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COMPOSERS


La vita

Formatosi all'alba del gusto arcadico, la sua lunga e prolifica carriera lo porta a raggiungere la piena maturità in un'epoca di grande ricchezza stilistica, in cui la solidità dell'Arcadia si fonde con la nuova eleganza del Rococò e con lo spirito critico dell'Illuminismo.

Antonio Tonelli nacque a Carpi il 19 agosto 1686. Studiò a Bologna, dedicandosi all’organo, alla viola d’amore e soprattutto al violoncello, strumento di cui divenne virtuoso. Si distinse anche come cantante e ballerino. Dopo un primo incarico come organista e maestro di cappella all’Accademia del Santissimo Rosario a Finale Emilia, nel 1730 fu nominato maestro di cappella del Duomo di Carpi.

Nel 1737 lasciò la città natale per intraprendere un’intensa attività concertistica, che lo portò a dirigere anche ad Alassio. Tornato a Carpi nel 1755, vi rimase fino alla morte come maestro di cappella, guidando la vita musicale locale e formando giovani musicisti. La sua figura è ricordata anche grazie all’intitolazione dell’Istituto Musicale “Antonio Tonelli” di Carpi, divenuto poi Conservatorio “O. Vecchi – A. Tonelli”.

Aneddoto


Un istituto a suo nome

A Carpi, la memoria di Tonelli è viva: il locale istituto musicale porta il suo nome e perpetua la sua eredità didattica e creativa.

Le opere

Tra le sue opere figurano la cantata (1724), l’oratorio Il Trionfo dell’Umiltà di San Filippo Neri, vari intermezzi musicali e le opere L’enigma disciolto (Reggio Emilia, 1723) e Lucio Vero (Bologna, 1731). Compose inoltre una Sonata in sol per violino, violoncello e basso continuo. Le sue partiture, tra sacro e profano, mostrano equilibrio tra tradizione e innovazione, rivelando una personalità versatile.

Briciole di storia


I vizi degli italiani

In pieno Settecento, Pietro Calepio scrisse una Lettera sui costumi italiani che fu tradotta in francese e pubblicata nel 1728 sulla prestigiosa Bibliothèque Italique. In questo testo, che divenne molto noto, Calepio non si limitava a descrivere l'Italia in generale, ma denunciava con chiarezza e sincerità diversi vizi della società italiana. Tra le sue critiche più aspre vi fu il mal funzionamento degli istituti scolastici e, in particolare, l'ozio in cui viveva la maggior parte della nobiltà, ritenuto causa della sua dissolutezza. Denunciò anche la scarsa considerazione data al ruolo femminile.

Questa natura morta del periodo fiorentino di Cristoforo Munari unisce, con superba abilità, strumenti musicali, frutti e un prezioso tappeto. L'artista costruisce una scena di grande impatto visivo, nella quale il realismo quasi tattile degli oggetti e l'uso sapiente della luce creano un'atmosfera opulenta e al tempo stesso malinconica.
Natura morta con strumenti musicali e frutta (1707), Olio su tela di Cristoforo Munari, Galleria Palatina (Palazzo Pitti), Firenze.
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