilmente era parente di Egidio e Bartolomeo Trabattone, entrambi organisti e maestri di cappella al Duomo di Varese. La sua carriera si svolse principalmente a Torino, dove nel 1632 fu nominato maestro di cappella del Duomo e in seguito musico di camera di S.A.R., incarico che mantenne fino alla morte.
Fu attivo anche presso la corte sabauda, distinguendosi per la qualità delle sue composizioni liturgiche. La sua attività contribuì a rafforzare il prestigio musicale del Piemonte nella seconda metà del Seicento.
Si conservano tre suoi mottetti, inclusi nei Sacri concerti di Giovanni Carisio (Venezia, 1664), oltre a un inno manoscritto a quattro voci, Deus tuorum militum. Queste opere testimoniano una scrittura sobria e devota, pienamente integrata nello stile sacro dell’epoca.
Morì a Torino nel 1682, lasciando la sua eredità nella vita musicale piemontese.
Aneddoto
Musicista di corte
Nel novembre 1633 fu nominato “musico di camera di S.A.R.”, incarico che mantenne per tutta la vita, segno della fiducia riposta in lui dalla corte sabauda.Le opere
Tra le composizioni di Trabattone figurano i mottetti pubblicati nei Sacri concerti di Giovanni Carisio (1664) e l’inno manoscritto Deus tuorum militum. Sebbene non resti una produzione ampia, queste pagine rivelano una sensibilità devota e un linguaggio musicale chiaro ed espressivo.
Briciole di storia
L'amore eterno portato in un feretro
In Persia, Pietro Della Valle si innamorò e sposò nel 1622 una bellissima donna assira di nome Sitti Maani. Il loro fu un amore profondo, ma tragicamente breve, perché la giovane morì durante il viaggio di ritorno verso l'India. Distrutto dal dolore, Pietro si rifiutò di separarsi da lei, fece imbalsamare il corpo della moglie e, per i successivi quattro anni, continuò i suoi viaggi avventurosi attraverso l'Asia portando sempre con sé il feretro dell'amata. Quando finalmente tornò a Roma nel 1626, celebrò un funerale grandioso, degno d'una regina, seppellendo Sitti Maani nella tomba di famiglia nella basilica di Santa Maria in Aracoeli, compiendo così l'ultimo, struggente atto d'amore.
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